Red Ronnie e la selezione naturale

A quanto pare  il signor Red Ronnie è a favore della selezione naturale, peccato che non lo dica apertamente, ma anzi si mimetizzi, cercando, come fautore di una medicina fantastica, di apparire come salvatore di intere generazioni di bambini attualmente, a sentir lui, vittime delle vaccinazioni.

Perché chiunque abbia accesso al mezzo televisivo si senta in diritto di parlare di cose di cui non conosce niente potrebbe essere argomento di tesi di laurea in psicopatologia dello spettacolo, purtroppo oltre ai soliti soggetti televisivi, come nel caso in questione, spesso vengono intervistati anche medici, a volte interdetti alla professione, a volte che dovrebbero esserlo da tempo, se l’ordine dei medici fosse un minimo attento alla credibilità della categoria.

Probabilmente anche l’ordine dei giornalisti avrebbe il dovere di intervenire, nei confronti di quei giornalisti che, pur di avere qualche “like” sotto il loro articolo o innalzare di qualche decimale lo share della loro trasmissione, danno spazio e voce a maghi e ciarlatani.

Ma tant’è, gli ordini, a quanto pare, servono solo a elargire fondi, prebende, gettoni e stipendi ai membri del carrozzone.

Ma cari omeopati e altri ciarlatani svelatevi alfine: siete a favore della selezione naturale della popolazione umana, si tratta di una posizione scientificamente(1) ed economicamente(2) comprensibile, che potrebbe avere anche una sua dignità se esposta con dignità e onestà.

Mi sembra sia legittimo essere contrari a questi effetti della medicina preventiva, sarebbe però logicamente conseguente essere anche contro la medicina curativa per i medesimi motivi, quindi bisognerebbe anche essere contro le diverse forme di “medicine” alternative, nell’ipotesi che esse possano avere qualche effetto curativo, in quanto anch’esse contribuirebbero al peggioramento genetico della specie, di generazione in generazione.

Forse dovremmo porre effettivamente dei limiti alla medicina, l’esistenza di Red Ronnie e degli altri suoi epigoni che straparlano e strascrivono è talmente grande che è forse la dimostrazione più evidente dei perversi risultati che la medicina, curativa e preventiva propriamente dette, hanno prodotto.

Note:

(1)In fin dei conti le vaccinazioni permettono di sopravvivere anche a coloro che, se non fossero vaccinati non sopravviverebbero alla malattia in forma conclamata, quindi col tempo è possibile, o addirittura probabile, che le vaccinazioni aumentino la percentuale di persone deboli nei confronti degli attacchi delle malattie. Inoltre è stato addirittura possibile eliminare, a quanto pare del tutto, alcune malattie tramite la vaccinazione, in questo modo esse non possono più contribuire alla selezione della popolazione umana.

(2)In base a quanto sopra esposto tra gli effetti della medicina c’è che la percentuale di persone che abbisognano di cure per tutta, o buona parte della loro vita, aumenta in confronto alla popolazione attiva, con effetti prevedibili sull’economia. Aumenta inoltre anche la durata della vita e con essa si pone il problema che, se gli anziani rimangono abbastanza abili da lavorare, la permanenza di anziani in attività rallenta l’evoluzione tecnologica, se invece gli anziani non sono più in grado di lavorare, la loro vita da pensionati per trent’anni e più sconvolge gli equilibri di bilancio di stati ed enti pensionistici.

Dal Marginalismo poetico al Riparativismo economico

La prima parte del titolo dell’articolo si riferisce a una teorizzazione, delineata in forma poetica, ma operata anche in forme pittorico-scultoree, del Marginalismo come scelta etica ed economica, da parte di alcuni intellettuali fin dagli anni ’80 del XX secolo, la seconda parte verrà argomentata nell’articolo.

