Energia e PIL, manovra economica e TAV

In Giappone prende piede il “setsuden”, secondo “Il Fatto Quotidiano“, e qualche riflessione viene in mente anche a me.

Ecco qualche esempio di misure, a costo zero per lo stato, che potrebbero riavviare almeno alcuni comparti dell’economia e che non richiedono i tempi lunghi delle modifiche costituzionali.

– Semplificare al massimo, se non eliminare, la necessità di permessi comunali, condominiali o di altre autorità per l’istallazione di pannelli termici o fotovoltaici o di pale eoliche, di dimensioni limitate, sui tetti delle case unifamiliari o sui balconi dei condomìni, (molto meglio coprire la maggior parte delle brutte case italiane, che non estirpare le vigne per coprire le colline di pannelli, come sta accadendo in tante zone d’Italia) il vantaggio di pannelli sulle pareti delle case e sui tetti infatti sono diversi, oltre a diminuire la temperatura delle abitazioni d’estate, ombreggiandole, può anche diminuirne l’irraggiamento e quindi il raffreddamento notturno, senza considerare la possibilità di utilizzare pannelli a duplice funzione fotovoltaica e termica, ad aria o ad acqua.

– Porre come obiettivo strategico alle FFSS  puntualità, velocità ragionevole e comfort dei treni pendolari sarebbe veramente utile per migliorare efficienza e produttività di quello che qualcuno si ostina a chiamare “sistema Italia”, a questo proposito sarebbe da segnalare il caso cinese,secondo “Il Giornale” anche la Cina starebbe ridimensionando la TAV, rinunciando a nuove linee e esercitando quelle attuali a una velocità inferiore a quella per quella quale erano state progettate.

Rinunciare alla TAV (investendo al contempo sull’ammodernamento della rete e sui servizi) non sarebbe una cattiva idea, infatti ci sarebbe da chiedersi a quale scopo, per andare ad es. da Milano Rogoredo a Civitavecchia, volendo magari imbarcarmi per la Sardegna, dovrei viaggiare a 300 km/h da Milano a Roma e, secondo il sito di trenitalia, impiegare da 4h e 40 minuti a 5h e 21 minuti, pagando da 95,50 € a 104,50 € mentre, secondo Michelin, in auto avrei un costo di 77,66 € (di cui per pedaggio 27,70 € e per carburante 49,96 €) e impiegherei 05h e 38 minuti.

Ho fatto l’esempio di Milano Rogoredo in quanto io ci abito vicino e potrei andarci a piedi in 10 minuti, ma se dovessi comunque prendere dei mezzi pubblici per arrivare a una stazione, i tempi di percorrenza potrebbero aumentare anche sensibilmente e se dovessi prendere un taxi anche i costi leviterebbero.

Quindi a chi serve una linea ferroviaria che ha comunque tempi di percorrenza che sono paragonabili a quelli di un’auto (al massimo il 18% in meno) e costi che sono di circa il 50% superiori? N. B.: viaggiando da soli! In due il 150% in più!

A cosa serve avere un finanziamento europeo per un’opera inutile, o comunque scarsamente utile, quando la maggior parte del finanziamento sarebbe, comunque, sulle spalle dei contribuenti che avrebbero, invece, bisogno di trasporti efficenti tuti i giorni sulle brevi e medie distanze che percorrono quotidianamente? E i costi di manutenzione? E i costi di esercizio? Non è necessario essere ingegneri o fisici per sapere che il consumo di energia aumenta in modo molto più che lineare con l’aumento della velocità.

 

 

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I costi del nucleare, sommessamente nascosti

Sul Forum Nucleare Italiano Chicco Testa scrive, rispondendo a un articolo di Pippo Ranci:

“Faccio sommessamente notare che il contributo tecnologico che è venuto all’ Italia dalle fonti rinnovabili , nonostante l’alto costo degli incentivi, è quasi trascurabile.”

