Lanzarote recensione di un’isola.

Una settimana su quest’isola merita certamente di essere passata, se amate le forti emozioni della roccia nuda potete andarci ad esempio in Ottobre, come ho fatto io, il clima era piacevole, anche se ho incontrato una forte perturbazione, che ha fatto disastri a Tenerife e in Spagna, ma ha solo sfiorato Lanzarote, così ho avuto soltanto un cielo a tratti corruscato per qualche giorno e qualche spruzzo di pioggia, anche se il mare faceva paura sulle scogliere esposte a i venti di NordOvest.

Se non siete dei forti ciclisti è meglio noleggiare un’auto, in quanto alcune salite sono piuttosto impegnative e il trasporto pubblico non mi è sembrato frequente e diffuso capillarmente sul territorio, in cambio le strade sono quasi sempre ampie e ben tenute.

Certo che, appena arrivato, uscito dall’autostrada seguendo le indicazioni per San Bartolomè deove avevo prenotato l’albrgo ho visto questo paesaggio:e non sono rimasto entusiasta, sembrava di essere alla estrema periferia di una discarica.

Poi per fortuna  ho visto panorami migliori ma quando sono arrivato all’hotel consigliatomi da un amico:

Di fronte aveva questo giardino pubblico, che da un’altra prospettiva non era meglio:

Mi sono detto: “Ormai ho pagato, entro!” e per fortuna la situazione sembra meglio:

Scusate le giunte si tratta di un collage casalingo, ma il posto sembra suggesitvo, la spianata di roccia nera e terra serviva e forse serve ancora per raccogliere l’acqua piovana che viene raccolta in una cisterna sotterranea, il casottino al centro della foto conteneva un lavatoio e un pozzo.

Si va a vedere le camere: al piano terreno un picolo soggiorno con una scala e un bagno, sopra una spaziosa camera da letto, il tutto sembra abbastanza pulito, il letto è grande e solido (ricordo i lettini a Tenerife all’hotel Coral che erano quelle reti pieghevoli che si tengono in cantina per quando arrivano ospiti inattesi e non graditi) di primo acchito è quello che noto, va bene!

In poco tempo però ci siamo resi conto che la camera aveva gravi handicap:

– la scaletta era ripidissima, alzarsi a pisciare la notte era rischioso, meglio bere poco la sera,

– la finestra, che si apriva dal livello del pavimento fino a 1,6 m, era priva di tende e di persiana, per cui si era completamente esposti alla vista di chi transitava lungo la strada,

– il bagno aveva la finestra completamente bloccata e incrostata di muffa e non c’era un aspiratore,

– la finestra del salottino si poteva aprire solo con grosso sforzo e a rischio di romperla ogni volta e comunque era anch’essa senza tenda né persiana,

insomma questa storia degli hotel de charme comincia a sembrarmi una grande presa per i fondelli, (qualcosa di simile mi era successo in Aprile a Budoni in Sardegna, pizzi e merletti dovunque, tinte pastello mobili in legno, antichi o antichizzati e neppure un balconcino, neppure una poltroncina o una sdraio, o stai a letto o stai fuori) oltretutto di notte ha piovuto e le sedie nel cortile sono tutte zuppe, per soprammercato anche il patio serve solo per fare ombra non tiene la pioggia e anche le sedie al “coperto” sono zuppe.

Ma lasciamo la descrizione del Caserìo de Mozaga e dei suoi malanni a un post specifico e torniamo all’isola nel complesso, essa mostra aspetti estremamente diversificati ci sono zone con grandi alberghi da centinaia di stanze e spiagge con lungomare attrezzato e zone in cui vivono solo i locali con chilometri di bassi scogli che si estendono in profondità per centinaia di metri intervallati da tratti sabbiosi in cui sono costruiti recinti di sassi dentro ai quali stendere gli asciugamani per prendere il sole nonostante il vento, ci sono meraviglie naturalistiche come il Parque Nacional de Tamanfaya perfettamente organizzate e attrezzate, musei e casemuseo, il Monumento al Campesiño e la Fondazione C. Manrique sono tra questi che sono tenuti con attenzione e rigore, dovunque il comfort dei visitatori non è mai dimenticato se non c’è un bar con ristorante è perchè ce ne sono due, se non trovate un bagno è perché siete tra due bagni e sono così ben tenuti che vedendo le insegne avete pensato fossero opere d’arte e basta:

come alla fondazione C. Manrique, oppure come al Jardin de Cactus:

Se intendete trascorrere una settimana in quest’isola affascinante fate il biglietto cumulativo a tutti i musei, a meno che la vostra non sia una vacanza essenzialmente di mare, conviene senz’altro, anche se non visiterete tutto.

