I medici lavorano troppo?

Non so quanti di voi abbiamo amici medici, io ne ho avuti alcuni e posso testimoniare per i casi che conosco, tante volte, alle serate dopo cena, mi è capitato di vederli addormentarsi pochi minuti dopo aver toccato la poltrona, ricordo un caso in cui, ad uno di essi, frequente recidivo, slacciammo le scarpe e gli allacciammo insieme le scarpe per punirlo di averci condotto a casa di sconosciuti ed essersi addormentato poco dopo, dovemmo poi prenderlo al volo, stava per cadere sul tavolinetto della sala, alzandosi. Si trattava di un medico ospedaliero.

Il problema è che non si trattava di casi sporadici, tutti quelli che non avevano rinunciato alla carriera avevano il medesimo problema, le occhiaie fisse e lo sbadiglio soffocato lo testimoniavano.

Qui c’è un articolo che rimanda a studi effettuati in Canada, io credo che se si facessero ai medici test sull’uso di stimolanti come se ne fanno agli atleti avremmo risultati “interessanti”.

Aiutare i medici a riscoprire i valori della comunicazione interpersonale aiuterebbe loro a una migliore collocazione della carriera nelle priorità esistenziali e, forse, ridurrebbe il ricorso dei pazienti a “medici” omeopatici solo per sentirsi ascoltati per una mezz’oretta, invece che “indagati” per 30 o 40 secondi.

 

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