Le gocce

Io goccia d’un’onda,

in balìa del vento

io, spuma, e schizzi,

io, aria divento,

restare volevo

negli abissi quieti,

silenti, oscuri,

abbandonati,

quindi sicuri.

Io venni trascinata,

a riveder le stelle,

dall’àncora incurante,

con rami di corallo

e con silicee spugne,

io fui tra lor morenti,

così caddi sul ponte,

di lì nella sentina,

ove sostai, pensosa,

quanto non so,

mi parve assai,

ora son spuma

e non mi fermo mai,

alla mercé del vento,

tal sono e mi sento.

Così dicea la goccia

della schiuma di mare,

frizzando le sue bolle,

serena, ma non doma,

alla macchia oleosa

in cui specchiava

l’arcobaleno assente.

Io pure, disse il petrolio,

di lontano vengo,

tra i sargassi rinacqui

a questo cielo terso,

in me porto il ricordo

di un mondo assai diverso,

ne fui esiliato a lungo,

nell’Ade oscuro e caldo

restavo, rassegnato,

a rispettar, tacendo,

i ritmi del pianeta,

che sfarina il granito,

che digerisce il tempo,

ma venne un ascesso,

una suppurazione,

e venni espulso in mare.

Ora mi spando bene,

copro la spuma bianca,

ne faccio schiuma densa,

del color del letame,

che giunta sulla sponda

segna il confin letale.

Oppur resto, silente,

a fare specchio a un cielo

sempre più spopolato

di sterne e di gabbiani,

di svassi e cormorani,

di folaghe e di aironi,

di martin pescatori,

di falchi e di gruccioni,

pivieri e pivieresse,

chiurli e porciglioni,

se tacciono loro

devo parlare io?

Milano 27 Maggio 2010

Doors to doors o l’antifrasi.

Una speranza per l’opposizione ci viene da PORTA A PORTA?

Così Vespa si è discoverto:

1) ha invitato Battaglia a dare voce ai nuclearisti, il quale ha fatto la semplice equazione le centrali nucleari producono il 6% di energia primaria, quindi risparmiano il 6% di CO2, evidentemente considera = a zero la produzione di CO2 dovuta all’estrazione del minerale di uranio, alla sua purificazione e trasporto, così come quella che si produce nella costruzione delle centrali stesse, dalla produzione del cemento a quella dell’acciaio necessari, del pari = a zero quella che si produce nello scavare e approntare i siti di stoccaggio,

2) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che lo smog è un corroborante, ha sostenuto che i limiti di PM10 a 50 ppm sono inutili, che dovremmo portare i limiti a 150 altrimenti saremo sempre “fuori legge”, (interessante tesi teleologica?) [forse si tratta di una tesi di eugenetica, così facendo selezioneremmo generazioni di umani resistenti allo smog, o che sia un seguace di Lisenko?]

3) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che il riscaldamento globale sia una montatura di Al Gore, su questo, bisogna dire che il programma si è speso anche con un servizio del quale si può solo dire che se non si è trattato di servizio umoristico allora era un esempio evidente di antifrasi , anche in questa veste il professore in questione ha fornito argomentazioni così evidentemente parziali e contradditorie da esaltare le argomentazioni contrarie,

da tutto ciò si coglie che evidentemente Vespa crede prossima una caduta del governo attuale e si candida a succedere a sé stesso con il prossimo governo. AHINOI!

Sull’intervista alla signora Gelmini, ministro della repubblica, sulla sua recente maternità.

Molte polemiche sono state fatte sulla scelta delle parole e sui contenuti delle risposte della signora Gelmini.

Come spesso accade nelle interviste le posizioni non sono chiarite, ma dire “stare a casa in congedo dopo il parto è un privilegio”, mi sembra che non smentisca in nulla il fatto che in Italia sia (o meglio dovrebbe essere) un diritto.

In tante parti del mondo questo diritto le donne non l’hanno, da questo punto di vista è un privilegio.

In altri tempi anche in Italia le donne non l’avevano, da questo punto di vista è un privilegio.

Chi lavora in nero non può esercitare questo diritto, anche da questo punto di vista può essere considerato un privilegio di chi ha un lavoro “in bianco”.

Che poi la Gelmini volesse fare la “pittima” nel senso che lei “poveretta” non può usufruirne in quanto a un politico che manchi dalla scena “fanno le scarpe” è quello che mi auguro per l’Italia.

