Camminando per lavorare a km zero

Noi camminatori, pedoni o pedanti, che li si voglia chiamare, siamo l’ultima “non ruota” del carro, fuori dalle città le strade non hanno assolutamente più banchine calpestabili, invase come sono da rovi e immondizia, nei centri storici “pedonali” ad es. a Milano le bici dei frettolosi ti saettano intorno, a volte scampanellando, più spesso con un inquietante fruscio tecnologico, anni fa mio padre fu ridotto in mutande da un ciclista, sul marciapiede, che impigliò il suo freno in una tasca dei suoi pantaloni stracciandoglieli, dovemmo rinunciare a pranzare fuori e tornammo a casa.

Io sono un ciclista occasionale e non nascondo che circolo sui marciapiedi, con calma e dando sempre la precedenza ai pedoni, mi rendo conto che sono un ospite, che in caso di scontro io ho del ferro con cui ferirlo, lui non ha che un armatura di panno e soltanto d’inverno, chi circola in bicicletta in città perché ha fretta dovrebbe almeno astenersi dal transitare sui marciapiedi e contromano sulle strade.

Certo, circolare in bicicletta è meritorio dal punto di vista ambientale, ma questo non concede dei bonus da spendere stressando i pedoni, nè la quantità di stress e di frustrazioni, che i ciclisti accumulano a causa dei mezzi a motore e della scadente manutenzione delle strade (tombini infossati e buche profonde) li autorizza a rivalersi sui pedanti.

Viva le scarpe e viva i piedi.

Si parla tanto di prodotti, alimentari, e non a chilometri zero, ma ci sono molte misure che la politica potrebbe prendere in diversi campi per contribuire anche a sviluppare il lavoro a km zero, ad es. diminuire o addirittura annullare la tassazione sulla compravendita di immobili per avvicinarsi al posto di lavoro, o diminuire le tasse sugli affitti per chi affitta a studenti di università vicine, al contrario si potrebbero aumentare le tasse per le aziende che allontanano la sede di lavoro dal bacino lavorativo cui fanno rifermento.

Il flusso di mezzi che intasano le tangenziali dei centri urbani nei due sensi, conducendo al Nord a lavorare chi vive al Sud e viceversa o tra l’Est e Ovest è in massima parte un costo enorme e inutile per la collettività, non solo in costi diretti di manutenzione stradale e di aumento di tempi di percorrenza anche per i mezzi commerciali, industriali e di soccorso, ma indirettamente in termini di danno alla salute e di costi connessi a causa dell’inquinamento e degli incidenti, ma anche in termini di aumentati costi di assistenza ai bambini e agli anziani a causa degli aumento dei “tempi di lavoro lordo” (considerando in essi tutto il tempo trascorso fuori di casa oltre che per lavorare anche per andare e tornare dal lavoro), solo politici e d economisti miopi, possono non vedere l’enorme guadagno che potrebbe avere la collettività da misure concrete a favore del “lavoro a km zero”, anche se dovessero, queste misure, consistere in sostanziose riduzioni dell’introito fiscale a breve termine, a lungo termine si tratterebbe di un miglioramento della qualità della vita, sia in termini fisici che psichici dei cittadini, di un aiuto concreto alle famiglie e alla loro coesione, indirettamente tutto ciò potrebbe portare a un notevole risparmio di spesa per lo stato e gli enti locali quindi a migliorare il bilancio nel complesso nonostante la diminuzione dell’introito fiscale,

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