Titoli di Stato spagnoli e doppia imposizione fiscale, quarta puntata.

Il 27 Dicembre 2010 (io avevo scritto in Settembre) mi è arrivata una comunicazione della Commissione di Conciliazione e Arbitrato della Consob in cui mi invitano a verificare i prerequisiti e eventualmente a presentare istanza secondo quanto disposto dal Regolamento adottato in data ecc, ma in Ottobre da Webank (gruppo BPM), mi era arrivata una mail in risposta all’ennesima mia protesta che tra l’altro diceva:

“Abbiamo, comunque, inoltrato alla banca depositaria, che non è la scrivente Banca, una richiesta per verificare quale sia l’operatività attuale oltre per capire quali siano gli eventuali documenti richiesti dal Ministero Spagnolo, e le spese che eventualmente richiede la banca depositaria; normalmente per ogni richiesta ci vengono addebitate € 100,00.

Le funzioni interne che si stanno interessando del Suo caso, ci riferiscono che sono intervenute modifiche nel processo della richiesta di recupero della tassazione estera, per cui Lei non può, come accadeva in passato, procedere direttamente, ma deve avvalersi di un intermediario.

Nel precisare che questo servizio normalmente non è previsto per i clienti e che l’eventuale inoltro della documentazione riveste carattere di “eccezione” La aggiorneremo non appena in possesso delle notizie da noi richieste.”

In sintesi: si sono decisi a chiedere informazioni e hanno scoperto che io non posso agire e devono farlo loro, ma ribadiscono che questo servizio normalmente non è previsto?! E comunque mettono le mani avanti e dicono che la banca depositaria chiede 100€ per inoltrare la documentazione, ma saperlo prima no eh!

Successivamente con un’altra mail, mi hanno comunicato che se avessi inviato loro la certificazione necessaria si sarebbero incaricati di trasmetterla alla banca presso cui i titoli sono depositati specificando :

Precisiamo alcuni punti importanti:

  • il tempo stimato per il recupero della tassa è di circa 18 mesi;
  • Lei perderà l’anonimato in quanto i Suoi dati anagrafici verranno trasmessi alla banca depositaria, che in questo caso è Clearstream;
  • la banca depositaria per questa pratica richiederà circa € 50,00 di spese;”

18 mesi per ottenere indietro quanto mi spetta non è male, STATO PADRONE E CITTADINO SERVO!

Io perderò l’anonimato,  è la quarta volta che ribadiscono questo concetto nella nostra corrispondenza, (quanto deve essere minaccioso nel loro quotidiano perdere l’anonimato?)  sono proprio abituati a trattare solo con evasori e mafiosi, o è una mia impressione? NON SONO UN MANIACO TELEFONICO!

Finalmente so dove sono depositati i miei titoli Clearstream (Corrente chiara, secondo alcune traduzioni, ma provate con Google Translate dividendolo in “clear” e “stream” e divertitevi, può essere di tutto e il suo contrario). MI SORGE UN SOSPETTO, FORSE LA MINACCIA DELLA PERDITA DELL’ANONIMATO RIGUARDA PROPRIO CLEARSTEAM, CHE è UN ALTRO MODO PER INDICARE LA SPECTRE, SE NON GUARDANO L’IMPORTO DELL’INVESTIMENTO POTREI TROVARMI AD ESSERE TRA I PROSSIMI BERSAGLI!

Adesso le spese si sono dimezzate, da 100€, nelle minacce, a 50€, che comunque, per un investimento non ingente, riducono sostanzialmente la convenienza di un investimento in Titoli di Stato spagnoli, ma oramai la mia battaglia non si ferma, novello don Quijote vado avanti! (Certo che se, per ogni cedola, devo pagare il certificato fiscale in bollo, i diritti di segreteria con F23, la raccomandata con A/R e i viaggi all’Agenzia delle Entrate ci arrivo comunque a 100€ E FINISCO IN PERDITA NETTA!).

Tra poco, il 2 Febbraio, scade la prossima cedola, chissà se il certificato di residenza fiscale, recapitato per tempo, verrà preso in considerazione e mi daranno la cedola senza l’indebita trattenuta?

Intanto i titoli in questione  sono a 77, posso solo consolarmi pensando che i titoli di stato italiani con questo governo possono andare peggio, non siamo una repubblica delle banane ma, troppo facile trovare la rima!

