Er pannicello verde

Squasi t’ho vvisto,
ajeri, stavi sur Gianicolo,
pensoso,
nun pensavi davero,
eri pensoso ebbasta,
mo’ pari sturbato,
sto verde sur pannicello non t’aggrada,
che ‘te devo dì, io te capisco,
er doppiopetto e la panzetta,
cor verde ner taschino non c’azzecca,
er doppiomento e la faccia de furetto,
tutto per non pare na checca,
ma fatte scosto, làssali sta’,
lassa che se fàcino de lampade,
lassa che sembrino de coccio,
de coccio come’r pitale,
nonno lo teneva affianco ar letto,
così la notte drentro ce pisciava,
cor fazzoletto poi se r’asciugava,
a me che je chiedevo:
A che te serve sto fazzoletto verde?
Lui serio: Er rubbinetto perde!
Così se ‘r verde non taggrada
pensa che, forse, a quarchedduno serve!

Bernardo d’Aleppo

Milano 5 Aprile 2010

Ero a Smolensk ho visto tutto

Ero a Smolensk ho visto tutto…
Io sono un poco, poco, polacca,
ma sono anche un poco italiana,
sverno ed estivo di qua e di là,
ero felice, quel giorno, contenta
volavo leggera, volavo lontano,
pesante, la neve, copriva il piano,
il piano immenso, su cui la nebbia
poggiava densa.
Io sono un’oca,
ma ho visto tutto,
io sono un’oca,
non sono scema,
ho visto l’angelo vendicatore,
forte afferrare quel trimotore,
piegarlo lesto verso quel ramo,
guidato dal gesto imperioso,
possente, di una gran mano
che, dal supremo cielo, lontano,
in un istante tutto decise.
Che fosse forse d’un dio romano,
quella gran mano onnipotente,
non potrei dirlo senza incertezza,
certo è calata come una scure,
sulla politica e sulla monnezza.
Sarà un avviso o solo un caso?
Nessuno ancora può aver certezza,
di quanto Giove o chi per lui,
si sia impegnato per la bellezza
della giustizia, dell’onestà.
Forse un diluvio sommergerà
pur tutta quanta l’umanità,
ladri furbi e ladri cretini,
potenti laidi e porcellini,
leccapiedi lesti e pugnaci,
giornalisti vili e mendaci,
avvocati e procuratori,
lestofanti e corruttori,
tutti quei che non han visto,
non volevano vedere,
preti, vescovi, prelati,
papi, giudici e relati.
Non rimarranno che uccelli marini
per definire i nuovi confini,
quando le terre si asciugheranno,
del bene e del male, del bello e del brutto,
un mondo di oche, gabbiani e pinguini.

Milano 11 Aprile 2010

De la Napoleonica

Zò, sora el mar
Svola un cocal.
No, xe una busta,
La bora la frusta.
La sali e la scendi,
Col mar se confondi,
Con schiuma de onde,
Che intorno fa ronde.
La sali, la svola,
Nuvola nova,
Desmentega i mari,
In zielo la sali,
L’apari e scompari.
Lontan, più lontani.

Traduzione in italiano:

Giù sul mare
Vola un gabbiano.
No, è una busta,
Che la bora frusta.
Sale e scende
Col mar si confonde,
Con la schiuma delle onde,
Che intorno fanno ronde.
Nuvola nuova,
Dimentica i mari
In cielo sale,
Appare e scompare.
Lontano, più lontano.

Milano 21 Marzo 2010

Le lune del nostro amore

Scrivono, amore,
scrivono gli anni,
in lettere minute,
sui nostri visi,
i ricordi dei pianti,
le tracce dei sorrisi,
quelle dei sonni inquieti.
Sono trame sottili,
sono rughe diffuse,
dove cede la trama
combattono le creme
battaglie globali.
Poi d’incanto un orgasmo
mostra l’adolescente,
nel momento del chiasmo
dei nostri godimenti,
prima che la gravità
vinca su quegli istanti,
mostrando la nostra età,
presunta dalle lune,
dai pianeti, distanti.

Milano 14 Aprile 2010

Azienda Ospedaliera San Paolo Milano

Quando ci si rivolge a qualcuno con il lei e costui/costei ci risponde, senza avercene chiesto licenza con il tu, c’è qualche altra possibilità oltre alla supponenza, alla maleducazione?
Ho insegnato circa venticinque anni nei licei d’Italia dando del lei ai miei studenti e ora trovo una dottoressa di una trentina d’anni, la metà dei miei, che mi chiama “Tesoro” (“aihmé fuor dall’alcova”, se può essere scorretta lei posso esserlo anch’io, o no?), nei corridoi dell’Ospedale San Paolo che si fregia del motto: “Curare e insegnare a curare”.
Che dire? L’Ospedale diede cattiva prova di sé riguardo alla prima parte del suo motto: “CURARE”, visto che dopo avermi fatto venire un trombo al braccio durante una donazione, mi ha chiesto di pagare il ticket per fare l’ecodoppler, ma anche il modo in cui ha scelto e formato i suoi collaboratori (INSEGNARE A CURARE) mi sembra lasci alquanto a desiderare se non si rispetta “in primis” il paziente come persona.