Una lezione per Berlusconi, ma anche per il PD, speriamo che capisca.

Saprà il PD, alla luce degli attuali risultati, capire che la strada percorsa da Fassino, resuscitando Giusi La Ganga e company, è perdente?

Gli italiani hanno, in buona parte, dato un segnale d’insoddisfazione a queste elezioni amministrative, hanno infatti sfiduciato il Pdl, ma anche il PD deve trarre le conseguenze dall’elezione di Pisapia e De Magistris, due candidati esterni al PD, deve finire l’accrocchio tra politica e affari, la politica deve, a cominciare dall’amministrazione locale, diventare un esempio di correttezza, di coraggio e di efficenza, deve allonatanarsi da tutte le combriccole di affaristi che le ruotano intorno, deve porsi come alfiere della legalità.

Se il PD non saprà fare tesoro di questo insegnamento le prossime elezioni ne sanciranno il definitivo tramonto.

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Contributi con o senza assegni familiari: per l’INPS costa meno CON

L’argomento è forse da qualcuno considerato “specialistico” nel senso che interessa solo i commercialisti, ma io credo sia un indice di civiltà e di democrazia effettiva, il fatto che sia possibile anche per un privato cittadino con istruzione media, essere in grado di pagare i contributi ad una persona di servizio senza doversi rivolgere ad uno “specialista”, consulente del lavoro o commercialista che sia.

Sono cinque anni che mi cimento con il sito dell’INPS, sono arrivato ad una discreta “confidenza” con la terminologia dell’istituto e calcolavo i contributi sul sito senza particolari problemi, l’unica seccatura era (ed è) che non è possibile fare la simulazione sul sito per calcolare i contributi di un trimestre, che alla fine del trimestre stesso e poi ci sono solo dieci giorni per fare i conti e pagare i contributi, può essere una vera seccatura avere tempi così fissi e stretti.

Recentemente però l’INPS ha deciso di smettere di inviare i bollettini prestampati e richiede di percorrere sul sito un certo percorso per poi stamparsi i MAV da pagare oppure pagare sul sito con carta di credito ecc.

L’occasione di rivedere calcoli cui mi ero abituato, con una diversa metodologia, mi ha portato a scoprire che, mentre un tempo se il dipendente era un familiare i contributi orari erano un poco inferiori (essendo senza assegni familiari) rispetto al dipendente non familiare , nel tempo le due aliquote erano diventate uguali e ora sono invece maggiori per il dipendente familiare, non me ne ero accorto prima in quanto, avendo interiorizzato che il dipendente non familiare pagava di più, prendevo sempre la “strada più onerosa” sul sito senza pensarci più.

A rigor di logica sembrerebbe che se bisogna pagare gli assegni familiari i contributi dovrebbero essere maggiori che senza assegni familiari, avevo cominciato a fare così quando i contributi erano appunto maggiori per i non familiari e poi ho continuato a pagare l’aliquota maggiore senza più pormi il problema, ora, cambiando il sito, ho scoperto che per un paio d’anni ho pagato qualche centesimo in più del dovuto per ogni ora, niente di grave, ma mi sono più volte scervellato per capire perché mi arrivassero sempre bollettini che consideravo sbagliati per pochi centesimi e solo ora ho scoperto l’arcano.

Ma non sembra anche a voi che una decisione di invertire la logica dei contributi con o senza assegni avrebbe dovuto essere esplicitata e magari giustificata ai fruitori del servizio?

Dov’è la logica di questa scelta? Si tratta di una scelta politica? A chi giova che i contributi se assumo mio figlio siano un centesimo all’ora maggiori che se assumo un estraneo? Perchè i cittadini devono essere tenuti all’oscuro? Tra l’altro cosa significa che nel primo caso sono contributi “senza assegni familiari” e nell’altro caso “con assegni familiari” Quando e come i dipendenti usufruiscono di questi assegni familiari?

