Sulla manovra di una notte di mezz’estate. 2a parte

Proseguo l’esame della manovra e di ciò che sento e leggo su di essa, qui G.A. Stella  e S. Rizzo su “corriere.it” vedono già ridursi a “dose omeopatica” il numero di province abolite, buon segno, almeno culturale, forse il concetto “dose omopatica uguale aria fritta” sta facendosi strada, ma lasciamo perdere l’omeopatia e parliamo di cose serie.

Nella prima puntata scrivevo che se non si aboliscono le province, ma le si lascia titolari di servizi e poteri, è necessario che siano distribuite sul territotio in modo tale da essere raggiungibili in tempi e modi ragionevoli e ciò in base alla conformazione del territorio e a vie e mezzi di comunicazione, più che in base alla popolazione totale, tale ragionevole obiezione non sarebbe stato difficile immaginarla e infatti la lista delle province da abolire, secondole dichiarazioni di vari esponenti della stessa maggioranza, manifestate con vari distinguo, pare già scesa da 37  a 22.

Il capitolo dei comuni da accorpare, scrivono bibì e bibò (con simpatia, sia chiaro), è un altro esempio di “zuccherino propagandistico” e hanno ragione, si è fatto entrare nel computo delle poltrone da eliminare anche i consiglieri di comuni piccoli e piccolissimi, che sovente svolgono i loro compiti senza retribuzione e spesso con aderenza alle esigenze locali e spirito di sacrificio, accorpando tali comuni si potrebbe avere proprio l’effetto di distaccare gli amministratori dagli amministrati e invece di due o tre o quattro comuni a costo totale X averne uno solo a costo 2X, proprio perché, a quel punto, il distacco tra gli amministratori e i cittadini non giustificherebbe più la rinuncia da parte dei primi alle indennità come non di rado accade nei piccolissimi centri.

Pare che deputati e senatori pagheranno non il 10% ma il 20% di contributo di solidarietà per i redditi che superano i 150mila €, i nostri Rizzo e Stella ci informano che il 45% dei senatori e il 60% dei deputati non arrivano a quella cifra in quanto i loro introiti di eletti non rientrano interamente nei redditi tassabili, ma anzi ne sono in gran parte esenti.

Evidentemente i nostri politici non si rendono ancora conto che l’ascensore è pieno e le loro puzzette si sentono subito, oppure continuano a fare affidamento sui voti di scambio e contano sulla loro intangibilità.

La “severa misura di rigore” con cui si “costituzionalizzerebbe” l’obbligo di pareggio darebbe un segnale ai mercati, secondo l’ineffabile ministro Tremonti, peccato che ci si rida sopra anche davanti alle macchinette del caffè in qualunque ufficio, ma la Costituzione non dice già che ogni previsione di spesa deve essere coperta da risorse certe, il Presidente della Repubblica non deve rinviare alle camere le leggi che non siano coperte?

Allora ci stiamo a coglionare? E poi la stessa crisi che ha bloccato gli USA le scorse settimane non è stata causata da una rigidità di sistema analoga?

Bisogna pensare a non fare spese che eccedano le entrate nel momento in cui si pianificano le uscite, ma, nel momento in cui per qualche accidente o contingenza qualcosa non torni, non ci si può fermare, paralizzati dal terrore di questa norma, in preda al panico, si deve poter pianificare un rientro in tempi ragionevoli.

Leggi capestro come quella degli USA possono avere effetti un po’ come quei programmi automatici dei fondi d’investimento ad es. che, se un titolo ha fluttuazioni superiori a un range prefissato, vendono in automatico tutto e sono stati causa di crolli memorabili. Si tratta di fenomeni paragonabili al superamento di un argine di un fiume, se le piene sono sotto un certo livello  gli argini vanno benissimo, ma se lo superano, la forza del fiume costretto si scatena più violenta che mai e la massa della sua acqua si carica della terra dell’argine che disgrega e in pochi istanti moltiplica la sua massa e la sua forza distruttrice, giungendo dove non sarebbe arrivata, se avesse potuto espandersi nel suo naturale letto di piena, man mano che l’acqua gli giungeva.

Si parla tanto di privatizzazioni e non si rileva la contraddizione? Qual è l’azienda che non prevede di poter chiudere una trimestrale in passivo? O un bilancio annuale? Certo in una azienda sana si dovrebbe correre ai ripari per tempo, proprio come avrebbero dovuto fare i nostri governanti, invece di illuderci che bastasse incrociare gli indici a braccia tese e sputare contro le società di rating (che di colpe ne hanno tante).

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