Quanto inquinano i fuochi artificiali?

Non so se qualcuno abbia gli strumenti per rispondere a questa domanda.

Io me la sono fatta da quando ho cambiato casa e sono finito in una zona di periferia a Milano e, a Capodanno, dopo un breve sguardo ai fuochi che salivano dalla città, ho dovuto chiudermi dentro casa in fretta, perché una nuvola di fumo acre percorreva la mia via arrivando al mio sesto piano, il tutto per tre gruppetti di ragazzi che in duecento metri di strada hanno dato fondo a un sacchetto di fuochi ciascuno, quindi non quantità esagerate e costituite da fuochi non particolarmente grossi.

Ma gli spettacoli che comuni e vari enti offrono a cittadini e villeggianti, che sono assai maggiori per dimensioni e durata, hanno un impatto sulla qualità dell’aria, almeno localmente?

Protezionisti e peluche, nazisti e animalisti che relazione?

Di questi tempi non basta avere la seccatura di non poter frequentare boschi, boscaglie e macchie nella stagione della caccia per paura di finire impallinato, bisogna anche avere l’accortezza di girare con altoparlante e batteria in spalla per avvertire lupi, orsi, cani più o meno rinselvatichiti, motocrossisti e ciclisti di mountan bike e down hill della propria presenza in tutte le stagioni.

Ma che ce lo dicano francamente che gli escursionisti, pedoni e disarmati, devono andare a camminare solo sulla battigia e nelle piste degli impianti o meglio ancora a casa, sui tapis roulant.

Si è infatti aperta la caccia ideologica all’escursionista pedone senza adeguata protezione acustica, se infatti ha la disavventura d’incappare in qualcuno dei soggetti sopraindicati che, nel cagionargli danno, si ferisca, verrà perseguitato, sui media, sui social, finanche nella vita concreta, dai vari integralisti difensori di questa o quella forma di vita che, per diritto divino, ha prevalenza sul pedone il quale ha il gravissimo difetto di non avere ruote né zanne.

Naturalmente è opportuno che il pedone d’altoparlante munito abbia ben presente inizio e fine della stagione della caccia, altrimenti potrebbe finire impallinato dal cacciatore, seccato dal rumore che mette sull’avviso la cacciagione; se la località è inoltre frequentata da bracconieri, in qualunque stagione è raccomandabile l’uso di giubbetto, brache, casco e occhiali antiproiettile.

Il legame che tanti ideologici cacciatori di escursionisti hanno con la natura si concretizza nell’avere in casa cani, gatti, conigli o pesci rossi, nel guardare documentari sugli animali nei quali gli animali carnivori sono nobili e cacciano solo per mangiare, sono esperti nell’uccidere la preda senza farla soffrire o addirittura il commento dice che la preda si offre al predatore.

Sulle uccisioni dei piccoli di leone, praticate ogni volta che un branco di leoni cambia capo, facilmente si glissa, alla lenta morte per soffocamento, che sovente tocca alle vittime di grandi predatori, mentre magari altri partecipanti alla caccia strappano brani di carne alla preda ancora tremante, si premette “le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibillità” permettendo così di evitarle e di continuare a pensare a leoni, tigri, leopardi, ghepardi, lupi, linci eccetera di continuare la loro vita da peluche nell’immaginario del cittadino integralista.

Finalmente mi sembra che stiano diminuendo negli USA le uccisioni da parte degli integralisti antiabortisti dei medici e infermieri che aiutavano le donne in quei difficili frangenti della loro vita, ma presto nel mondo, oltre alle orde di integralisti di una o un’altra religione, avremo orde di antispecisti, animalisti e protezionisti, integralisti anch’essi, che assalteranno chiunque esca dalle città senza altoparlante, macellerie, allevamenti, pastori e boscaioli e svelleranno recinti elettrificati e demoliranno muretti e recinzioni, costoro diverranno i nuovi cacciatori, questa volta della propria specie, anche se essi si sentiranno diversi, così come fecero i nazisti, togliendo questi ai cospecifici la dignità umana e quelli forse l’appartenenza al regno animale.

Viva la lattuga e la sua dignità.

Hiroshima e Fukushima

Ogni anno le commemorazioni delle vittime delle due bombe atomiche sul Giappone diffondono tristi fotografie che divengono trucidi album quando gli anniversari fanno cifre tonde, dispiace assai per tutte quelle persone che hanno sofferto, ma quanto poche sono le testimonianze che appaiono sui media sugli eccidi e sulle crudeli pratiche di prigionia e lavori forzati che le forze di occupazione giapponese hanno utilizzato in ogni luogo conquistato?

Quante sono state le schiave sessuali dei paesi occupati utilizzate per il “ristoro” dei soldati del sol levante?

I cittadini coreani presenti nelle città oggetto del bombardamento atomico mi risulta siano addirittura stati esclusi dall’accesso alla sanità pubblica.

Quindi io non mi sento di associarmi a tutti coloro che hanno condannato l’uso dell’atomica sul Giappone, se ciò ha abbreviato anche solo di un giorno la guerra, è stato giusto farlo.

Che poi questo abbia generato nel popolo giapponese, e in particolare nei suoi governanti e classe dirigente, un’attrazione per l’energia atomica che nella riapertura di centrali, anche dopo il disastro di Fukushima, come in altre misure, continua a manifestarsi come un amore masochista, questo è argomento di psicoananlisi sociale.