Poi più avanti:

“Il futuro del mondo sarà nella fusione e nelle rinnovabili, come Ranci sembra immaginare? Me lo auguro, ma  per arrivarci c’è molto lavoro da fare. Come per la quarta generazione dei reattori a fissione. Per la quale, come per la fusione e le competenze fisiche ed ingegneristiche di cui necessita, faccio sommessamente osservare che se arriverà sarà anche perché qualcuno ha nel frattempo sviluppato la prima, la seconda, la terza…”

Tutta la campagna pro nucleare che si sta sviluppando in Italia si sviluppa “sommessamente” cercando di fare apparire come obiettive le dichiarazioni e i commenti dei servizi dei telegiornali, gli articoli di stampa ecc. Ma non solo anche la pubblicità, recentemente sanzionata, se non vado errato, da qualche Garante, si sviluppa sommessamente come una tela di ragno, come un messaggio subliminale  cerca di infiltrarsi nelle menti dei meno avvertiti.

A nulla serve far notare a costoro il levitare dei costi, il prolungarsi dei tempi previsti e le difficoltà esecutive cui sta andando incontro la costruzione della centrale nucleare in Finlandia, del medesimo tipo delle costruende centrali italiane, infatti in un altro articolo del medesimo Form Nucleare Italiano si legge un articolo a firma di Carlo Stagnaro “I veri costi del nucleare” nel quale si legge tra l’altro: “il costo medio attualizzato di generazione dell’energia nucleare non può essere desunto da esperienze precedenti ma dipende da una serie di variabili specifiche del singolo investimento e del luogo e del contesto in cui è calato” sembrerebbe un’affermazione da ultrà antinuclearista, una premessa a un panegirico su come in Italia si riesca a spendere in doppio, come minimo, di quanto si spenda in altri paesi europei per le medesime strutture o infrastrutture e invece…

Invece questo articolo viene posto tra quelli a favore del nucleare nel Forum suddetto!

Ma citiamo qualche altra chicca, egli cita tre tesi di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile compilato da Edo Ronchi e “basato su letteratura esistente e perlopiù condivisa”, cito:

“- Il nucleare oggi non è competitivo con le fonti tradizionalmente impiegate nella produzione di energia elettrica(carbone e gas naturale) neppure tenendo conto dei suoi vantaggi ambientali;

– Il nucleare domani non sara competitivo con le fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico);

– Il nucleare in Italia avrebbe costi superiori a quelli riscontrabili in altri paesi e , di conseguenza, ha ancora meno chance di affermarsi rispetto a quanto accade altrove.”

Quindi si tratta di tesi comunemente note e “perlopiù” condivise! Ma prosegue:

“La prima e la terza tesi contengono un importante grano di verità, ma meritano maggiore approfondimento”

Ma allora  si tratta davvero di una quinta colonna ecologista infiltrata nel covo nuclearista? Onore al merito!

Ma il bello deve ancora venire:

“La seconda tesi… è difficilmente sostenibile. Scopo di questo paper è discutere le tesi sostenute da Ronchi … da un punto di vista strettamente economico-finanziario.”

A questo punto il lettore si aspetta, finalmente vorrei dire, una disamina economica magari con dati completi di qualche centrale costruita, esercitata e dimessa con valori attualizzati, cosa di cui non si ha notizia nell’orbe terracqueo, ma la premessa non lascia intravedere chiarezza, infatti di seguito alla citazione precedente:

 

“Le esternalità positive e negative del nucleare non verranno considerate se non nella misura in cui esse vengono(o possono essere) internalizzate attraverso opportuni sistemi di policy. (Nota: La principale esternalità positiva del nucleare è di natura ambientale, cioè la riduzione delle emissioni climalteranti .Le maggiori esternalità negative riguardano i rischi – per quanto remoti – di incidenti e la gestione delle scorie e la fine vita degli impianti.”

Ma allora era uno scherzo? In questo garbuglio si capisce la filosofia classica dell’imprenditore italico che quando un’azienda ha inquinato il sito dell’azienda scaricandoci i reflui di lavorazione e i capannoni stanno per crollare, fa fallire l’azienda, scappando in un paradiso fiscale e lasciando alla collettività il compito di bonificare capannoni e terreno, il perfetto ragionamento da commercialista mafioso più che da economista.

Ma proseguiamo:

“Questo paper non intende rispondere alla domanda: quanto costa l’energia nucleare? Per ragioni che verranno esposte, si tratta di una domanda a cui, in termini generali, non è possibile rispondere.”

Ma allora il titolo del paper?

L’autore prosegue dicendo che il paper di per sé non fornisce argomenti pro o contro il nucleare (?) poi ci diletta di una ipotesi fantascientifica che dovrebbe consolarci “In un contesto liberalizzato… costi e benefici economici sono (o dovrebbero essere) pienamente internalizzati dagli investitori; un investimento sbagliato non produce extracosti per i consumatori, ma un danno finanziario per chi lo effettua.”

