Una mattina al CPS

Sono entrata ansiosa e tesa,

ho traversato la sala giochi,

(anche i bimbi van di testa)

a lungo, in sala, ho atteso,

ho cercato di incrociare

gli occhi degli addetti,

che volgevano la testa,

mi sono fatta davanti all’ufficio,

mi hanno invitata a sedere,

passata l’ora dell’appuntamento

la sedia cominciava a bruciare,

mi prese forte lo scoramento,

non ero nessuno, non ero niente.

Volevo un aiuto, sentivo il pianto,

dentro, profondo, cercare un varco,

infine sono stata rimproverata:

Avrei dovuto prima farmi avanti!

Perché venivo? Cosa mi aspettavo?

Mi sentivo indifesa, inadeguata,

ma se volevano me ne sarei andata,

mi scusavo, avevano certo da fare.

Casi certo più gravi giravano,

con calze colorate e due cappotti,

occhi bistrati e spupiti sopra labbra smarginate,

chiedendo sigarette,

voci che avevano chiesto aiuto forse come me,

prima di me.

Una mattina al CPS, fuori la neve.

Milano 7 Maggio 2009

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