Vedi la quinta puntata

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Lanzarote recensione di un’isola.

Una settimana su quest’isola merita certamente di essere passata, se amate le forti emozioni della roccia nuda potete andarci ad esempio in Ottobre, come ho fatto io, il clima era piacevole, anche se ho incontrato una forte perturbazione, che ha fatto disastri a Tenerife e in Spagna, ma ha solo sfiorato Lanzarote, così ho avuto soltanto un cielo a tratti corruscato per qualche giorno e qualche spruzzo di pioggia, anche se il mare faceva paura sulle scogliere esposte a i venti di NordOvest.

Se non siete dei forti ciclisti è meglio noleggiare un’auto, in quanto alcune salite sono piuttosto impegnative e il trasporto pubblico non mi è sembrato frequente e diffuso capillarmente sul territorio, in cambio le strade sono quasi sempre ampie e ben tenute.

Certo che, appena arrivato, uscito dall’autostrada seguendo le indicazioni per San Bartolomè deove avevo prenotato l’albrgo ho visto questo paesaggio:e non sono rimasto entusiasta, sembrava di essere alla estrema periferia di una discarica.

Poi per fortuna  ho visto panorami migliori ma quando sono arrivato all’hotel consigliatomi da un amico:

Di fronte aveva questo giardino pubblico, che da un’altra prospettiva non era meglio:

Mi sono detto: “Ormai ho pagato, entro!” e per fortuna la situazione sembra meglio:

Scusate le giunte si tratta di un collage casalingo, ma il posto sembra suggesitvo, la spianata di roccia nera e terra serviva e forse serve ancora per raccogliere l’acqua piovana che viene raccolta in una cisterna sotterranea, il casottino al centro della foto conteneva un lavatoio e un pozzo.

Si va a vedere le camere: al piano terreno un picolo soggiorno con una scala e un bagno, sopra una spaziosa camera da letto, il tutto sembra abbastanza pulito, il letto è grande e solido (ricordo i lettini a Tenerife all’hotel Coral che erano quelle reti pieghevoli che si tengono in cantina per quando arrivano ospiti inattesi e non graditi) di primo acchito è quello che noto, va bene!

In poco tempo però ci siamo resi conto che la camera aveva gravi handicap:

– la scaletta era ripidissima, alzarsi a pisciare la notte era rischioso, meglio bere poco la sera,

– la finestra, che si apriva dal livello del pavimento fino a 1,6 m, era priva di tende e di persiana, per cui si era completamente esposti alla vista di chi transitava lungo la strada,

– il bagno aveva la finestra completamente bloccata e incrostata di muffa e non c’era un aspiratore,

– la finestra del salottino si poteva aprire solo con grosso sforzo e a rischio di romperla ogni volta e comunque era anch’essa senza tenda né persiana,

insomma questa storia degli hotel de charme comincia a sembrarmi una grande presa per i fondelli, (qualcosa di simile mi era successo in Aprile a Budoni in Sardegna, pizzi e merletti dovunque, tinte pastello mobili in legno, antichi o antichizzati e neppure un balconcino, neppure una poltroncina o una sdraio, o stai a letto o stai fuori) oltretutto di notte ha piovuto e le sedie nel cortile sono tutte zuppe, per soprammercato anche il patio serve solo per fare ombra non tiene la pioggia e anche le sedie al “coperto” sono zuppe.

Ma lasciamo la descrizione del Caserìo de Mozaga e dei suoi malanni a un post specifico e torniamo all’isola nel complesso, essa mostra aspetti estremamente diversificati ci sono zone con grandi alberghi da centinaia di stanze e spiagge con lungomare attrezzato e zone in cui vivono solo i locali con chilometri di bassi scogli che si estendono in profondità per centinaia di metri intervallati da tratti sabbiosi in cui sono costruiti recinti di sassi dentro ai quali stendere gli asciugamani per prendere il sole nonostante il vento, ci sono meraviglie naturalistiche come il Parque Nacional de Tamanfaya perfettamente organizzate e attrezzate, musei e casemuseo, il Monumento al Campesiño e la Fondazione C. Manrique sono tra questi che sono tenuti con attenzione e rigore, dovunque il comfort dei visitatori non è mai dimenticato se non c’è un bar con ristorante è perchè ce ne sono due, se non trovate un bagno è perché siete tra due bagni e sono così ben tenuti che vedendo le insegne avete pensato fossero opere d’arte e basta:

come alla fondazione C. Manrique, oppure come al Jardin de Cactus:

Se intendete trascorrere una settimana in quest’isola affascinante fate il biglietto cumulativo a tutti i musei, a meno che la vostra non sia una vacanza essenzialmente di mare, conviene senz’altro, anche se non visiterete tutto.

