L’orsa Deniza e la demagogia.

In tanti hanno esposto pareri sulla morte dell’orsa chiamata Daniza, per la più parte mi sembra che le opinioni esposte fossero dettate da emozioni, non dico basate sull’affetto per l’orsetto di peluche, che in molti abbiamo avuto compagno di letto fin dalle prime notti in cui dormivamo da soli, ma in molti casi le argomentazioni mi sono sembrate quanto meno superficiali e non sono state poche le opinioni, espresse da politici in particolare, francamente demagogiche.

Una prima obiezione la voglio fare a quanti si sono espressi in modo aggressivo e offensivo rispetto al cercatore di funghi che ha avuto la ventura d’incontrarla, non mi ero accorto di vivere in una nazione di esperti di boschi e di orsi, nonché formata da persone dotate di finissimo olfatto, almeno migliore di quello dell’orsa in questione, solo così infatti l’uomo avrebbe, ma solo se si fosse trovato sottovento e questo è da sottolineare, potuto accorgersi della prossimità dell’orsa e dei suoi cuccioli prima che potesse accorgersene essa (o devo scrivere “lei” per compiacere i non specisti?). Mi è capitato, non spesso ma più d’una volta, girando per i nostri boschi e macchie di trovarmi a pochi passi da animali selvatici così, di colpo, senza preavviso, per mia fortuna sono sempre fuggiti in pochi attimi, si trattava di daini, mufloni, volpi, fagiani, scoiattoli e cinghiali.

Se daini, mufloni o cinghiali, per qualche motivo, fosse foia o presenza di cuccioli sarebbe ininfluente, avessero deciso di aggredirmi, essendo a pochi passi da me, non avrei avuto alcuna possibilità di ritirarmi o di fuggire, la foga travolgente con cui, volti alla fuga, si precipitarono nel bosco o nella macchia, avrebbe potuto, rivolta verso di me, travolgermi senza che io avessi il tempo di fare due passi, quindi tutti i rimproveri volti al cercatore di funghi trovo siano ingiustificati.

Una seconda obiezione devo farla a quanti vorrebbero, contemporaneamente, che boschi e montagne non venissero abbandonati, continuando l’opera di contenimento e consolidamento esercitata per tanti secoli dalle popolazioni locali sulle pendici montane, ma al contempo vorrebbero che costoro rinunciassero alle loro fonti di reddito, siano esse i funghi dei loro boschi, i frutti dei loro frutteti, il miele dei loro alveari o le capre delle loro greggi, in favore degli orsi.

Qualcuno obietterà che i danni agli abitanti locali possono e devono essere risarciti dallo stato, dalla regione, dal parco o chi per loro, peccato che non pensino a quanto sia difficile o non percorribile questa strada in tutti i casi elencati sopra, se per un asino ucciso si può pensare di chiedere un rimborso, con tutte gli ostacoli burocratici che comporta, si può pensare di occupare giornate e giornate per chiedere il rimborso di un agnello o di una gallina uccisi o per il danneggiamento di un’arnia? Il rimborso copre anche le ore di lavoro perse per chiedere il rimborso?

Alcuni hanno fatto notare che gli animali uccisi non erano adeguatamente confinati e protetti, ciò è probabilmente vero, ma allora dovremmo in qualche modo intervenire finanziando confinamenti e protezioni da parte del pubblico? Che si abbia allora il coraggio di proporre una tassa che abbia la finalità di finanziare questi interventi, ma nel caso gli interventi di protezione e confinamento non siano sufficienti si pensi che il ristoro del danno deve riguardare anche il danno morale, chi ha avuto un asino può pensare a quanto sia difficile affrontare il dolore della sua perdita, chi ha perso un cane da pastore sa quanto sia difficile rimpiazzarlo anche al di là del danno affettivo.

A questo punto qualcuno si sarà chiesto perché io abbia messo nel novero delle rinunce delle genti di montagna i funghi, non si tratta della concorrenza che gli orsi fanno ai cercatori di funghi, (credo che i cinghiali ne siano più forti consumatori, ma non darei la cosa per assodata, non ho dati certi) no, il problema è che, se per andare per funghi, bisogna girare armati per difendersi dagli orsi e poi, se si usa l’arma in caso di bisogno, si rischia magari una denuncia, allora bisogna rinunciare ai funghi, così alle more, ai lamponi e magari ai mirtilli.

