Medici di famiglia – Medicinali omeopatici per la fecondità

Medici di famiglia

C’era una volta un tempo, lontano, in cui, quando una persona stava male , si metteva a letto si misurava la febbre e,  se l’aveva, telefonava al medico e quello andava a visitarlo a casa…

Per dare la misura di come il mondo cambi in poco tempo a volte racconto ai miei nipotini, di come si riordinava la casa e si preparava l’asciugamano pulito, di come la mamma ci facesse nascondere sotto le coperte, mentre arieggiava la camera da letto in attesa del “dottore”, ma non mi credono!

Eppure era proprio così! Posso testimoniarlo: un tempo si pensava che con la febbre si dovesse stare al caldo sotto le coperte e non andare nella sala d’aspetto di un dottore a scambiarsi virus e batteri come oggi.

Ma, forse, fa tutto parte di un piano, si cerca di formare generazioni più resistenti, forse c’è dietro un disegno di eugenetica si cerca di selezionare giovani resistenti alle malattie o forse dietro a tutto questo c’è il tentativo di diminuire la spesa per le pensioni, diminuendo i pensionati, ma allora perché vaccinarli? O forse è in corso un ardito esperimento, si cerca di far combattere i virus tra loro nel corpo d’inconsapevoli pazienti.

Medicinali omeopatici per la fecondità
A proposito d’influenza, in questo strano inverno, il primo dopo la “suina”,  mi capita di ridere da solo ogni volta che sento, alla radio, la pubblicità di una ditta farmaceutica omeopatica francese alla radio, il suo presidente,  in persona, dice che la sua è un’azienda familiare da 4 generazioni, poi afferma che sono in quattromila nel mondo. Ciumbia! Scopano come conigli!

Poi, sempre il fecondo presidente, afferma che i suoi farmaci li possono prendere tutti, perché non hanno controindicazioni, evidentemente hanno studiato bene il messaggio per il loro target di clienti, che depressione! Accorgersi, in questo modo, che l’imbecillità della media della popolazione sia sancita così platealmente, addirittura nella pubblicità, e nessuno ci faccia caso. Il pane non possono mangiarlo tutti, ci sono i diabetici, i celiaci, gli allergici vari, in ogni tipo di biscotti è presente l’avviso che nello stabilimento vengono trattati sesamo e frutta secca, se nel minestrone surgelato ci sono le fave, sono segnalate e via di questo passo, solo i medicinali omeopatici non possono far male a nessuno, ci sarà un motivo?

Qualcuno suppone che sia perché non contengono niente, (infatti l’omeopatia si basa proprio sul principio che tanto maggiore sia la diluizione tanto maggiore sia l’effetto) tenendo presente che nessuno di noi beve acqua distillata e che comunque anche con quella non si sarebbe sicuri di non ingerire qualche atomo o qualche molecola delle sostanze più diverse, ci si potrebbe chiedere a che scopo pagare come un farmaco dell’acqua con tracce inquantificabili di sostanze vegetali o minerali, tra l’altro le stesse sostanze che, in dosi massicce, provocherebbero sintomi simili a quelli che il paziente accusa (anche questo è uno dei principi dell’omeopatia), ma tant’è nessun ragionamento potrebbe mai scalfire una vera fede.

Idroscalo (o Idropark?) di Milano 15 Dicembre 2010

Passeggiata all’Idroscalo con la “galaverna” (= brina in milanese e non solo).

Rifiuti lungo le sponde Sud

Sarebbe così difficile raccogliere questi rifiuti che il vento si incarica di convogliare lungo le sponde Sud del bacino?

altri rifiuti e boe disperse

Altri rifiuti.

Gli stessi cartelli obsoleti diventano rifiuti, se abbandonati a sé stessi.

Ma ecco i soliti cormorani (o marangoni?) che vengono a svernare all’Idroscalo.

Sventolavano le ali per asciugare le penne, ora sono più tranquilli, chissà se pensano di essere su uno scoglio invece che sul trampolino dello sci nautico?

Ma passiamo dal bosco chissà di non vedere qualche pettirosso.

Invece mi imbatto in una operazione di polizia con i cani, che cerchino droga? Cadaveri? Il senno di una classe politica o di un popolo intero?

Accidenti un black block! Ma allora è vero, sono dappertutto! Stanno fabbricando la nebbia per mettere in crisi l’economia Padana!

Ah, no stanno facendo un film! Per addormentare le coscienze e svegliare le paure? Chissà.

Meglio tornare sul lago.

Ma perbacco, era così difficile mettere la recinzione tutta alla stessa altezza? Tra l’altro avevano il livello del lago per regolarsi. Sta andando tutta in malora.

Qui è addirittura scomparsa!

Ma forse la recinzione che saliva e scendeva era una trovata di un architetto per dare movimento al parco.

