Vittime e assassini allo stesso funerale

Applausi

Applausi,

mentre sento un improvviso tepore,

deve esserci il sole,

mi sbattono scendendo le scale,

poi chiudono le porte del furgone.

Ho udito un vescovo parlare accorato

d’inutili morti, che siano di monito,

di giovani vite spezzate,

di unirci al dolore dei parenti,

ma io non voglio starci,

io ero solo nella mia utilitaria,

io non correvo,

tornavo a casa dopo il lavoro,

nessuno mi aspettava,

io non correvo,

e al mio fianco avevo i miei assassini,

già era successo nel frigo,

io non volevo essere lì,

così ho sentito le omelie per loro,

come fossero mie,

così ci hanno portato fuori insieme,

uniti da questo applauso,

che ha ribattuto i chiodi

con cui mi hanno chiuso in questa cassa,

la cremazione

mi libererà dei miei assassini.

Milano 28 febbraio 2007

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Una Risposta

  1. Quando ho letto queste righe sono rimasta di pietra. E quasi esattamente quello che è successo a mio padre, lui stava lavorando lungo l’autostrada.Condividere il dolore con gli assassini è stato come ucciderlo una seconda volta.Come hai fatto a cogliere così lo straniamento e la rabbia?E successo anche a te?

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