Kamikaze esploso in auto

Durante una coda lungo l’autostrada del sole in provincia di Crotone, è esplosa un’auto, dalle prime risultanze degli esperti, pare che si trattasse di un tentativo di attentato ad un noto campeggio nudista, presso cui il kamikaze, che aveva mangiato per otto giorni solo fagioli, aveva prenotato un bungalow in muratura onde fare il più danni possibile.
L’esplosione pare si sia verificata a causa dei ritardi nel viaggio non preventivati e a causa delle foderine sintetiche dei sedili dell’auto, che hanno dato luogo ad una scintilla proprio durante il movimento di riassestamento su entrambe le natiche dopo un’emissione di gas effettuata dal soggetto per allentare la tensione intestinale.
nessun altro ferito, ma il viadotto su cui viaggiava il kamikaze è stato chiuso per accertamenti.

La seduta spiritica

S’era oramai al terzo tentativo

e Giuseppe Garibaldi non ne voleva sapere

di parlare, né di battere colpi;

il politico che aveva voluto la seduta,

esegeta dell’italico nizzardo,

spazientito lo chiamò per nome,

irritato poi disse: – Peppino?-,

infine, allo stremo: – Pinoo-

esclamò languidamente.

Alfin: – Che c’è?- Disse una voce

ed egli, a me ammiccando si riprese:

– Giuseppe, dimmi, che fai?-

-Son qui, dove non credevo-

-C’è un paradiso dunque?-

chiese sorpreso il politico di rango

– O, dimmi, sei nel limbo?

Che no, nel purgatorio non ci puoi stare!-

-Il luogo è ameno, ma senza lussi,

sol ci si annoia un poco…-

-Su, dimmi, che fate?-

-Solo si chiacchiera

e non si può far nulla

e vi si vede errare.-

-Ah, ci vedete…

e dimmi che pensi di quel che fo al governo?-

-Beh, certo rifare il concordato…-

-No certo, a fronte a te mi devo vergognare,

ma sai ne ho ben più di mille che a seguirmi stanno,

ma non uno di cui potersi poi fidare…-

-Oh, certo noi si era di meno,

che, tolti gli infiltrati e poi le spie,

a cento non s’era mai arrivati,

altro che mille!-

-Ma come! I Mille! I MILLE!

E poi eravate cento!

Ma ancor di più foste valenti!

Se l’esercito borbonico metteste sull’attenti!-

-Ma di che parli coglione!

Son qui che devo vedere tutti i giorni il mio assassino,

con quella faccia da pagnotta fresca,

che cerca pure di attaccar bottone,

scappo un momento in terra e chi ti trovo:

codesto Benedetto che si millanta laico governante

e invece in nuce non sarà che un latitante.-

-Deh, ma chi sei?-

-Il Pino angelico volante,

son l’occasion perduta che aveste di nettarvi la coscienza…-

-Ma, ti conosco? Oh, che famoso sei?-

-Mi ricorda una lapide,

di fronte a quella banca…

Pure, la fama io non l’ho mai cercata,

lei mi trovò, purtroppo.-

Toc, toc, bussò qualcuno e poi si avvicinò:

-Dobbiamo andare, l’hanno venduta,

quel piccoletto, quello con tanti denti.

Andiamo l’Africa ci aspetta.

Il resto è cronaca,

un poco rosa e un poco nera.