Dapprima le diverse crisi economiche, che hanno colpito l’occidente a ondate successive, intervallate da momenti di quiete relativa e addirittura di brevi espansioni settoriali, poi il tunnel della grande crisi da cui si continua a proclamare prossima l’uscita, ora questa messa all’angolo della supponenza scientifico-tecnologico-finanziaria, da parte del terremoto e del conseguente maremoto in Giappone, per chi vuole vedere all’orizzonte si profila un cambiamento che potrebbe essere definito davvero epocale, se ancora fosse possibile utilizzare questo aggettivo inflazionato: le priorità economico-produttive di una società che voglia mantenere una relativa stabilità stanno cambiando, dalla produzione legata al consumo breve e alla discarica veloce, ci si deve rivolgere ad una produzione di beni durevoli veramente tali, di beni riparabili, di beni aggiornabili.

Solamente una società che sappia aggiornare la sua scala di valori e con essa la economia produttiva a questi nuovi obiettivi, sarà in grado di mantenere quel grado di distribuzione della ricchezza e del lavoro, necessari e sufficenti a mantenere un grado di coesione sociale minimo, indispensabile per non precipitare in un gorgo di guerre e rivolte senza progettualità, incapaci di costruire alcunché.

Il nuovo modello economico-produttivo dovrà prevedere che, di ogni bene, venga prevista, già in sede progettuale, la riparabilità o la sostituabilità di ogni componente e che, tali componenti, siano facilmente separabili nei diversi materiali da riciclare, il costo relativo all’uso di un bene, quindi, dovrà poter essere “spalmato” su di un tempo molto più lungo dell’attuale, per fare un esempio, mentre ora il costo di un bene si concentra, in massima parte, al momento dell’acquisto, in piccolissima parte si manifesta durante la vita del bene sotto forma di manutenzione e infine, in parte quasi trascurabile, al momento della dismissione, bisogna che la sua durata utile aumenti sostanzialmente, in relazione alla sua riparabilità e la sua eventuale aggiornabilità, quindi parte consistente del costo dell’uso del bene sarà distribuito lungo la sua vita utile, ciò dovrà produrre una distribuzione del lavoro, in relazione all’uso di un bene, a una filiera molto più estesa, non più relativa cioè alla sola produzione, ma a tutta la sua vita economica, fino al suo rientro nella filiera produttiva come materia prima riciclata.

Le conseguenze di una simile organizzazione economica saranno molteplici, abbiamo detto in primo luogo che la durata economica di un bene dovrà consistentemente aumentare, i centri di manutenzione dovranno essere distribuiti più o meno capillarmente nel territorio, distribuendo un consistente numero di lavoratori in piccoli aggregati. Tutto ciò diminuirà la quantità di risorse destinate al trasporto delle merci (dai concentrati luoghi di produzione agli utenti) in quanto il ricambio di beni “nuovi” sarà molto minore, ma anche il trasporto dei lavoratori dai luoghi di residenza al posto di lavoro, in quanto molta parte della forza lavoro collegata alla vita del bene sarà, come abbiamo detto, distribuita sul territorio (nei centri di assistenza); è il caso di sottolieare, forse, che mentre la produzione di un bene è generalmente meccanizzabile in misura consistente, la sua riparazione, o il suo aggiornamento, lo sono molto meno, saranno presumibilmente di più le “ore uomo” coinvolte nella manutenzione del bene di quelle coinvolte nella sua produzione (e questo naturalmente non per difetti di fabbricazione, ma per scelta di durevolezza) aumenterà quindi notevolmente la componente di “valore salariale” dell’uso del bene in relazione alla sua componente “valore capitale”.

Voglio mettere in risalto l’importanza che attibuisco alla locuzione ribadita “costo d’uso del bene”, in contrapposizione a “costo di produzione del bene”, in quanto è proprio in questa traslocazione del centro d’attenzione del ragionamento economico, che sta la possibilità di mantenimento di una socialità organizzata in questo millennio, come intuito dal taoismo alcuni millenni addietro e dal movimento anarchico alcuni secoli fa.

P.S.: L’uso del futuro è un augurio per le prossime generazioni.