Ma Caporetto fu una disfatta o si perse “ai punti”?

In questo articolo su “corriere.it” Matteo Cruccu sembra avere studiato la storia della prima guerra mondiale su un libro diverso dal mio; io ricordo di avere letto della disfatta di Caporetto con i reparti italiani in fuga (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Caporetto) se invece al ballottaggio si perde per un voto mi sembra si possa paragonare a un incontro pugilistico che venga perso ai punti, attribuiti dai giudici.

Quanto conta per un giornalista quel che vuole vedere e leggere nei numeri?

Che si tratti di una sconfitta per la Lega Nord, che si era presentata da sola in molte città, è indubitabile, ma parlare di debacle senza precedenti, esemplificandola con Caporetto (associata nell’immaginario collettivo con una disfatta) per uno scarto di 1(uno) voto mi sembra troppo, va bene che gli articoli per le versioni on line dei giornali vengono pagate poco o addirittura niente, ma, per Bacco, caro Cruccu, un poco di misura nello scrivere!

FaceBook scende del 12% in un giorno, evviva!

Qui il “Corriere.it” scrive del crollo del 12% del titolo di FB a NY e dei problemi causati dal grande numero di ordini, tale da rallentare la piattaforma di scambio.

Anche Linkedin e Renren perdono, il 3% la prima e il 7% la seconda.

Proseguendo su questa strada di boicottaggio riusciremo, prima o poi, a fare tornare il danaro al suo ruolo di rappresentante di beni reali?

Nel Medio Evo chi chiedeva interessi era passibile di scomunica, in realtà una casa affittata si rovina, quindi si deprezza, un affitto è comprensibile, ma il danaro in che modo si rovina? Se c’è inflazione si deprezza, ma solo quanto l’inflazione.

Quante aziende si sono quotate senza avere neppure raggiunto il pareggio di bilancio e quante hanno sollecitato il pubblico risparmio su un business aleatorio, quando non addirittura inventato su dati falsi?

Se i politici, i dirigenti di banche nazionali e sovranazionali, i dirigenti delle Borse e delle autorità di sorveglianza non sono capci di fare il loro lavoro in base a cosa ritirano i loro stipendi?

Da dove partirà la prossima Rivoluzione che comincerà a far cadere teste sulle piazze?

Forse saranno proprio le sale delle grida che saranno inondate del sangue dei poveri impiegati mentre coloro che manovrano se ne staranno tranquilli su qualche isola, protetti da guardaspalle armati, ma la globalizzazione che hanno così bene usato per mettere gli uni contro gli altri i popoli del mondo, forse questa volta potrebbe itorcersi contro di loro, spero.

Facebook quotato, il più è fatto, ora si può lasciarlo fallire, è il momento di chiudere l’account.

Un piccolo potere potrebbe rivelarsi nelle mani dei piccoli cittadini comuni stritolati nella crisi provocata dai poteri delle banche, delle multinazionali ecc.

Accedere tutti in massa di volta in volta a nuove piattaforme o social network che debbano, prima o poi, quotarsi in borsa, poi uscirne tutti, questa potrebbe essere la mossa vincente che i comuni cittadini, Robin Hood in 16°, potrebbero fare per cominciare a colpire i capitali speculativi che agiscono nei mercati borsistici.

Il momento dell’uscita  da FB è arrivato, è vero alcuni si sono arricchiti a dismisura, ma colpendo i compratori si comincia a dare un colpo di avvertimento al capitale “avventuroso” che impazza sui mercati.

Sì il momento è giunto! Che fondi e investitori paghino almeno una parte di quanto FB ha causato di perdita di tempo e di rapporti interpersonali reali ai suoi utenti.