INPS on-line contributi colf

Contributi colf con o senza assegni familiari

L’argomento è forse da qualcuno considerato “specialistico” nel senso che interessa solo i commercialisti, ma io credo sia un indice di civiltà e di democrazia effettiva, il fatto che sia possibile anche per un privato cittadino con istruzione media, essere in grado di pagare i contributi ad una persona di servizio senza doversi rivolgere ad uno “specialista”, consulente del lavoro o commercialista che sia.

Sono cinque anni che mi cimento con il sito dell’INPS, sono arrivato ad una discreta “confidenza” con la terminologia dell’istituto e calcolavo i contributi sul sito senza particolari problemi, l’unica seccatura era (ed è) che non è possibile fare la simulazione sul sito per calcolare i contributi di un trimestre, che alla fine del trimestre stesso e poi ci sono solo dieci giorni per fare i conti e pagare i contributi, può essere una vera seccatura avere tempi così fissi e stretti.

Recentemente però l’INPS ha deciso di smettere di inviare i bollettini prestampati e richiede di percorrere sul sito un certo percorso per poi stamparsi i MAV da pagare oppure pagare sul sito con carta di credito ecc.

L’occasione di rivedere calcoli cui mi ero abituato, con una diversa metodologia, mi ha portato a scoprire che, mentre un tempo se il dipendente era un familiare i contributi orari erano un poco inferiori (essendo senza assegni familiari) rispetto al dipendente non familiare , nel tempo le due aliquote erano diventate uguali e ora sono invece maggiori per il dipendente familiare, non me ne ero accorto prima in quanto, avendo interiorizzato che il dipendente non familiare pagava di più, prendevo sempre la “strada più onerosa” sul sito senza pensarci più.

A rigor di logica sembrerebbe che se bisogna pagare gli assegni familiari i contributi dovrebbero essere maggiori che senza assegni familiari, avevo cominciato a fare così quando i contributi erano appunto maggiori per i non familiari e poi ho continuato a pagare l’aliquota maggiore senza più pormi il problema, ora, cambiando il sito, ho scoperto che per un paio d’anni ho pagato qualche centesimo in più del dovuto per ogni ora, niente di grave, ma mi sono più volte scervellato per capire perché mi arrivassero sempre bollettini che consideravo sbagliati per pochi centesimi e solo ora ho scoperto l’arcano.

Ma non sembra anche a voi che una decisione di invertire la logica dei contributi con o senza assegni avrebbe dovuto essere esplicitata e magari giustificata ai fruitori del servizio?

Dov’è la logica di questa scelta? Si tratta di una scelta politica? A chi giova che i contributi se assumo mio figlio siano un centesimo all’ora maggiori che se assumo un estraneo? Perchè i cittadini devono essere tenuti all’oscuro? Tra l’altro cosa significa che nel primo caso sono contributi “senza assegni familiari” e nell’altro caso “con assegni familiari” Quando e come i dipendenti usufruiscono di questi assegni familiari?

Arrestato Ratko Mladic. Era ora!

Qui (corriere) o qui (repubblica) alcune info per i giovani o gli smemorati.

Io in quegli anni vivevo a Trieste e sentii, forte, il desiderio di fare qualcosa per fermare quella carneficina, più d’una volta mi sorpresi a chiedermi se i miei sentimenti fossero simili a quelli che portarono tanti, uomini e donne di tutto il mondo, a partecipare alla difesa della Repubblica Spagnola contro l’aggressione franco-nazi-fascista, certo la connotazione democratica dello stato aggredito era evidente, nel caso iberico, in questo, balcanico, no, ma emergono sempre più somiglianze a confortare le mie sensazioni di allora.

Fosse comuni si scoprono oggi, sparse un po’ in tutta la Spagna e in quel che era la Jugoslavia alcune, molte, sono state scoperte altre aspettano purtroppo di esserlo.

Qui una breve cronistoria delle guerre jugoslave degli anni ’90. Il Centro di ricerca e documentazione di Sarajevo ha diffuso le cifre documentate (ma non definitive) sui morti della guerra in Bosnia-Erzegovina: 93.837 accertati (fino al dicembre 2005), di cui 63.687 Bosniaci (67,87%), 24.216 Serbi (25,8%), 5.057 Croati (5,39%) e 877 dichiaratisi Jugoslavi al censimento del 1991 o stranieri (0,93%). (da Wikipedia)

Innumerevoli furono i casi di uccisioni di massa di civili inermi di cui si resero responsabili tutte le parti in conflitto, chi più, chi meno.

