Da Città 2000 a Santa Giulia, ovvero come si cambia un progetto in corso d’opera.

Nel 2000 versai l’acconto per un appartamento “in edilizia convenzionata” nel quartiere “Città 2000”, che si stava costruendo a Milano sui terreni della ex acciaieria Redaelli, nel quartiere Rogoredo, periferia Sud Est di Milano, in convenzione vuole dire che il terreno era e restava di proprietà del Comune di Milano e, dopo 90 anni, sarebbe tornato ad esso, se prima non avessi acquistato la mia quota, alle condizioni che il comune avrebbe potuto, quando avesse voluto, stabilire.

Acquistai la mia casa sulla carta, il progetto indicava un grande parcheggio alberato a fianco dell’edificio e un parco pubblico dietro, il prezzo al momento era più o meno quello di mercato, (tenendo conto dei vincoli della convenzione, per accedere all’acquisto non dovevo possedere altra abitazione in Milano, non potevo venderlo o affittarlo per un certo numero di anni, oltre all’incognita del prezzo del terreno se e quando il comune avesse deciso di vendermelo).

Per alcuni anni ho dovuto sopportare gli incomodi delle urbanizzazioni italiane, strade senza uscita, sentiero fangoso e buio per andare a piedi verso il resto del mondo e così via, poi, improvvisamente il comune cominciò a fare strade e illuminazione, poco dopo partì, in pompa magna il progetto “Santa Giulia”, un noto costruttore aveva comperato i restanti terreni della ex acciaieria circostanti al quartiere “Città 2000” e insieme ad essi quelli della Montedison, ex Montecatini, che dalla acciaieria arrivavano fino a Via Bonfadini, il progetto era “grandioso”, forse qualcuno si ricorda del battage pubblicitario, ma richiedeva delle modifiche al piano originario così il comune aveva richiesto il parere consultivo del Consiglio di Zona, andai, come altri abitanti del nuovo quartiere a vedere nei particolari come si proponevano di cambiare il progetto originario.

La delusione fu grande, il nuovo progetto si proponeva di spostare il parco, che doveva essere adiacente alle case di “Città 2000”, in mezzo alle costruende case nuove, che sarebbero state vendute a un prezzo più alto proprio in virtù di quella vista parco, alcuni consiglieri e molti di noi cittadini cercammo di opporci all’espressione di un parere favorevole a questa modifica, -Come noi avevamo comperato pensando di avere un parco accanto e ora il parco veniva spostato per venderne il miraggio ad altri?-  ma i consiglieri della maggioranza furono irremovibili e procedettero con accanimento sulla via del parere positivo, oggi le inchieste giudiziarie,  qui su Repubblica, mi forniscono una indicazione di quali possano essere state le motivazioni per una così accesa difesa del progetto da parte di alcuni consiglieri di zona, anche a fronte dell’opposizione di quasi tutti i cittadini convenuti.

Uscito inviperito da quella riunione, in cui, tra l’altro, avevo anche scoperto che a fianco di casa mia avrebbero costruito una casa dello studente, invece del parcheggio alberato promesso riconosco di avere sbagliato, ho aperto un vecchio quaderno di una mia bisnonna e ho maledetto Zunino, i partiti della maggioranza di allora e tutti coloro che avessero comprato le costruende case del progetto. Zunino più o meno è fallito, una metà del progetto, quella che avrebbe dovuto essere più redditizia è al momento abotita, i partiti di quella maggioranza e i loro leader hanno  loro problemi e fin qui ci sta, ma mi dispiace per gli abitanti del nuovo quartiere, che hanno aspettato quattro anni per vedere il parco promesso e appena è stato quasi pronto, con già le panchine e gli alberelli che avevano aperto le gemme, se lo sono visto sequestrare prima di averci potuto mettere piede, a quanto pare la ditta che avrebbe dovuto fare la bonifica dei terreni su cui sorge il parco non l’avevano fatta a dovere, così ora è di nuovo un via vai di autotreni e di ruspe.

Comunque invito tutti gli studenti di architettura e di urbanistica a visitare il quartiere di Santa Giulia, difficilmente capita di poter vedere, così concentrati, tanti esempi di come non si dovrebbero progettare edifici, strade e arredo urbano.

Nelle more che il fallimeto del progetto ha concesso si moltiplicano i fagiani, nei terreni ancora abbandonati,

nelle due cave presenti nella zona della ex Montecatini vivono anatre selvatiche, aironi e addirittura qualche cavaliere d’Italia.

Lo so ci vuole fantasia per capire cos’é!

Se qualcuno si chiede quale sia la morale:

“Non siamo i primi e non saremo gli ultimi abitanti di questo pianeta.”

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