Milano 12 Dicembre 2008

La due giorni dello stress

Da un paio di settimane un vecchio amico, ora in carrozzina per la sclerosi multipla, mi ha chiesto di accompagnare lui e la sua fidanzata, che non ha patente, in Val di Funes, dove trascorreranno un paio di settimane, l’andata era prevista per mercoledì 29 luglio. La notte precedente, all’una e mezza, mi sveglia un dolore tra il petto e la scapola sinistra, il mio innato ottimismo mi fa subito escludere l’infarto, ma, cercando una posizione confortevole, arrivano le quattro, alle sei e mezzo, mentre faccio colazione mi accorgo che un herpes attenta al fascino del mio labbro inferiore, alle sette esco di casa e vado a prendere la sua fidanzata, alle otto siamo dal mio amico. Mentre io scarico i suoi bagagli dalla mia auto, la fidanzata sale a prendere le chiavi del box, dove ci aspetta l’auto della sorella del mio amico che è più grande della mia e permette di caricare la carrozzina. Così faccio lo scambio delle auto e, dopo avere sistemato i bagagli, mentre il mio amico commenta come “macchinosa” quella partenza, partiamo per la Val di Funes dove arriviamo alle tredici. Dopo pranzo, anche a causa dell’herpes, dormo tre ore filate, faccio appena in tempo a lavarmi la faccia che è già ora di andare a tavola, la sera si mangia alle sette, come in ospedale; alle dieci e mezzo, complici due bottiglie di chardonnay che ci siamo scolati a tavola, crollo di nuovo. La mattina dopo alle nove riparto e arrivo a Milano verso la una, sto per andare a scambiare le auto, quando mi rendo conto della situazione paradossale in cui mi trovo, le mie chiavi del suo box sono a casa mia e le mie chiavi di casa, per non girare con peso “inutile” le ho lasciate nella mia auto, nel suo box. Aspettando di trovare una soluzione vado all’IKEA a prendere un po’ di fresco e intanto faccio qualche telefonata, non è molto fresco e quando finalmente trovo una soluzione e voglio uscire in fretta, per andare a prendere le chiavi di riserva di casa mia da mia sorella, maledico tutti gli svedesi che hanno progettato quel labirinto. Alle 15 e 15 mi trovo, diretto a Milano, sulla via Lorenteggio quando, a un semaforo verde, la macchina davanti a me improvvisamente frena e senza che sappia come e perché la tampono, quella, una Mercedes classe A, a sua volta tampona una Toyota RAV e questa a sua volta tocca una Alfa Romeo 147. Sul momento sembra che nessuno si sia fatto niente, solo una bambina che si è spaventata nella Mercedes piange in braccio alla nonna, passa un’ambulanza che, vedendo piangere una bimba, a fianco di macchine ferme per incidente, si ferma a sua volta, in seconda fila, in una strada a di traffico intenso, dopo qualche minuto arrivano i vigili di Corsico e la nonna e il conducente della Toyota cominciano a dare segni di dolenzia: chi al fianco e chi al collo, i vigili chiedono se l’ambulanza li può portare al pronto soccorso, ma loro dicono che bisogna chiamare il 118, perché soltanto loro possono decidere chi può intervenire, così arriva una seconda ambulanza che porta via gli infortunati. Mentre la bimba, indenne, viene portata a casa dal padre, accorso nel frattempo. Allora i vigili , che avevano ritirato i documenti di tutti gli automobilisti e delle auto coinvolte, procedono a fotografare i danni e a stendere i verbali in un furgone “ufficio”, la nonna della Mercedes torna dal pronto soccorso, e le testimonianze sue, del conducente dell’Alfa Romeo e mia ci accompagnano fino alle 17.25, quando, con una multa per mancato rispetto della distanza di sicurezza, vengo cortesemente congedato. Per fortuna la Skoda si muove senza problemi e così, dopo altre tre mezze traversate della città (prendere le chiavi di casa mia da mia sorella, prendere a casa mia le chiavi del box del mio amico, andare a casa sua per scambiare le auto e ritorno a casa) riesco ad arrivare al mio divano da dove comincio a fare relazioni telefoniche dei danni al mio amico, a sua sorella e al marito della sorella, sono stati tutti molto cortesi e comprensivi, più preoccupati della mia incolumità e di altri eventuali feriti che non dei danni, ma nel caso sia sfuggito: la temperatura di quel giorno a Milano era di circa 34 gradi con alta umidità relativa.

