Mario Baudino e i genocidi di seconda categoria.

Mario Baudino su La Stampa scrive:

Grass e l’Olocausto
…Lo scrittore, icona culturale della sinistra tedesca, parla con un giornale israeliano e ricorda le vittime militari e civili della seconda guerra mondiale, l’invasione russa, il prezzo pagato dalla Germania. Spiega che «la follia e il crimine non erano espressi solo dall’Olocausto, e non si sono fermati alla fine della guerra». E aggiunge: «Non dico questo per diminuire la gravità del crimine contro gli ebrei, ma l’Olocausto non è stato l’unico crimine». Qualcuno gli ricordi che non assomiglia a nessun altro. E, quantomeno, è stato il primo.”

Io, caro Baudino, non capisco cosa ci sia da eccepire su tale dichiarazione, forse la sintesi che lei riporta non coglie appieno il senso su cui lei dissente, ma basandomi sulle frasi riportate non vedo motivo di contestazione.

Infatti, anche volendo trascurare i genocidi antichi, tra essi ad es. quelli citati, con giustificazione o addirittura su ordine divino, nel Vecchio Testamento (v. quella degli Amalek) vorrei ricordare a M. Baudino qualche tappa del genocidio del popolo armeno.

1894-1896:  In nemmeno due anni i primi pogrom anti-armeni causano la morte di più di 200.000 persone.

Nell’aprile 1909  massacro di 30.000 persone, nel silenzio generale da parte delle Potenze europee.

1915-1916: In un anno un milione e mezzo di armeni, su una popolazione di un milione e ottocentomila, vengono uccisi.

Mi sembra che il primato temporale dello sterminio degli ebrei, attuato dai nazisti e dai loro sodali, come primo genocidio attuato nel 20° secolo venga quindi a cadere.

Dal punto di vista quantitativo, a quel che conosco, i sei milioni di ebrei, la più alta stima generalmente accettata, rappresentano invece il massimo, in numeri assoluti, tra i genocidi su base etnica del 20° secolo, ho specificato su base etnica in quanto il numero di persone uccise, o condotte alla morte per denutrizione e freddo, nell’URSS durante lo stalinismo è stimato in modo variabile tra 3 milioni e 20 milioni, ma si è trattato di una uccisione di massa non su base etnica, nella maggioranza dei casi.

Che crimini umanitari massivi abbiano preceduto e seguito la seconda guerra mondiale mi sembra indubitabile.

Dunque le sue osservazioni, sulla base delle frasi che ella riporta, sono ingiustificate.

 

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Pierluigi Battista alla fiera della “pruderie”

Qui il giornalista parla dell’intercettazione in cui S. Berlusconi parla con un indagato e giustamente rimprovera ai magistrati la pubblicità data a espressioni infelici o volgari di Berlusconi, ma la cosa riferita da P. Battista diviene veramente oscena quando egli legge articoli di giornali, visibili nel video, che legge ad alta voce con chiarezza, ma fermandosi alla prima lettera di tali espressioni. Orbene, si sarebbe potuto rimproverare i giudici senza citare parola per parola i virgolettati riportati dai giornali, oppure leggerli interamente senza sussulti, oramai in televisione tali espressioni si sentono quotidianamente, addirittura in fascia preserale, si palesa così la “pruderie” di Battista, forse, volendo mantenere la purezza della lingua, sarebbe più indicato un altro termine? Al momento mi viene in mente “ipocrisia”, ma non mi sembra renda l’idea, accetto suggerimenti.

Sempre nel medesimo intervento P. Battista, con il suo solito modo pacato, si esprime sul  “Garante per la protezione dei dati personali” e sulla sua utilità, tra l’altro egli cita (condividendolo?), un articolo de “Il Foglio” in cui si paragona la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini da parte dei Comuni alla pubblicazione di preferenze e gusti sessuali degli stessi.

Ecco che si manifesta in misura palese l’ipocrisia del sistema e di alcuni (quanti? tanti!) giornalisti. Le dichiarazioni dei redditi sono al momento pubbliche, ma solo in forma cartacea e solo ricopiabile a mano (questa è manifestazione invece dell’ipocrisia del “Garante per la protezione dei dati personali”, se non vado errato fu sua l’iniziativa di impedirne la pubblicazione sulla rete, a suo tempo).

In questo modo i dati sono disponibili, nella pratica, solo per coloro che abbiano specifici interessi: giornalisti e loro galoppini al lavoro su soggetti “interessanti”, organizzazioni criminali alla ricerca di soggetti “interessanti” e coniugi in via di divorzio o separazione alla ricerca di redditi non conosciuti.