La signora Gelmini accenna anche al fatto che “bisogna accettare di fare sacrifici”, peccato che a fare i sacrifici debbano essere sempre certi gruppi sociali (non sembra più sia opportuno parlare di classi sociali) il liberismo propugnato dal partito del ministro (forse sarebbe più proprio parlare di capitalismo di rapina) che vuole la manodopera muoversi verso i settori economici e geografici più profittevoli, dopo avere smantellato la grande famiglia contadina di un tempo, (patriarcale o matriarcale che fosse) con l’emigrazione ha attaccato anche quella nucleare, costringendo a lunghi viaggi pendolari le/i lavoratrici/ori, aumentando i ritmi di lavoro e il ricorso agli straordinari, diminuendo quindi qualità e quantità del tempo dedicabile alla famiglia costringendo nei fatti a delegare l’educazione dei figli alla televisione. Invece della scampagnata del primo Maggio si passa la giornata al centro commerciale, aperto per la bisogna.

Di quali sacrifici parla Ministro?

Quando i raccolti andavano male, nelle società agropastorali europee e non solo, si uccideva il re, secondo metodologie diverse ma riconducibili a un medesimo significato, le elezioni “democratiche”, con la tanto millantata alternanza ( e lo spoil sistem), dovrebbero avere il medesimo senso di allontanare dal potere, se non di cancellare, una classe dirigente che non ha dato buona prova di sé, l’allungamento della durata della vita e il condizionamento dei media sulla pubblica opinione hanno gravemente mutilato l’efficacia del sistema a ciò sembra che solo il terrorismo cerchi di dare una risposta. Che sia davvero il solo modo di cambiare una classe dirigente corrotta e inefficiente? Sarebbe triste dover rispondere di sì.

Hotel Terra di Gallura, Budoni

Un simpatico piccolo hotel con 4 stelle a Budoni, ultimo paese sulla costa verso Sud in provincia di Olbia Tempio, un tempo era il primo a Nord in provincia di Nuoro.
L’hotel è arredato con semplicità e quel gusto vagamente provenzale che da qualche anno si è diffuso in Sardegna, dando origine a degli equivoci sulle capacità degli imbianchini e dei decoratori, visto che è caratterizzato non più solo dal dare sfumature sui bordi delle pareti, come se fossero stinti dal tempo, ma addirittura nel tinteggiare le case con colori vivaci, a chiazze, come se la casa fosse stata tinteggiata in più riprese, da persone diverse che, a spanne, cercassero di riprendere la tinta, ma senza convinzione. Nel caso dell’hotel in questione la cosa è per fortuna limitata alla vecchia moda dello scolorimento.
Nell’hotel si può fare colazione in una bella veranda esposta a Ovest, le brioches sono buone e fresche, c’è una certa varietà di frutta, fresca e cotta, e di biscotti e una semplice torta casalinga, yogurt e cereali, nonché qualche fetta di prosciutto e formaggio, la caffetteria è espressa, ma attenzione! è necessaria una certa attenzione nel muoversi, infatti i tavolini sono imbanditi con tovaglie vittoriane che toccano terra abbondantemente, non è difficile impigliarvi i piedi e rovesciarsi addosso il tutto. Inutile che cominciate a ridere a me non è successo, anche se ci è mancato poco.
Purtroppo non mi risultano camere con balconi, esiste però una piccola veranda con qualche poltrona davanti all’atrio, che è molto spazioso, ma abbastanza inutile, in quanto manca di qualunque cosa possa invitare a fermarcisi, ad es. libri o riviste o cartine della zona, nulla che possa indurre alla socializzazione, un enorme televisore è posto a 1,5 metri da due poltrone lungo un corridoio.
I televisori nelle camere sono di dimensioni ragionevoli e posti in posizione comoda, il bagno della mia camera aveva la finestra ed era spazioso a sufficienza.
La spiaggia è raggiungibile con una passeggiata di 15 minuti che usciti in poco dal paese attraversa una zona acquitrinosa che ospita cavalieri d’Italia, garzette, cormorani e altri uccelli acquatici, si traversa poi una stretta pineta e una striscia di dune sabbiose prima di giungere al mare, i mesi della primavera Aprile e Maggio sono quelli in cui si può godere al meglio del rigoglio della vegetazione, dei profumi e dei colori delle diverse fioriture.
L’hotel è convenzionato con un ristorante dei dintorni che pratica uno sconto, scorrendo il menù abbiamo letto: spaghetti di Gragnano con le arselle, quindi li abbiamo ordinati. Purtroppo, forse a causa di una festa nel salone interno, al cuoco è scappata la cottura, così, nonostante un delicatissimo lonzino con soncino e pecorino fresco, non ci siamo più tornati, anche perchè abbiamo scoperto dove andavano a mangiare gli indigeni: in un ristorante che non si curava neppure di accendere l’insegna, ma era comunque sempre frequentato, ” Su Gustu”, trovatevelo se volete.