Val di Funes

Da un paio di settimane un vecchio amico, ora in carrozzina per la sclerosi multipla, mi ha chiesto di accompagnare lui e la sua fidanzata, che non ha patente, in Val di Funes, dove trascorreranno un paio di settimane, l’andata era prevista per mercoledì 29 luglio. La notte precedente, all’una e mezza, mi sveglia un dolore tra il petto e la scapola sinistra, il mio innato ottimismo mi fa subito escludere l’infarto, ma, cercando una posizione confortevole, arrivano le quattro, alle sei e mezzo, mentre faccio colazione mi accorgo che un herpes attenta al fascino del mio labbro inferiore, alle sette esco di casa e vado a prendere la sua fidanzata, alle otto siamo dal mio amico.

Mentre io scarico i suoi bagagli dalla mia auto, la fidanzata sale a prendere le chiavi del box, dove ci aspetta l’auto della sorella del mio amico che è più grande della mia e permette di caricare la carrozzina.

Così faccio lo scambio delle auto e, dopo avere sistemato i bagagli, mentre il mio amico commenta come “macchinosa” quella partenza, partiamo per la Val di Funes dove arriviamo alle tredici.

Dopo pranzo, anche a causa dell’herpes, dormo tre ore filate e la sera alle dieci e mezzo crollo di nuovo.

La mattina dopo alle nove riparto e arrivo a Milano verso la una, sto per andare a scambiare le auto, quando mi rendo conto della situazione paradossale in cui mi trovo, le mie chiavi del suo box sono a casa mia e le mie chiavi di casa, per non girare con peso “inutile” le ho lasciate nella mia auto, nel suo box. Aspettando di trovare una soluzione vado all’IKEA a prendere un po’ di fresco e intanto faccio qualche telefonata, non è molto fresco e quando finalmente trovo una soluzione e voglio uscire in fretta, per andare a prendere le chiavi di riserva di casa mia da mia sorella, maledico tutti gli svedesi che hanno progettato quel labirinto.

Alle 15 e 15 mi trovo, diretto a Milano, sulla via Lorenteggio quando, a un semaforo verde, la macchina davanti a me improvvisamente frena e senza che sappia come e perché la tampono, quella, una Mercedes classe A, a sua volta tampona una Toyota RAV e questa a sua volta tocca una Alfa Romeo 147.

Sul momento sembra che nessuno si sia fatto niente, solo una bambina che si è spaventata nella Mercedes piange in braccio alla nonna, passa un’ambulanza che, vedendo piangere una bimba, a fianco di macchine ferme per incidente, si ferma a sua volta, in seconda fila, in una strada a di traffico intenso, dopo qualche minuto arrivano i vigili di Corsico e la nonna e il conducente della Toyota cominciano a dare segni di dolenzia: chi al fianco e chi al collo, i vigili chiedono se l’ambulanza li può portare al pronto soccorso, ma loro dicono che bisogna chiamare il 118, perché soltanto loro possono decidere chi può intervenire, così arriva una seconda ambulanza che porta via gli infortunati. Mentre la bimba, indenne, viene portata a casa dal padre, accorso nel frattempo.

Allora i vigili , che avevano ritirato i documenti di tutti gli automobilisti e delle auto coinvolte, procedono a fotografare i danni e a stendere i verbali in un furgone “ufficio”, la nonna della Mercedes torna dal pronto soccorso, e le testimonianze sue, del conducente dell’Alfa Romeo e mia ci accompagnano fino alle 17.25, quando, con una multa per mancato rispetto della distanza di sicurezza, vengo cortesemente congedato.

Per fortuna la Skoda si muove senza problemi e così, dopo altre tre mezze traversate della città (prendere le chiavi di casa mia da mia sorella, prendere a casa mia le chiavi del box del mio amico, andare a casa sua per scambiare le auto e ritorno a casa) riesco ad arrivare al mio divano da dove comincio a fare relazioni telefoniche dei danni al mio amico, a sua sorella e al marito della sorella, sono stati tutti molto cortesi e comprensivi, più preoccupati della mia incolumità e di altri eventuali feriti che non dei danni, ma nel caso sia sfuggito: la temperatura di quel giorno a Milano era di circa 34 gradi con alta umidità relativa.