Allora potremmo stare tranquilli, non mi risulta che, in qualche paese al mondo, dei privati stiano costruendo delle centrali nucleari senza garanzie pubbliche, ma quel “(o dovrebbe essere)” mi mette a disagio, come probabilmente era a disagio l’autore facendo l’affermazione che precedeva, sappiamo che in Italia, e non solo, si privatizzano le plusvalenze e si statalizzano le perdite.

Forse avevamo ragione a sospettare di questa prosa, l’autore era un esponente della Baader-Meinhof sfuggito alla cattura, che è riuscito a infiltrarsi nel nucleo nuclearista e lo sta distruggendo dall’interno o invece il nucleo nuclearista, troppo finanziato dalle multinazionali dell’uranio, è cresciuto troppo e sta andando incontro a fissione nucleare o a decadimento spontaneo?

O forse C. Testa & C. stanno cercando di accreditare sé stessi (e la loro attività e i loro sponsor) come unici e veri depositari del verbo ecologista?

 

 

 

Idroscalo (o Idropark?) di Milano 15 Dicembre 2010

Passeggiata all’Idroscalo con la “galaverna” (= brina in milanese e non solo).

Rifiuti lungo le sponde Sud

Sarebbe così difficile raccogliere questi rifiuti che il vento si incarica di convogliare lungo le sponde Sud del bacino?

altri rifiuti e boe disperse

Altri rifiuti.

Gli stessi cartelli obsoleti diventano rifiuti, se abbandonati a sé stessi.

Ma ecco i soliti cormorani (o marangoni?) che vengono a svernare all’Idroscalo.

Sventolavano le ali per asciugare le penne, ora sono più tranquilli, chissà se pensano di essere su uno scoglio invece che sul trampolino dello sci nautico?

Ma passiamo dal bosco chissà di non vedere qualche pettirosso.

Invece mi imbatto in una operazione di polizia con i cani, che cerchino droga? Cadaveri? Il senno di una classe politica o di un popolo intero?

Accidenti un black block! Ma allora è vero, sono dappertutto! Stanno fabbricando la nebbia per mettere in crisi l’economia Padana!

Ah, no stanno facendo un film! Per addormentare le coscienze e svegliare le paure? Chissà.

Meglio tornare sul lago.

Ma perbacco, era così difficile mettere la recinzione tutta alla stessa altezza? Tra l’altro avevano il livello del lago per regolarsi. Sta andando tutta in malora.

Qui è addirittura scomparsa!

Ma forse la recinzione che saliva e scendeva era una trovata di un architetto per dare movimento al parco.

Così da 2 anni e mezzo all’Idroscalo non si può nuotare, ricordo che lo proibirono dopo un’estate in cui morirono tre o quattro persone, ma se sulle sigarette si contentano di scrivere che fanno venire il cancro, perchè proibire il nuoto in acque libere ai milanesi e consentirgli invece di fumare? Ricordo con infinito piacere le nuotate di tre ore con cui me lo facevo avanti e indietro d’estate, nuotate che è difficile fare al mare, infestate come sono da motoscafi e moto d’acqua, e windsurf e quegli accidenti che ti piombano in testa dal cielo col le tavole, attaccati a una specie di paracadute.

E no! Il nuoto libero e non competitivo non aumenta il PIL, hanno messo anche questo accidenti di impianto per lo sci nautico che occupa un bel pezzo del lago, per fare sport bisogna pagare altrimenti non è sport, o sei CONI o non esisti, ma ci sono tanti spacciatori per strada e nelle piazze, perchè bisogna rivolgersi al CONI?

Hanno paura! Paura che i giovani si accorgano che possono fare sport solo per il piacere di farlo, senza competizione, senza gare, senza vincitori e vinti, ci avete mai pensato? Qualunque gara ha decine o centinaia di competitori e un solo vincente, si tratta di abituare i giovani a perdere, altro che sport educativo, serve ad abituarli al fatto che sia normale perdere, come avverrà nella vita, di fronte al raccomandato di turno anziché al pupillo del medico sportivo della federazione.