Cosa cambierebbe con la pubblicazione sulla rete? Non so, magari diminuirebbe il giro d’affari di investigatori al servizio di avvocati matrimonialisti (o è meglio divorzisti?), magari chiedendo un mutuo ci si risparmierebbe di portare in banca la propria dichiarazione dei redditi, magari i vicini capirebbero che non magiamo pane e cipolle per seguire i suggerimenti del cardiologo, ma per pagare le rate del suv che non ci potremmo permettere…

Ma questo paragonare la dichiarazione dei redditi ai gusti sessuali, presupponendo che questi debbano rimanere riservati per antonomasia, sembra ancora riportare alla “pruderie” già citata, ma che si dica cazzo al cazzo, figa alla figa e culo al culo, nessuno di questi termini, come nessuna di queste parti anatomiche ha minore dignità e importanza rispetto a tutte le altre, dalla mano al cuore.

Io trovo estremamente più volgare l’allusione alla citazione o esposizione che sia. Più casta una spiaggia nudista che una discoteca. Più onesto Cesare Zavattini che disse “cazzo” qualche decina d’anni or sono in radio piuttosto di Pierluigi Battista che si ferma alla “m…” per “merda”.

Ilvo Diamanti e la scuola pubblica, con vent’anni di ritardo

In questo post sul suo blog su Repubblica ,rivolgendosi ai ragazzi, dice tra l’altro: “Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.

Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.

Spero che egli mi perdoni la lunga citazione, ma il suo pezzo non si presta alle estrapolazioni.

Caro Ilvo Diamanti questo suo post mi ha riportato alla mente una lettera che un amico scrisse a Indro Montanelli nel luglio del 1996, reperibile qui sul Corriere della Sera, in cui, ringraziandolo ironicamente per averlo invogliato ad abbandonare la scuola, tra l’altro scrive: “Ero un docente di scienze, chimica e geografia al liceo; lottavo ogni giorno con una burocrazia che mi sommergeva di adempimenti formali e con il disagio giovanile. Pur con tutto cio’ , insegnare mi piaceva, fino a che non ho cominciato a percepire un sostanziale e diffuso disprezzo per gli insegnanti. Un certo disagio ha cominciato a serpeggiarmi in corpo e ho cominciato valutare il mio stipendio in relazione a quello di altri con la medesima preparazione culturale ed impegno temporale equivalente: la differenza era di almeno il 50 per cento. Circa tre anni fa ho sentito lei parlare male della scuola italiana e dei suoi insegnanti. Qualcosa mi scatto’ dentro e chiesi il pensionamento anticipato, nonostante fosse prevista una decurtazione del 35 per cento. Le sono debitore finora di due anni di vita serena, spero di aumentare col futuro questo mio debito. Ancora grazie.

Indro Montanelli evidentemente non colse (o non volle cogliere) l’ironia e rispose: ” Scusi: perche’ ringrazia me? Forse mi e’ sfuggito qualcosa.

I problemi che gli insegnanti vivono sono numerosi e hanno radici lontane, quell’amico mi spiegò in alcune lettere che, quando lasciò la scuola, aveva preso coscienza del crescente disagio in parte dovuto al disprezzo sociale nei confronti degli insegnanti, visti come falliti nella vita, già da alcuni anni, solo l’affezione per il suo lavoro e per i suoi studenti gli aveva consentito di resistere per sovrappiù alle riforme formali e inconcludenti, all’incompetenza e al disinteresse di buona parte dei dirigenti, alla mancanza di mezzi e di attrezzature ecc.

Avevo altri amici e colleghi di studi che insegnavano, alcuni talmente appassionati da continuare a lavorare nonostante una malattia invalidante come la sclerosi multipla, che avrebbe loro consentito di ritirarsi dall’insegnamento senza decurtazioni della pensione, altri capaci di rinviare operazioni chirurgiche di sei mesi fino all’estate per non lasciare classi di maturità in mano a colleghi che non le conoscevano.

Indendiamoci bene, non sto facendo una difesa d’ufficio degli insegnanti, nella mia vita ne ho conosciuto anche  che non valevano nulla, ma la stessa cosa era, ed è, tra impiegati e dirigenti della pubblica amministrazione in generale, tanto quanto delle imprese private.

Insomma, caro Ilvo Diamanti, sono d’accordo con lei su buona parte di quel che scrive nel post citato e purtroppo lo sono da prima, come molti altri che hanno vissuto la società dall’interno, sensibili alle correnti, solo speravo che la sociologia potesse individuare i problemi al loro sorgere o giù di lì, non quando oramai arrivano alle loro più nefaste conseguenze, ma forse al peggio non c’è mai fine e anche il suo post potrebbe dire qualcosa ai meno avveduti.