Insicurezza e terrorismo

La pena che mi fanno, nella più parte dei casi, le fotografie dei terroristi che in questi anni pubblicano giornali e tv credo sia dovuta al fatto che, di solito, mostrano visi sperduti, visi di qualcuno che si attaccherebbe a tutto, pur di non guardarsi onestamente allo specchio. Alcuni di loro hanno qualche motivo, sono effettivamente brutti o insignificanti, ma la maggior parte hanno lineamenti normali, solo lo sguardo mostra il vuoto esistenziale che li attanaglia, e che essi cercano di riempire con la fede in un aldilà in cui cercano di credere, senza neppure riuscirci fino in fondo, infatti pare che prima delle azioni facciano uso di droghe che tolgono la paura, qualcuno sussurra addirittura che poi si mettano alla prova assaggiando Mortadella , Meraner wurstel, o addirittura Prosciutto San Daniele, non tutti superano la prova e ultimamente le defezioni sono sempre più numerose, per cui i dirigenti stanno correndo ai ripari somministrando salumi avariati, onde non rendere troppo difficile la prova agli aspiranti terroristi suicidi.

 

 

Imperialismo e tolleranza

Negli anni ’60 mi chiedevo perché gli stati occidentali permettessero la circolazione sul loro territorio di sceicchi e simili accompagnati da mogli, concubine e altre donne al seguito, velate in modo da celare i loro volti, cosa contraria alle leggi locali dell’epoca.

Secondo me questa “tolleranza” verso costumi diversi serviva a mascherare in realtà la convinzione di una superiorità occidentale nei confronti di culture diverse, che per l’intrinseca progressività della storia sarebbero andate adeguandosi.

Si sarebbe invece dovuto dichiarare con fermezza che il rispetto delle leggi locali non ammette eccezioni.

Si sarebbe dovuto applicare con altrettanta fermezza il principio di reciprocità nel trattamento di cittadini e religioni, nel senso ad esempio che cittadini di Stati che non ammettono il proselitismo di altre religioni nel loro territorio non avrebbero potuto in alcun modo svolgere tale attività negli Stati ospiti, ugualmente con poligamia o poliandria se lo Stato ospite non li contempla e via dicendo.

Ritengo che proprio il proselitismo praticato dalla maggior parte delle confessioni e sette cristiane in tante parti del mondo (non di rado abbracciato, praticando anche conversioni forzate, addirittura dagli stati, estendendo così l’imperialismo dall’ambito politico-economico a quello religioso) abbia contribuito a costituire la coscienza sporca che, insieme alla già citata convinzione di superiorità intrinseca del sistema di vita occidentale, ha permesso l’affermarsi di pratiche illegali tra cui l’uso di indumenti atti a nascondere i lineamenti femminili, la poligamia, l’infibulazione eccetera.

Non ultima tra le altre cause di questo conflitto credo di dover citare la confusione di ruoli tra stato e chiesa, anche in molti paesi occidentali, che si manifesta in diversi modi tra cui: il riconoscimento di festività religiose, il riconoscimento all’obiezione di coscienza per operatori sanitari, l’insegnamento di specifiche religioni nelle scuole (a volte addirittura a carico dello stato ma con scelta dei docenti operata da gerarchie religiose), il riconoscimento di ministri di culto come pubblici ufficiali nei matrimoni in alcuni paesi, la presenza di ministri di culto (retribuiti dagli stati) in molti eserciti ecc.

Purtroppo per interessi a volte economici, a volte d’influenza politico strategica, più spesso per il combinato di entrambi, si è dimenticato che il rispetto è moneta di scambio essenziale tra popoli, paesi e culture, ma appunto come una qualunque moneta ha due facce: il rispetto che si riconosce di dover dare e il rispetto che si deve esigere.

Fino a ora a governare i rapporti tra stati e tra culture si è oscillato tra “imperialismo” e “tolleranza” i risultati dobbiamo riconoscere che non sono stati brillanti, forse è il caso di dimenticare entrambi.

Milano 15 Novembre 2015