Fu durante la guerra di Bosnia che avvenne il massacro di Srebrenica le truppe olandesi dell’ONU, non assistite da intervento aereo, cosa di cui nessuno si assunse la responsabilità, capitolarono e collaborarono a separare gli uomini adulti dalle donne e dai bambini, gli uomini vennero poi uccisi e i loro cadaveri vennero poi occultati.

Qui una sintesi della Guerra del Kosovo e dell’intervento dell’Onu

Ancora oggi ci sono tanti che condannano l’intervento della NATO in Kossovo o l’attuale intervento in Libia, ma certo il buon senso comune ci ricorda che a volte “se pegio el tacon del buso”, ma il buon senso comune dice anche “chi non fa non sbaglia” il che indurrebbe a non fare mai nulla, certo io sono pacifista, penso cioè che non si debba ricorrere alle armi per risolvere conflitti d’interesse (economico o politico) o territoriali o ideologici, ma credo che non si possa assistere senza fare nulla a genocidi e violenze di massa.

Naturalmente qualcuno mi dirà che qualunque guerra è ingiusta, che provoca solo lutti e sofferenze, ma a volte (secondo qualcuno il caso del Kosovo fu tra questi) una reazione dura riesce in poco tempo (i bombardamenti della NATO durarono circa due mesi) a fermare un genocidio, naturalmente questi casi non possono essere mai documentati o dimostrati quindi si tratta di casi che non hanno nessuna influenza sull’opinione pubblica e sullo sviluppo della critica storica visto che la storia non si fa con i “se”, ma forse non si fa neppure stando alla finestra ad aspettare.

Un bacio e un saluto, per concludere, a tutti coloro che hanno cercato di difendere la Repubblica Spagnola dal 1936 al 1939 e a quanti con o senza le armi hanno cercato di opporsi alla violenza contro i più deboli o i diversi in tutti i tempi e in tutti i continenti.

P.S.: I militari olandesi sono stati decorati con cinquecento medaglie, la motivazione fornita dal portavoce olandese precisa che questa non costituisce una medaglia al valore, bensì una forma di ricompensa per le accuse – ritenute ingiuste – a cui i soldati olandesi vennero sottoposti.

N.B.: La popolazione bosniaca prima di essere posta sotto la protezione dell’ONU venne disarmata.

Controlli sui farmaci omeopatici

Qui un interessante articolo sulla legislazione attuale riguardo ai “farmaci” omeopatici.

Si tratta di un articolo di disinformazione occulta, in cui i meccanismi psicologico-interpretativi del messaggio scritto sullo schermo, sono tutti splendidamente utilizzati onde creare una informazione distorta tra il pubblico potenziale di questo mercato, notoriamente scientificamente poco informato e in generale poco avvezzo ad una lettura analitica del testo.

Le tesi che interessa fare “transitare” fino al lettore sono espresse sotto forma di quesiti posti all’inizio dell’articolo, ad essi segue una risposta attribuita a Anna Rosa Marra (Coordinatore Area registrazione e Direttore Area Valutazione Autorizzazione Alfa).

1- “Per definizione, i medicinali omeopatici sono preparati ottenuti utilizzando principi attivi provenienti dal regno minerale, vegetale, animale.” Ecco l’incipit dell’articolo, esso sembra neutrale solo ad una lettura superficiale, infatti attribuisce la definizione “principio attivo” semplicemente alla sostanza che dovrebbe essere presente nel farmaco, non alla sua effettiva e dimostrata efficacia terapeutica, tanto è vero che i farmaci omeopatici in commercio non contengono indicazioni terapeutiche, ma solo sulle vie e modalità di somministrazione.