Così da 2 anni e mezzo all’Idroscalo non si può nuotare, ricordo che lo proibirono dopo un’estate in cui morirono tre o quattro persone, ma se sulle sigarette si contentano di scrivere che fanno venire il cancro, perchè proibire il nuoto in acque libere ai milanesi e consentirgli invece di fumare? Ricordo con infinito piacere le nuotate di tre ore con cui me lo facevo avanti e indietro d’estate, nuotate che è difficile fare al mare, infestate come sono da motoscafi e moto d’acqua, e windsurf e quegli accidenti che ti piombano in testa dal cielo col le tavole, attaccati a una specie di paracadute.

E no! Il nuoto libero e non competitivo non aumenta il PIL, hanno messo anche questo accidenti di impianto per lo sci nautico che occupa un bel pezzo del lago, per fare sport bisogna pagare altrimenti non è sport, o sei CONI o non esisti, ma ci sono tanti spacciatori per strada e nelle piazze, perchè bisogna rivolgersi al CONI?

Hanno paura! Paura che i giovani si accorgano che possono fare sport solo per il piacere di farlo, senza competizione, senza gare, senza vincitori e vinti, ci avete mai pensato? Qualunque gara ha decine o centinaia di competitori e un solo vincente, si tratta di abituare i giovani a perdere, altro che sport educativo, serve ad abituarli al fatto che sia normale perdere, come avverrà nella vita, di fronte al raccomandato di turno anziché al pupillo del medico sportivo della federazione.

E invece qui si potrebbe, volendo, fare il bagno, se ci fossero i bagnini, ma il cartello precedente non diceva “divieto assoluto di balneazione nell’intero bacino”?  Chissà?

Ma ecco qualcosa di veramente in tema, buon solstizio d’inverno a tutti!

Ho quasi finito il giro, quando vedo nell’acqua, a pochi centimetri da terra una specie di cartone  avvolto su se stesso, mi avvicino e, con le mani intirizzite lo tiro in secca, con fatica, dev’essere alto un metro e mezzo e lungo almeno cinque o sei metri e sembra in pvc telato, di quelli che, se aspettiamo che si degradi da solo, dobbiamo passare il testimone ai nipoti. certo che non è volato in acqua da solo, come avrebbe potuto  avvoltolarsi?

Ma è possibile che chi svolge iniziative all’Idroscalo poi non si porti via quello che ci ha portato? Cosa fa la polizia provinciale? Di lei ignoravo l’esistenza fino a che non ne ho visto l’auto girare intorno all’Idroscalo, a qualcosa sarà pure deputata! Scusate ho sbagliato verbo, non volevo insultare nessuno, volevo dire: avrà pure qualche compito, o no?

A ecco c’è stata una sfilata di cani, forse fa servizio d’ordine in queste occasioni, chissà quando è stata; oggi è Mercoledì, probabilmente domenica scorsa, un cartello ssarà stato staccato dal vento e sarà sfuggito agli organizzatori.

Ma altri sono ancora attaccati anche questo risalirà a domanica scorsa.

Ah erano contemporanei sfilata canina e mercatino.

Pare proprio che gli organizzatori di eventi all’Idroscalo abbiano una grande fiducia nella velocità di degrado della carta, se non si curano di togliere i loro cartelli, chissà se anche quelli che hanno lasciato lo striscione di pvc hanno fatto ragionamenti analoghi?

Basta, la passeggiata è finita e con questo freddo mi scappa una pipì..

Ecco i cessi, giusto in tempo:

Ma per le pari opportunità:

Mi sa che devo correre a casa!

Saluti alla Provincia di Milano.

Duracell o Mollacell?


Ecco la foto di una pila Duracell che mi ha rovinato una macchina fotografica, si vede bene la scadenza: Marzo 2013. Non ho voglia di fare una causa alla Duracell, ma mi sembra utile dire a tutti che non importa di che marca siano le pile, meglio estrarle e controllarle tutte le settimane e toglierle se non si usa l’attrezzo per più di qualche giorno, naturalmente è meglio conservarle in un contenitore di plastica per evitare che rovinino mobili o cassetti.

Camminando per lavorare a km zero

Noi camminatori, pedoni o pedanti, che li si voglia chiamare, siamo l’ultima “non ruota” del carro, fuori dalle città le strade non hanno assolutamente più banchine calpestabili, invase come sono da rovi e immondizia, nei centri storici “pedonali” ad es. a Milano le bici dei frettolosi ti saettano intorno, a volte scampanellando, più spesso con un inquietante fruscio tecnologico, anni fa mio padre fu ridotto in mutande da un ciclista, sul marciapiede, che impigliò il suo freno in una tasca dei suoi pantaloni stracciandoglieli, dovemmo rinunciare a pranzare fuori e tornammo a casa.