E invece qui si potrebbe, volendo, fare il bagno, se ci fossero i bagnini, ma il cartello precedente non diceva “divieto assoluto di balneazione nell’intero bacino”?  Chissà?

Ma ecco qualcosa di veramente in tema, buon solstizio d’inverno a tutti!

Ho quasi finito il giro, quando vedo nell’acqua, a pochi centimetri da terra una specie di cartone  avvolto su se stesso, mi avvicino e, con le mani intirizzite lo tiro in secca, con fatica, dev’essere alto un metro e mezzo e lungo almeno cinque o sei metri e sembra in pvc telato, di quelli che, se aspettiamo che si degradi da solo, dobbiamo passare il testimone ai nipoti. certo che non è volato in acqua da solo, come avrebbe potuto  avvoltolarsi?

Ma è possibile che chi svolge iniziative all’Idroscalo poi non si porti via quello che ci ha portato? Cosa fa la polizia provinciale? Di lei ignoravo l’esistenza fino a che non ne ho visto l’auto girare intorno all’Idroscalo, a qualcosa sarà pure deputata! Scusate ho sbagliato verbo, non volevo insultare nessuno, volevo dire: avrà pure qualche compito, o no?

A ecco c’è stata una sfilata di cani, forse fa servizio d’ordine in queste occasioni, chissà quando è stata; oggi è Mercoledì, probabilmente domenica scorsa, un cartello ssarà stato staccato dal vento e sarà sfuggito agli organizzatori.

Ma altri sono ancora attaccati anche questo risalirà a domanica scorsa.

Ah erano contemporanei sfilata canina e mercatino.

Pare proprio che gli organizzatori di eventi all’Idroscalo abbiano una grande fiducia nella velocità di degrado della carta, se non si curano di togliere i loro cartelli, chissà se anche quelli che hanno lasciato lo striscione di pvc hanno fatto ragionamenti analoghi?

Basta, la passeggiata è finita e con questo freddo mi scappa una pipì..

Ecco i cessi, giusto in tempo:

Ma per le pari opportunità:

Mi sa che devo correre a casa!

Saluti alla Provincia di Milano.

Le gocce

Io goccia d’un’onda,

in balìa del vento

io, spuma, e schizzi,

io, aria divento,

restare volevo

negli abissi quieti,

silenti, oscuri,

abbandonati,

quindi sicuri.

Io venni trascinata,

a riveder le stelle,

dall’àncora incurante,

con rami di corallo

e con silicee spugne,

io fui tra lor morenti,

così caddi sul ponte,

di lì nella sentina,

ove sostai, pensosa,

quanto non so,

mi parve assai,

ora son spuma

e non mi fermo mai,

alla mercé del vento,

tal sono e mi sento.

Così dicea la goccia

della schiuma di mare,

frizzando le sue bolle,

serena, ma non doma,

alla macchia oleosa

in cui specchiava

l’arcobaleno assente.

Io pure, disse il petrolio,

di lontano vengo,

tra i sargassi rinacqui

a questo cielo terso,

in me porto il ricordo

di un mondo assai diverso,

ne fui esiliato a lungo,

nell’Ade oscuro e caldo

restavo, rassegnato,

a rispettar, tacendo,

i ritmi del pianeta,

che sfarina il granito,

che digerisce il tempo,

ma venne un ascesso,

una suppurazione,

e venni espulso in mare.

Ora mi spando bene,

copro la spuma bianca,

ne faccio schiuma densa,

del color del letame,

che giunta sulla sponda

segna il confin letale.

Oppur resto, silente,

a fare specchio a un cielo

sempre più spopolato

di sterne e di gabbiani,

di svassi e cormorani,

di folaghe e di aironi,

di martin pescatori,

di falchi e di gruccioni,

pivieri e pivieresse,

chiurli e porciglioni,

se tacciono loro

devo parlare io?

Milano 27 Maggio 2010

L’onda

Struggente e vero:
la vita di un’onda,
capriccio di vento,
e d’acque correnti,
s’infrange in spuma
e lì si consuma;
lì, sulla spiaggia,
rende un momento,
dei cieli che vide,
un lampo, un riflesso;
ma torna e rinasce,
mai più la stessa;
ne nasce un dolore,
ne sale un odore,
di putrido e fresco,
l’odore del mare,
consumato e nuovo,
sapore d’amore,
che cerca un riposo,
che neppure al Polo,
potrà più trovare.