Dedicata a Giuseppe Englaro

L’uomo in silenzio piange, ma senza singulti,

come… un amante che accetti la partenza

del suo grande amore, armato di pazienza,

come una madre che veda la figlia in sposa

ad un nemico e già sa che non la rivedrà,

No, non come loro, a lui più pesa il cuore,

ha sulle spalle diciott’anni di tormenti,

tanto ha tardato a dare a quella figlia pace.

Ora si chiede se meglio sarebbe stato,

fare come fan tutti, pensare solo a lei,

ma, conoscendo la sua figlia la rispetta,

così fa come se lei vedesse, non fugge,

non si nasconde, affronta, a viso aperto,

l’orda degli ipocriti che, viscida e vile,

urla, tra un boccone e l’altro, il suo disprezzo.

Piange, quell’uomo il suo dolore e il suo coraggio,

quanto tardò il riposo a quel povero corpo,

se solo avesse fatto un’altra scelta, che so:

forse l’Olanda, ma forse anche la Svizzera,

senz’andar lontano, avrebbe dato requie

a quel corpo martoriato, senza riposo,

ma lo sorregge il ricordo di quella figlia,

di come era “una forza della natura”.

Ma l’Italia, che si commuove e dimentica,

che s’indigna e s’infiamma, quella che chiacchiera,

è quella che non conosce la vera pietà,

è proprio quella che ora dovrebbe tacere.

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