2-“Nell’ambito dell’Europa nessun medicinale omeopatico può ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione senza che una comprovata documentazione ne dimostri qualità e sicurezza.” Anche qui meraviglie d’equilibrismo retorico, ad una lettura superficiale sembra che di tali medicinali siano testati efficacia, controindicazioni e effetti collaterali in realtà la “documentazione di qualità e sicurezza” dimostra soltanto che tali “farmaci” non sono inquinati da sostanze tossiche (non di rado il principio attivo lo è, ma, come abbiamo visto in altri post, la diluizione è tale da trovare difficilmente tracce di tali sostanze) o da microorganismi.

3- Ecco il capolavoro dell’estensore dell’articolo: “Quanto alla domanda se questi preparati debbano solo dimostrare di non essere dannosi o anche di “funzionare”, è importante ricordare che, pur se privi di una autorizzazione formale, i medicinali omeopatici attualmente in commercio in Italia devono adempiere alle disposizioni previste dalla vigilanza post-marketing analogamente ai medicinali convenzionali. Pertanto i medicinali omeopatici sono sottoposti a farmacovigilanza e le segnalazioni di reazioni avverse sono attentamente valutate dall’Aifa al fine di adottare eventuali misure a tutela della salute pubblica.”

La colorazione rossa nel paragrafo precedente è mia, evidenzia la domanda cui il prosieguo dell’articolo dovrebbe dare risposta, ma tale risposta non c’è,  si dice infatti che soltanto ne viene monitorata l’eventuale manifestarsi di reazioni avverse, questo significa la “vigilanza post-marketing” e questo concetto viene ribadito due volte cambiando i termini di espressione in farmacovigilanza e appunto “segnalazione di reazioni avverse”.

4-Nell’ultimo paragrafo si chiarisce che “I nuovi (“farmaci”) omeopatici che chiederanno la registrazione all’Aifa, se presenteranno un dossier completo per dimostrare che hanno un effetto terapeutico, potranno scriverlo nel relativo foglio illustrativo.” E se non lo presenteranno cosa succederà?

I vecchi farmaci verranno valutati solo per testarne la non tossicità e potranno così continuare ad essere venduti con il foglietto senza indicazioni terapeutiche, ma quelli nuovi? Possiamo già immaginare che la sfida delle aziende omeopatiche sarà il dare nomi e vesti nuove a vecchie “farmaci” essendo impossibile produrre una documentazione di efficacia per “farmaci” omeopatici nuovi. Quindi ci si aspetta che diventino dirigenti di aziende omeopatiche esperti di packaging e labeling oltre che di comunicazione seduttiva.

Informazione calibrata sul Corriere

Qui un interessante articolo sulla legislazione attuale riguardo ai “farmaci” omeopatici.http://www.blogger.com/img/blank.gif

Si tratta di un articolo di disinformazione occulta, in cui i meccanismi psicologico-interpretativi del messaggio scritto sullo schermo, sono tutti splendidamente utilizzati onde creare una informazione distorta tra il pubblico potenziale di questo mercato, notoriamente scientificamente poco informato e in generale poco avvezzo ad una lettura analitica del testo.

Le tesi che interessa fare “transitare” fino al lettore sono espresse sotto forma di quesiti posti all’inizio dell’articolo, ad essi segue una risposta attribuita a Anna Rosa Marra (Coordinatore Area registrazione e Direttore Area Valutazione Autorizzazione Alfa).

1- “Per definizione, i medicinali omeopatici sono preparati ottenuti utilizzando principi attivi provenienti dal regno minerale, vegetale, animale.” Ecco l’incipit dell’articolo, esso sembra neutrale solo ad una lettura superficiale, infatti attribuisce la definizione “principio attivo” semplicemente alla sostanza che dovrebbe essere presente nel farmaco, non alla sua effettiva e dimostrata efficacia terapeutica, tanto è vero che i farmaci omeopatici in commercio non contengono indicazioni terapeutiche, ma solo sulle vie e modalità di somministrazione.

2-“Nell’ambito dell’Europa nessun medicinale omeopatico può ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione senza che una comprovata documentazione ne dimostri qualità e sicurezza.” Anche qui meraviglie d’equilibrismo retorico, ad una lettura superficiale sembra che di tali medicinali siano testati efficacia, controindicazioni e effetti collaterali in realtà la “documentazione di qualità e sicurezza” dimostra soltanto che tali “farmaci” non sono inquinati da sostanze tossiche (non di rado il principio attivo lo è, ma, come abbiamo visto in altri post, la diluizione è tale da trovare difficilmente tracce di tali sostanze) o da microorganismi.

