Piccoli gesti per uscire dalla crisi.

Tra le cause scatenanti di questa crisi la maggior parte degli analisti pongono l’eccessivo peso della finanza sui mercati e il peso che gli strumenti finanziari hanno assunto negli impieghi bancari, lo stravolgimento del significato dei derivati, come i future ad es., che, da strumenti di assicurazione per produttori e consumatori, si sono trasformati in strumenti speculativi, insieme all’alleggerimento delle regole sulle banche hanno fatto il resto.

In un contesto di governi che, ostaggio delle banche e della finanza, si rifiutano miopemente di assumere, di concerto, misure per frenare la speculazione, noi comuni cittadini possiamo fare qualcosa?

Io credo di sì e comincio a elencare disordinatamente alcune delle piccole scelte che a piccolo prezzo possono fare qualcosa.

– Smettere di acquistare pronti contro termine dalle banche, spesso crediamo che si tratti di strumenti senza nessun rischio, invece i rischi ci sono (qui sul Sole 24h, e qui su investire informati) e comunque permettiamo alle banche di finanziarsi a un prezo minore dei prestiti interbancari.

– Smettere di acquistare obbligazioni bancarie e fondi, se si leggono fino in fondo i prospetti, sono peggio dei bugiardini dei medicinali, si scopre che le controindicazioni all’acquisto sono più delle indicazioni e i rischi sono tutti a carico del cliente, fondi che cambiano orizzonte temporale e da monetari diventano speculativi, senza batter ciglio, sono frequenti, obbligazioni che, dopo un paio d’anni di tasso fisso, derivano la cedola da un paniere di titoli misterioso su mercati di Hong Kong o Singapore anche.

– Non andare in viaggio in quei paesi che si oppongono alla famosa Tobin tax, tassa che dovrebbe colpire, con aliquote basse (tra lo 0,05% e l’1%)  le compravendite di titoli e che non avrebbe conseguenze pratiche per acquisti e vendite di investimento di medio lungo termine, ma che potrebbe frenare corposamente le transazioni speculative, tra questi paesi c’è la Gran Bretagna, che essendo la principale piazza finanziaria europea si oppone in modo assoluto a tale tassa, in questo periodo un modo per colpirla c’è ed è quello di boicottare le Olimpiadi, non andando di persona nel paese e ignorandole completamente.

– Acquistare i titoli di stato dei nostri paesi, significa dare un messaggio non solo ai mercati, significa credere in noi stessi e dichiarare di avere fiducia nei nostri concittadini, certo al contempo bisogna dare un messaggio forte ai nostri politici e amministratori: in galera corrotti e spendaccioni, a casa demagoghi e raccomandati, basta con la polarizzazione della società: pochi sempre più ricchi e sempre più sempre più poveri.

– Basta con le griffe, che ci fanno pagare la pubblicità con cui inquinano il paesaggio con i cartelloni, che ci rincoglioniscono con spot televisivi e su internet, che ci appesantiscono il giornale che leggiamo.

– Possiamo vivere bene, anzi meglio, mangiando, di media, metà di quanto mangiamo oggi, forse un terzo.

– Possiamo usare i vestiti per il loro uso, non perchè sono del colore o della foggia prescritti dalle riviste, proviamo a usare le magliette fino a che si bucano, le felpe fino a che si lacerano, se facciamo un po’ di pulizia nel  pc ci accorgiamo che la ventola di raffreddamento è intasata di polvere, spesso nei portatili basta con un pennellino spolverare il dissipatore e smette di spegnersi di colpo, o che metà del disco fisso è ingombro di file temporanei e di cose che non servono più e facilmente ci renderemo conto che il vecchio pc ha spazio ancora per centinaia di film.

Insomma, se vogliamo uscire da questo culo di sacco in cui siamo finiti, dobbiamo dare un segnale forte che i valori che la politica sta seguendo non sono i nostri valori, che le differenze di retribuzione di 300- 1000 volte tra il ceo e lo stagista non sono più accettabili e non le accetteremo più, a costo di vivere pauperisticamente, ma più liberi.

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