Insomma quel che voglio mettere in luce è che la presenza di fauna in qualche modo pericolosa può essere compatibile con una comunità umana solo se tale comunità è sostenuta economicamente, ma non solo, anche dal punto di vista logistico e di comunicazione*, dalla collettività nel suo complesso e ciò mi appare possibile solo in enclavi abbastanza limitate visto il costo che ciò comporta; il numero di orsi massimo previsto per il Trentino era stato stabilito in 50, ho letto che invece ora sono oltre 70 o 75, ciò evidentemente dà problemi non solo agli umani ma anche agli orsi, per tutti gli animali la sovrappopolazione è causa di stress e aumento dell’aggressività.

In merito alla morte di Daniza su La Stampa, Fulvio Cerutti, trascrive, nella sezione animalista del quotidiano on line La Zampa.it, leggi qui, all’interno di una sua intervista a Graeme Sims la sua risposta alla domanda: “che cosa pensa della storia dell’orsa Daniza e del fatto che da un lato si vogliano reintrodurre certi animali sul territorio e dall’altro non si sappia convivere con loro?”

La pacata risposta di Sims pare sia stata: “Mai sentito nulla di più stupido nella mia vita, qualcosa che denota grande ignoranza. …” dopo qualche considerazione su lupi e agnelli prosegue: “Nel caso dell’orsa, la vera domanda è: perché quel fungaiolo ha potuto avvicinarsi così tanto in una zona dove c’era l’orsa con i suoi cuccioli? “

Allora chiariamoci una volta per tutte: vogliamo costituire una zona di riserva integrale dove non sia consentito entrare che al personale di servizio e non sia consentito agli animali uscirne? Va bene, ma dobbiamo sapere che estensione dedicare a queste riserve.

Non sono riuscito a trovare dati sulle dimensioni dei territori degli orsi bruni delle Alpi, solo di quelli della sottospecie Ursus arctos marsicanus, che sono alquanto più piccoli e i dati sono estremamente vari vanno dai 10 ai 200 km2 per ciascun individuo a seconda delle capacità di sostentamento del territorio.

A questo punto non resta che fare qualche conto, volendo assumere un dato intermedio potremmo forse pensare a 50 km2 per ciascun esemplare, per gli orsi del Trentino e Veneto che, dai dati che ho reperito in rete, sarebbero da 45 a 70 servirebbero, accreditando la prudente valutazione di 50 esemplari, una bella riserva di 2500 km2 stabiliamo dove fare questo bel recinto, magari metà in Trentino e metà in Veneto, certo non potremmo farlo tutto in Trentino visto che ha una superficie di soli 6.212 km².

Ho messo l’accento sul confinamento degli orsi nella riserva in quanto, da dati presentati nel Rapporto Orso 2012, predisposto dal Servizio Foreste e fauna della Provincia di Trento e che cito “Considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi nel corso del 2012, la popolazione di orso bruno presente nelle Alpi centrali, e che gravita prevalentemente nel Trentino occidentale, si è distribuita nel 2012 su un’area teorica di 19.425 km² (figura n. 2). Il territorio stabilmente occupato dalle femmine è sempre decisamente più contenuto (1.052 km²)” sempre da tale rapporto: “Sono stati complessivamente liquidati € 97.800,29 di indennizzi per danni da orso bruno.”. Quasi tre quarti dei danni (73%) di cui è conosciuto l’autore sono imputabili a soli quattro esemplari e ben il 29% è proprio imputabile a Daniza e ai suoi due cuccioli.

Da questi dati quindi gli orsi maschi sembra siano dei gran viaggiatori e la nostra progettata riserva di 2500 km2 potrebbe risultare piccina. Inoltre sembra che le abitudini di predazione di animali domestici non siano largamente diffuse in tutta la popolazione di orsi del Trentino, ma abbastanza concentrate in pochi individui, visto che i cuccioli apprendono buona parte dei comportamenti alimentari dalla madre la soppressione della madre e eventualmente dei cuccioli già avvezzi a questa predazione potrebbe essere una buona cosa per il resto della popolazione di orsi locali, meno oggetto di odio da parte di allevatori e apicoltori, mancando i razziatori che facevano cattiva stampa a tutta la popolazione.

*Il sostegno di logistico e di comunicazione di cui parlo riguarda una rete capillare di trasporti pubblici, esercitati anche in perdita, data la scarsa densità abitativa, ma essenziale per garantire, anche a chi non ha la possibilità o la capacità di muoversi autonomamente in un veicolo protetto, di avere una vita lavorativa e sociale dall’infanzia alla vecchiaia, senza dover affidare ai bambini, agli invalidi o agli anziani uno schioppo per andare a scuola, in ambulatorio, in chiesa o all’osteria.

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