3- Ecco il capolavoro dell’estensore dell’articolo: “Quanto alla domanda se questi preparati debbano solo dimostrare di non essere dannosi o anche di “funzionare”, è importante ricordare che, pur se privi di una autorizzazione formale, i medicinali omeopatici attualmente in commercio in Italia devono adempiere alle disposizioni previste dalla vigilanza post-marketing analogamente ai medicinali convenzionali. Pertanto i medicinali omeopatici sono sottoposti a farmacovigilanza e le segnalazioni di reazioni avverse sono attentamente valutate dall’Aifa al fine di adottare eventuali misure a tutela della salute pubblica.”

La colorazione rossa nel paragrafo precedente è mia, evidenzia la domanda cui il prosieguo dell’articolo dovrebbe dare risposta, ma tale risposta non c’è, si dice infatti che soltanto ne viene monitorata l’eventuale manifestarsi di reazioni avverse, questo significa la “vigilanza post-marketing” e questo concetto viene ribadito due volte cambiando i termini di espressione in farmacovigilanza e appunto “segnalazione di reazioni avverse”.

4-Nell’ultimo paragrafo si chiarisce che “I nuovi (“farmaci”) omeopatici che chiederanno la registrazione all’Aifa, se presenteranno un dossier completo per dimostrare che hanno un effetto terapeutico, potranno scriverlo nel relativo foglio illustrativo.” E se non lo presenteranno cosa succederà?

I vecchi farmaci verranno valutati solo per testarne la non tossicità e potranno così continuare ad essere venduti con il foglietto senza indicazioni terapeutiche, ma quelli nuovi? Possiamo già immaginare che la sfida delle aziende omeopatiche sarà il dare nomi e vesti nuove a vecchie “farmaci” essendo impossibile produrre una documentazione di efficacia per “farmaci” omeopatici nuovi. Quindi ci si aspetta che diventino dirigenti di aziende omeopatiche esperti di packaging e labeling oltre che di comunicazione seduttiva.

La merda dii deputà spussa püssé?

Nel sito dei radicali ci sono tutte le spese della Camera dei Deputati, tra le tante spese che paiono quantomeno balzane, c’è quella di 9000 € per nolhttp://www.blogger.com/img/blank.gifeggio impianto di depurazione delle acque di scarico. Ci sono diverse ipotesi che mi sono venute alla mente per giustificare tale spesa, naturalmente nessuna di queste sarà quella vera, ma voglio indicarne alcune, invitando voi ad aggiungere le vostre.

1) I liquami dei deputati e dei loro portaborse sono particolarmente inquinanti e abbisognano di un depuratore ad hoc per portarle a un livello di inquinamento paragonabile a quello degli altri romani.

2) I liquami dei deputati e dei loro portaborse sono portatori di informazioni riservate, potremmo pensare ad es. ad una analisi che possa rilevare il consumo di stupefacenti, oppiacei o alluginogeni.

3) I deputati ritengono che anche i loro liquami debbano avere un trattamento preferenziale senza mescolarsi con quelli dei comuni cittadini, a questo proposito si potrebbe rilevare che il costo esiguo potrebbe indicare che si tratti di un trattamento riservato proprio esclusivamente ai deputati e non al restante personale della Camera.

4 ) I deputati temono di perdere oggetti preziosi, o contenenti informazioni riservate, nei wc e un depuratore ad hoc consentirebbe di recuperare il recuperabile o di essere sicuri della sua distruzione altrimenti.

Nessuna di queste ipotesi mi sembra onorevole per degli onorevoli, spero che siano tutte sbagliate, ma un sospetto sulla seconda mi rimane.

Ecco il rigo citato:
Contratti Manutenzioni INTERECO SERVIZI SRL NOLEGGIO DI UN IMPIANTO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE DI SCARICO 9,000.00