Io sono un ciclista occasionale e non nascondo che circolo sui marciapiedi, con calma e dando sempre la precedenza ai pedoni, mi rendo conto che sono un ospite, che in caso di scontro io ho del ferro con cui ferirlo, lui non ha che un armatura di panno e soltanto d’inverno, chi circola in bicicletta in città perché ha fretta dovrebbe almeno astenersi dal transitare sui marciapiedi e contromano sulle strade.

Certo, circolare in bicicletta è meritorio dal punto di vista ambientale, ma questo non concede dei bonus da spendere stressando i pedoni, nè la quantità di stress e di frustrazioni, che i ciclisti accumulano a causa dei mezzi a motore e della scadente manutenzione delle strade (tombini infossati e buche profonde) li autorizza a rivalersi sui pedanti.

Viva le scarpe e viva i piedi.

Si parla tanto di prodotti, alimentari, e non a chilometri zero, ma ci sono molte misure che la politica potrebbe prendere in diversi campi per contribuire anche a sviluppare il lavoro a km zero, ad es. diminuire o addirittura annullare la tassazione sulla compravendita di immobili per avvicinarsi al posto di lavoro, o diminuire le tasse sugli affitti per chi affitta a studenti di università vicine, al contrario si potrebbero aumentare le tasse per le aziende che allontanano la sede di lavoro dal bacino lavorativo cui fanno rifermento.

Il flusso di mezzi che intasano le tangenziali dei centri urbani nei due sensi, conducendo al Nord a lavorare chi vive al Sud e viceversa o tra l’Est e Ovest è in massima parte un costo enorme e inutile per la collettività, non solo in costi diretti di manutenzione stradale e di aumento di tempi di percorrenza anche per i mezzi commerciali, industriali e di soccorso, ma indirettamente in termini di danno alla salute e di costi connessi a causa dell’inquinamento e degli incidenti, ma anche in termini di aumentati costi di assistenza ai bambini e agli anziani a causa degli aumento dei “tempi di lavoro lordo” (considerando in essi tutto il tempo trascorso fuori di casa oltre che per lavorare anche per andare e tornare dal lavoro), solo politici e d economisti miopi, possono non vedere l’enorme guadagno che potrebbe avere la collettività da misure concrete a favore del “lavoro a km zero”, anche se dovessero, queste misure, consistere in sostanziose riduzioni dell’introito fiscale a breve termine, a lungo termine si tratterebbe di un miglioramento della qualità della vita, sia in termini fisici che psichici dei cittadini, di un aiuto concreto alle famiglie e alla loro coesione, indirettamente tutto ciò potrebbe portare a un notevole risparmio di spesa per lo stato e gli enti locali quindi a migliorare il bilancio nel complesso nonostante la diminuzione dell’introito fiscale,

Infezione della base dell’unghia.

Dopo avere provato diverse terapie, locali e sistemiche, per debellare una infezione tra l’articolazione della falangetta e la base dell’unghia del dito medio, che mi sono trascinato per circa due anni tra miglioramenti e recidive,  metto a vostra disposizione la terapia risolutiva, confermata dalla mancanza di recidive da oltre sei mesi e dalla ricrescita quasi normale dell’unghia deturpata dall’infezione.

Applicazione per 4 notti di Aureomicina impastata con peperoncino piccante (capsicum) in polvere finissima con cerotto o bendaggio occlusivo, poi per due notti aggiungere al tutto un fettina di peperoncino verde fresco, in questo caso tenere il bendaggio fino a che si senta che il bruciore diventi doloroso di solito qualche ora (la cosa comunque è variabile, variando il contenuto dei vari principi attivi nei diversi peperoncini, varia il tempo) indi togliere la fettina di peperoncino e lasciare la sola aureomicina e il peperoncino in polvere, proseguire così per altri 4 giorni come all’inizio.

Questa metodica mi ha permesso di ottenere un risultato durevole come non ero riuscito mai precedentemente  nei 23 mesi con la sola aureomicina o con la neomicina o con entrambe alternate giorno-notte, così pure con il solo peperoncino in polvere con olio, neppure tenendo il bendaggio medicato 24 ore al giorno, ogni volta avevo risoluzioni di breve durata e in capo a uno o due mesi avevo delle riacutizzazioni, il medesimo risultato lo ottenni con un antibiotico per bocca prescittomi dal medico di base, in capo a due mesi ero sempre da capo, ho aspettato questa volta sei mesi a cantare vittoria, proprio perché ero oramai incredulo di fronte ai miglioramenti.

Non sono un medico né un farmacologo, metto soltanto a disposizione di tutti la mia esperienza, chi vuole ne tragga le conseguenze.

N.B. Non possiedo in toto o in quota nessuna coltivazione di peperoncino, né azioni o interessenze in società farmaceutiche o comunque coinvolte nella produzione, commercializzazione o distribuzione di farmaci.