Qualche informazione sul cibo:

– se non siete molto tolleranti nei riguardi dell’aglio forse fareste bene a dire, appena seduti a tavola, che siete allergici a tale vegetale, molti piatti ne contengono dosi massicce, alcuni mojo, che sono le salse che portano appena vi sedete e accompagnano gran parte dei piatti, sono praticamente aglio in diversi colori (bianco, con yoghurt, verde, con coriandolo fresco e/o prezzemolo, rosso, con peperoni, qualche volta si trova anche quello verde chiaro che è con avocado, in pratica molto simile al guacamole messicano),

– se siete vegetariani rassegnatevi a una dieta a base di patate (“papas arrugadas”, cioè piccole patate cotte con la buccia in poca acqua e asciugate sul fuoco, sì che si fanno rugose), in una settimana, di diverso da esse sono riuscito a mangiare soltanto un gazpacho di peperoni (in un ristorante di super lusso) e delle melanzane l’ultimo giorno, no mi sbaglio, dimenticavo qualche pomodoro crudo che però aveva sempre un sentore di muffa,

– se siete un po’ schizzinosi non prendete il “caldo millo”, è una buona zuppa di cereali e legumi, con pezzi di carne e molti pezzi di cotenna tagliati grossi,

– non ha controindicazioni invece il “caldo canario” identico a un riso e lenticchie nostrano,

– le patelle invece,

sono solo per appassionati del genere, molto gommose e spesso troppo salate,

– il polpo è spesso il piatto d’elezione tanto per spuntini quanto come piatto forte, sia freddo, sia caldo, in insalata con i peperoni e le cipolle, o cotto con salsa di pomodoro, o infarinato e fritto,

– interessanti sia il capretto sia l’agnello, spesso sono accompagnati da qualche verdura stufata, peperoni e cipolle di solito,

– anche il filetto di manzo mangiato da Stratus, nella valle della Gerìa, era eccellente si scioglieva in bocca, (Stratus è un buon ristorante, se non vi disturba mangiare con la cameriera che vi porta il pane un bocconcino alla volta e il cameriere che vi guarda nel cervello, cercando di cogliere i vostri desideri prima che voi vi accorgiate di averli, ma forse era così perchè eravamo solo sei clienti, utile, se bevete poco la possibilità di avere vari vini al calice, alcuni erano veramente pregevoli),

– la cosa che mi è parsa strana è stato l’orario che vari ristoranti seguivano presentandoci in un ristorante alle 20 ci hanno risposto che la cucina era già chiusa e conoscendo gli orari spagnoli siamo rimasti basiti poi, “aperto dalle 13 alle 17” ho visto scritto in vari posti, una sera proprio a causa di questi orari balzani, ho finito col mangiare biscotti, visto che nelle vicinanze era tutto chiuso, quindi “statev’accuorti”,

– se non conoscete già l’isola di Fuerteventura, almeno una gita giornaliera potete farla, ne vale la pena, naturalmente portatevi l’auto, meglio dirlo subito al momento del noleggio che volete fare tale gita, pagherete un piccolo extra, ma sarete assicurati, altrimenti l’assicurazione vale solo su Lanzarote, potrete fare una passeggiata in un vero deserto tipo Sahara, anche se piccino, ma senza paura di perdervi, poi potrete apprezzare, oltre ai sui bei panorami, anche qui ci sono punti panoramici attrezzati (Mirador), la fortuna che avete avuto a scegliere Lanzarote per la vostra vacanza, invece di Fuerteventura, visto come è spersonalizzata quest’isola dal turismo di massa, dai centri commerciali e dai campi di golf.

Ho centinaia di foto che pubblicherò su Flicr, ma vi suggerisco di scoprire l’isola da soli con curiosità e pazienza, merita!

La seduta spiritica

S’era oramai al terzo tentativo

e Giuseppe Garibaldi non ne voleva sapere

di parlare, né di battere colpi;

il politico che aveva voluto la seduta,

esegeta dell’italico nizzardo,

spazientito lo chiamò per nome,

irritato poi disse: – Peppino?-,

infine, allo stremo: – Pinoo-

esclamò languidamente.

Alfin: – Che c’è?- Disse una voce

ed egli, a me ammiccando si riprese:

– Giuseppe, dimmi, che fai?-

-Son qui, dove non credevo-

-C’è un paradiso dunque?-

chiese sorpreso il politico di rango

– O, dimmi, sei nel limbo?

Che no, nel purgatorio non ci puoi stare!-

-Il luogo è ameno, ma senza lussi,

sol ci si annoia un poco…-

-Su, dimmi, che fate?-

-Solo si chiacchiera

e non si può far nulla

e vi si vede errare.-

-Ah, ci vedete…

e dimmi che pensi di quel che fo al governo?-

-Beh, certo rifare il concordato…-

-No certo, a fronte a te mi devo vergognare,

ma sai ne ho ben più di mille che a seguirmi stanno,

ma non uno di cui potersi poi fidare…-

-Oh, certo noi si era di meno,

che, tolti gli infiltrati e poi le spie,

a cento non s’era mai arrivati,

altro che mille!-

-Ma come! I Mille! I MILLE!

E poi eravate cento!

Ma ancor di più foste valenti!

