Sull’intervista alla signora Gelmini, ministro della repubblica, sulla sua recente maternità.

Molte polemiche sono state fatte sulla scelta delle parole e sui contenuti delle risposte della signora Gelmini.

Come spesso accade nelle interviste le posizioni non sono chiarite, ma dire “stare a casa in congedo dopo il parto è un privilegio”, mi sembra che non smentisca in nulla il fatto che in Italia sia (o meglio dovrebbe essere) un diritto.

In tante parti del mondo questo diritto le donne non l’hanno, da questo punto di vista è un privilegio.

In altri tempi anche in Italia le donne non l’avevano, da questo punto di vista è un privilegio.

Chi lavora in nero non può esercitare questo diritto, anche da questo punto di vista può essere considerato un privilegio di chi ha un lavoro “in bianco”.

Che poi la Gelmini volesse fare la “pittima” nel senso che lei “poveretta” non può usufruirne in quanto a un politico che manchi dalla scena “fanno le scarpe” è quello che mi auguro per l’Italia.

La signora Gelmini accenna anche al fatto che “bisogna accettare di fare sacrifici”, peccato che a fare i sacrifici debbano essere sempre certi gruppi sociali (non sembra più sia opportuno parlare di classi sociali) il liberismo propugnato dal partito del ministro (forse sarebbe più proprio parlare di capitalismo di rapina) che vuole la manodopera muoversi verso i settori economici e geografici più profittevoli, dopo avere smantellato la grande famiglia contadina di un tempo, (patriarcale o matriarcale che fosse) con l’emigrazione ha attaccato anche quella nucleare, costringendo a lunghi viaggi pendolari le/i lavoratrici/ori, aumentando i ritmi di lavoro e il ricorso agli straordinari, diminuendo quindi qualità e quantità del tempo dedicabile alla famiglia costringendo nei fatti a delegare l’educazione dei figli alla televisione. Invece della scampagnata del primo Maggio si passa la giornata al centro commerciale, aperto per la bisogna.

Di quali sacrifici parla Ministro?

Quando i raccolti andavano male, nelle società agropastorali europee e non solo, si uccideva il re, secondo metodologie diverse ma riconducibili a un medesimo significato, le elezioni “democratiche”, con la tanto millantata alternanza ( e lo spoil sistem), dovrebbero avere il medesimo senso di allontanare dal potere, se non di cancellare, una classe dirigente che non ha dato buona prova di sé, l’allungamento della durata della vita e il condizionamento dei media sulla pubblica opinione hanno gravemente mutilato l’efficacia del sistema a ciò sembra che solo il terrorismo cerchi di dare una risposta. Che sia davvero il solo modo di cambiare una classe dirigente corrotta e inefficiente? Sarebbe triste dover rispondere di sì.

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