Sacrifici umani sull’altare del consumo comodo

Ecco come scoppiano le contraddizioni qui sul Corriere, la citta per le auto o la città per le bici o, magari, la città per i pedoni?

I negozianti di Via Solari si sono stufati delle multe che arrivano frequenti su chi parcheggia in divieto, hanno perso fatturato (veramente non parlano di fatturato dicono “calo degli affari”, per lo meno nell’articolo del corriere, vorrà dire qualcosa?).

La prima reazione che ho avuto è stata di dire: va bene allora facciamo che pedoni e ciclisti mettano in atto uno sciopero degli acquisti in quella via, vediamo se sia meglio tutelare gli automobilisti a scapito degli altri.

Poi ho pensato che, in effetti, a Milano una seria politica dei trasporti manca dai tempi di Aldo Aniasi, quando per velocizzare il traffico si preferì trasformare molte linee filoviarie in autolinee, in quanto queste non restavano bloccate dalle auto posteggiate in seconda fila, era la Milano da bere di Tognoli e cognati.

Le modifiche ai marciapiedi, che hanno accompagnato la costruzione di innumerevoli rotonde, hanno trasformato marciapiedi lineari con X posti auto, facili da pulire, in marciapiedi a sporgenze e rientranze con X/2 posti auto e un’infinità di rientranze in cui si accumula sporcizia.

Certo era necessario creare la clientela che acquistasse i box sotterranei, in costruzione un po’ dovunque in città, purtroppo la crisi ha colpito duro e molti posti auto sono ancora invenduti, mentre la falda acquifera sale, a causa del diminuito emungimento da parte delle aziende migrate all’estero e il costo per l’esercizio delle pompe, necessarie per mantenere asciutti quei box, due o tre piani sottoterra, sale.

Dopo avere esaltato, prima il sistema di potere della prima repubblica, segnatamente i furbi  che ruotavano intorno all’anima dannata del PSI e al sistema di potere di DC e PCI, ma senza escludere quasi nessuno degli altri convenuti  a palazzo, questa ex media, ora piccola, borghesia di commercianti  si esaltò nell’ammirazione per Berlusconi e dei suoi accoliti, proiettando su di lui il proprio immaginario, cercò di specchiarsi nella sua immagine di “uomo fatto da sé” e, mentre si concedevano sempre più autorizzazioni per centri commerciali e ipermercati, visse per un po’ sulla rendita della traduzione di un euro in mille lire nei loro esercizi, ma sperimentando come consumatori comodità e convenienza dei supermercati.

I nodi sono venuti al pettine, le rendite di posizione scemano, gli acquisti calano, la scala mobile, che non esiste più, non solo ha smesso di aumentare gli stipendi dei propri dipendenti, ma anche quelli dei propri clienti che, scoperta meravigliosamente nuova, erano coloro i cui redditi si è voluto comprimere, mentre al contempo li si è voluti illudere della possibilità di consumo indefinito con merci a basso prezzo dall’oriente.

Ora i negoziant si lamentano che i vigili facciano il loro mestiere, che siano stupiti non ci meraviglia, capita così di rado di vedere elevare multe per parcheggi in seconda fila ad es. davanti alle scuole dove pure vengono spesso su segnalazione dei genitori stessi. Ma si chiedano costoro se l’automobile sia un totem a cui dobbiamo fare sacrifici umani quotidiani o se sia possibile contenere la sua voracità con regole certe e inderogabili a tutela dei più indifesi in particolare.

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