Informazione calibrata sul Corriere

Qui un interessante articolo sulla legislazione attuale riguardo ai “farmaci” omeopatici.http://www.blogger.com/img/blank.gif

Si tratta di un articolo di disinformazione occulta, in cui i meccanismi psicologico-interpretativi del messaggio scritto sullo schermo, sono tutti splendidamente utilizzati onde creare una informazione distorta tra il pubblico potenziale di questo mercato, notoriamente scientificamente poco informato e in generale poco avvezzo ad una lettura analitica del testo.

Le tesi che interessa fare “transitare” fino al lettore sono espresse sotto forma di quesiti posti all’inizio dell’articolo, ad essi segue una risposta attribuita a Anna Rosa Marra (Coordinatore Area registrazione e Direttore Area Valutazione Autorizzazione Alfa).

1- “Per definizione, i medicinali omeopatici sono preparati ottenuti utilizzando principi attivi provenienti dal regno minerale, vegetale, animale.” Ecco l’incipit dell’articolo, esso sembra neutrale solo ad una lettura superficiale, infatti attribuisce la definizione “principio attivo” semplicemente alla sostanza che dovrebbe essere presente nel farmaco, non alla sua effettiva e dimostrata efficacia terapeutica, tanto è vero che i farmaci omeopatici in commercio non contengono indicazioni terapeutiche, ma solo sulle vie e modalità di somministrazione.

2-“Nell’ambito dell’Europa nessun medicinale omeopatico può ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione senza che una comprovata documentazione ne dimostri qualità e sicurezza.” Anche qui meraviglie d’equilibrismo retorico, ad una lettura superficiale sembra che di tali medicinali siano testati efficacia, controindicazioni e effetti collaterali in realtà la “documentazione di qualità e sicurezza” dimostra soltanto che tali “farmaci” non sono inquinati da sostanze tossiche (non di rado il principio attivo lo è, ma, come abbiamo visto in altri post, la diluizione è tale da trovare difficilmente tracce di tali sostanze) o da microorganismi.

3- Ecco il capolavoro dell’estensore dell’articolo: “Quanto alla domanda se questi preparati debbano solo dimostrare di non essere dannosi o anche di “funzionare”, è importante ricordare che, pur se privi di una autorizzazione formale, i medicinali omeopatici attualmente in commercio in Italia devono adempiere alle disposizioni previste dalla vigilanza post-marketing analogamente ai medicinali convenzionali. Pertanto i medicinali omeopatici sono sottoposti a farmacovigilanza e le segnalazioni di reazioni avverse sono attentamente valutate dall’Aifa al fine di adottare eventuali misure a tutela della salute pubblica.”

La colorazione rossa nel paragrafo precedente è mia, evidenzia la domanda cui il prosieguo dell’articolo dovrebbe dare risposta, ma tale risposta non c’è, si dice infatti che soltanto ne viene monitorata l’eventuale manifestarsi di reazioni avverse, questo significa la “vigilanza post-marketing” e questo concetto viene ribadito due volte cambiando i termini di espressione in farmacovigilanza e appunto “segnalazione di reazioni avverse”.

4-Nell’ultimo paragrafo si chiarisce che “I nuovi (“farmaci”) omeopatici che chiederanno la registrazione all’Aifa, se presenteranno un dossier completo per dimostrare che hanno un effetto terapeutico, potranno scriverlo nel relativo foglio illustrativo.” E se non lo presenteranno cosa succederà?

I vecchi farmaci verranno valutati solo per testarne la non tossicità e potranno così continuare ad essere venduti con il foglietto senza indicazioni terapeutiche, ma quelli nuovi? Possiamo già immaginare che la sfida delle aziende omeopatiche sarà il dare nomi e vesti nuove a vecchie “farmaci” essendo impossibile produrre una documentazione di efficacia per “farmaci” omeopatici nuovi. Quindi ci si aspetta che diventino dirigenti di aziende omeopatiche esperti di packaging e labeling oltre che di comunicazione seduttiva.

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