Qualche informazione sul cibo:

– se non siete molto tolleranti nei riguardi dell’aglio forse fareste bene a dire, appena seduti a tavola, che siete allergici a tale vegetale, molti piatti ne contengono dosi massicce, alcuni mojo, che sono le salse che portano appena vi sedete e accompagnano gran parte dei piatti, sono praticamente aglio in diversi colori (bianco, con yoghurt, verde, con coriandolo fresco e/o prezzemolo, rosso, con peperoni, qualche volta si trova anche quello verde chiaro che è con avocado, in pratica molto simile al guacamole messicano),

– se siete vegetariani rassegnatevi a una dieta a base di patate (“papas arrugadas”, cioè piccole patate cotte con la buccia in poca acqua e asciugate sul fuoco, sì che si fanno rugose), in una settimana, di diverso da esse sono riuscito a mangiare soltanto un gazpacho di peperoni (in un ristorante di super lusso) e delle melanzane l’ultimo giorno, no mi sbaglio, dimenticavo qualche pomodoro crudo che però aveva sempre un sentore di muffa,

– se siete un po’ schizzinosi non prendete il “caldo millo”, è una buona zuppa di cereali e legumi, con pezzi di carne e molti pezzi di cotenna tagliati grossi,

– non ha controindicazioni invece il “caldo canario” identico a un riso e lenticchie nostrano,

– le patelle invece,

sono solo per appassionati del genere, molto gommose e spesso troppo salate,

– il polpo è spesso il piatto d’elezione tanto per spuntini quanto come piatto forte, sia freddo, sia caldo, in insalata con i peperoni e le cipolle, o cotto con salsa di pomodoro, o infarinato e fritto,

– interessanti sia il capretto sia l’agnello, spesso sono accompagnati da qualche verdura stufata, peperoni e cipolle di solito,

– anche il filetto di manzo mangiato da Stratus, nella valle della Gerìa, era eccellente si scioglieva in bocca, (Stratus è un buon ristorante, se non vi disturba mangiare con la cameriera che vi porta il pane un bocconcino alla volta e il cameriere che vi guarda nel cervello, cercando di cogliere i vostri desideri prima che voi vi accorgiate di averli, ma forse era così perchè eravamo solo sei clienti, utile, se bevete poco la possibilità di avere vari vini al calice, alcuni erano veramente pregevoli),

– la cosa che mi è parsa strana è stato l’orario che vari ristoranti seguivano presentandoci in un ristorante alle 20 ci hanno risposto che la cucina era già chiusa e conoscendo gli orari spagnoli siamo rimasti basiti poi, “aperto dalle 13 alle 17” ho visto scritto in vari posti, una sera proprio a causa di questi orari balzani, ho finito col mangiare biscotti, visto che nelle vicinanze era tutto chiuso, quindi “statev’accuorti”,

– se non conoscete già l’isola di Fuerteventura, almeno una gita giornaliera potete farla, ne vale la pena, naturalmente portatevi l’auto, meglio dirlo subito al momento del noleggio che volete fare tale gita, pagherete un piccolo extra, ma sarete assicurati, altrimenti l’assicurazione vale solo su Lanzarote, potrete fare una passeggiata in un vero deserto tipo Sahara, anche se piccino, ma senza paura di perdervi, poi potrete apprezzare, oltre ai sui bei panorami, anche qui ci sono punti panoramici attrezzati (Mirador), la fortuna che avete avuto a scegliere Lanzarote per la vostra vacanza, invece di Fuerteventura, visto come è spersonalizzata quest’isola dal turismo di massa, dai centri commerciali e dai campi di golf.

Ho centinaia di foto che pubblicherò su Flicr, ma vi suggerisco di scoprire l’isola da soli con curiosità e pazienza, merita!