Se l’esercito borbonico metteste sull’attenti!-

-Ma di che parli coglione!

Son qui che devo vedere tutti i giorni il mio assassino,

con quella faccia da pagnotta fresca,

che cerca pure di attaccar bottone,

scappo un momento in terra e chi ti trovo:

codesto Benedetto che si millanta laico governante

e invece in nuce non sarà che un latitante.-

-Deh, ma chi sei?-

-Il Pino angelico volante,

son l’occasion perduta che aveste di nettarvi la coscienza…-

-Ma, ti conosco? Oh, che famoso sei?-

-Mi ricorda una lapide,

di fronte a quella banca…

Pure, la fama io non l’ho mai cercata,

lei mi trovò, purtroppo.-

Toc, toc, bussò qualcuno e poi si avvicinò:

-Dobbiamo andare, l’hanno venduta,

quel piccoletto, quello con tanti denti.

Andiamo l’Africa ci aspetta.

Il resto è cronaca,

un poco rosa e un poco nera.

Milano 12 Dicembre 2008

La Costituzione italiana

Viva e vitale la vogliono uccidere.

Non ha che sessant’anni, poco più,

pure dicono non sia che eutanasia,

lei non soffre, noi neppure,

se non per quanto d’inespresso,

non concretizzato in leggi, ancora,

ella dichiara, rischiarandoci la via.

Vogliono ucciderla!

Ma si nascondono, per farlo,

dietro la tutela della vita,

come i banditi che sono,

si fanno strada dietro Eluana,

dietro la sua immagine ridente,

vengono avanti,

per uccidere Lei,

per derubare noi.

Cosa ci è rimasto, di una guerra

in cui ci sono morti padri e nonni,

in cui ci hanno ucciso e violentato

le nonne e le madri per dirci bastardi,

ci hanno distrutto e derubato

antiche città e opere d’arte?

Di una guerra in cui ci hanno condotto,

entusiasti e drogati di fandonie,

a invadere paesi amici e fratelli,

a sterminare uomini e donne,

a sventrare come animali nocivi

anche i bambini, lì nelle strade,

cosa ci è rimasto di tutto questo?

Era l’Etiopia del 1937.

Non contenti, poco dopo.

ne uccidemmo altri mille

e poi cinquecento,

giovani monaci copti, ragazzini.

Di questo nessuno prova vergogna,

perché nessuno sa in Italia,

perché a scuola, se va bene,

si studiano i lager tedeschi,

non i nostri, non i nostri!

Unica cosa utile e vitale,

che da quella tragedia,

non solo nazionale,

c’era rimasta in eredità,

la vogliono uccidere,

saranno così morti invano,

i nostri soldati e le loro vittime,

le nostre vittime e gli altri soldati.

Se noi possiamo guardare lontano

è solo perché siamo sulle spalle dei nostri avi,

solo se dei loro errori facciamo tesoro,

ma se gettiamo il frutto del loro sacrificio,

in un fosso, a guardare la terra, ci troveremo ancora,

come quelli che, morti, non ci poterono essere padri,

questo vuol dire non difendere la Costituzione.

Milano 9 Febbraio 2009

Rubare la speranza la giovinezza e l’innocenza

Giusto da poco mi hanno inviato

un video di musica solenne,

che celebra il soldato americano,

morto, e mescola ai cantanti

riprese di elicotteri e soldati

bene armati, baldanzosi, marcianti

con bimbi neri, plaudenti, ai lati.

Ecco un’altro furto mi son detto,

di speranza rubano un momento,

rubano un applauso, di mani scarne,

rubano un riso, di denti innocenti,

proprio loro, che col diritto d’autore,

vorrebbero tenere in cassaforte

non solo l’opera, anche un peto.

Milano 18 gennaio 2009

Ancora machete al lavoro in Africa.

Ancora l’Africa mi duole,

mi ammala il dolore del cuore dell’uomo,

di questo cuore di terra da cui sento di essere plasmato,

ancora l’acciaio separa la carne, oggi come allora.

La destra

Avrei voluto nascondere le mie povere mani,

seppellirle profonde tra i banani,

qualcosa mi spinse a fuggire,

cullando i polsi legati come un bimbo,

tra le braccia nude, urlanti e silenziose.

L’orrore delle ascelle accanto ai mozziconi

mi traversava il petto e lì, strideva,

oh! chiudermi le orecchie e urlare!

Invece tutto si fece silenzio.

Scivolavano le brache sotto i piedi

e poi fui nudo.

Le spine nei calcagni mi fecero fermare,

attesi una morte che tardava,

infine giunse il mio cane,

strisciando, a coda bassa,

lo sguardo del peccato mi evitava,

ai piedi mi depose la destra,

attese una carezza e mi vegliò,

volli versare lacrime e non vennero,

lui pianse per me, mi vennero a cercare.

Forse ebbero pena, forse li disturbavo,

prima sgozzarono me, poi il cane.

Milano 16-4-2005