Titoli di Stato spagnoli e doppia imposizione fiscale, sesta puntata.

Oggi, a distanza esattamente di un anno dalla richiesta, ho avuto il rimborso della doppia tassazione sui titoli di stato spagnoli, naturalmente senza nessun interesse per la lunga trafila.

Da segnalare che secondo l’Agenzia delle Entrate Milano 4 quest’anno la richiesta dell’attestato di residenza fiscale il inglese, necessario per ottenere l’esonero dal pagamento della tassazione spagnola(19%) o il suo rimborso, non necessita di marca da bollo, il suo costo quindi è solo di € 3,10 da pagare con F23.

Aggiorno anche la situazione sulla politica con la clientela di Webank: in seguito alle mie proteste per il rosso in cui ero incorso per il loro fare storni di cedole, erroneamente duplicate, antedatati di mesi, che mi costrinse a fare acrobazie, mi hanno fatto ristorni antedatati sufficienti a non farmi andare in rosso (spero, verificherò), vero è che io ero riuscito a coprire tutto, solo con qualche giorno di ritardo per una piccola cifra, comunque onore al merito.

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La manovra: al prossimo governo far digerire i sacrifici. Ovvero i frutti avvelenati dell’alternanza 2

In un precedente post scrivevo “dei frutti avvelenati dell’alternanza” mi riferivo in particolare alle difficoltà che avrebbe dovuto incontrare la nuova amministrazione della città di Milano.

Purtroppo la problematica non riguarda solo questa città, in un paese che ha smarrito l’etica del bene comune, in un paese cioè in cui i politici in primis e buona parte della popolazione, a seguire, hanno perso le remore etiche che dovrebbero limitare il perseguimento dei propri interessi (oltretutto di breve termine) ecco che si propone la problematica dei “frutti avvelenati dell’alternanza” anche su scala nazionale, questa volta non è necessario avere la memoria lunga o uno sguardo d’aquila sul futuro per scorgere, nel piano di rientro di cui parlano i giornali, il veleno.

Nell’art. 382 del Codice Civile si dice che “Il tutore deve amministrare il patrimonio del minore con la diligenza del buon padre di famiglia.”

Non si chiedono miracoli ai politici, solo che si comportino come dovrebbe fare un tutore, con la “diligenza del buon padre di famiglia” che non si mangia il patrimonio dei minori, e invece abbiamo assistito al saccheggio delle entrate dello stato (le nostre tasse) per i più abietti interessi privati e per quelli delle proprie clientele elettorali, non contenti di ciò, cioè dei sacrifici che ci hanno fatto fare nei decenni passati e che ancora aumentano, progettano i sacrifici da far fare ai nostri figli. Hanno “cartolarizzato” beni pubblici con operazioni che darebbero lavoro a reggimenti di G.d F. per generazioni e generazioni, hanno condonato e sanato il saccheggio paesaggistico del paese e hanno depenalizzato reati d’inquinamento ambientale con ciò depauperando le prossime generazioni del diritto al bello e alla salute, ma, non paghi di questo, hanno anche deciso quali sacrifici dovranno fare i non ancora nati per mantenere loro e i loro banchieri a crogiolarsi nel lusso, mentre le galere sono occupate al 150%, in gran parte da detenuti in attesa di giudizio o condannati per reati connessi all’uso  di droghe o per reati comunque minori.

Ma non voglio deprimermi troppo,

la butterò quindi in scherzo.

Ma si guardano in giro costoro?

Non bisogna guardare lontano:

a destra ci abbiamo la Grecia,

potremmo andarci in pattino,

a sinistra vediamo la Spagna,

che quasi ci parlan latino,

se urlan potremmo capirli.

Quanto ancora potrà fare conto,

il nostro avveduto ministro

della finanza creativa,

sui nostri sudati risparmi,

per bilanciare gli sprechi,

i furti e le ladrerìe?

Han già cambiato i bilanci

non son più sol dello stato,

ma di tutta l’intera nazione,

hanno messo nel calderone,

di tutti i conti correnti,

ma non essendo bastanti,

han calcolato i soldini

nascosti da tutti i bambini,

trovandosi ancora impotenti

a rimborsare i montanti

del debito nazionale,

stanno pensando davvero

di mettere in conto al Tesoro,

tutte le gioie perdute

tra le sabbie demaniali,

si tratta di fedi e di ori,

il prossimo passo sarà,

obbligarci a perderle là.

Titoli di Stato spagnoli e doppia imposizione fiscale, terza puntata.

Doppia imposizione sui Titoli di Stato della Spagna (19% x la Spagna e 12.5% x l’Italia = 31,5%) prosegue l’avventura per ottenere il rimborso.

Devo ottenere il certificato di residenza fiscale e richiedere il rimborso al Ministero delle finanze spagnolo, naturalmente devo fare la richiesta in spagnolo, e, altrettanto naturalmente, l’Agenzia delle Entrate al massimo fa il certificato di residenza fiscale in inglese, oltre che in italiano.
Un mese e mezzo dopo la mia raccomandata con cui chiedevo l’intervento dell’Ondbusman, la segreteria tecnica di questo ente mi rimanda cortesemente la documentazione inviata, scrivendo che, dallo scorso anno, per questo tipo di problemi bisogna rivolgersi alla Camera di conciliazione e arbitrato della Consob, naturalmente le banche non hanno dato alcuna pubblicità alla cosa, così ho perso tempo e danaro, naturalmente infatti, la Camera di conciliazione accetta soltanto comunicazioni scritte e per avere certezza che le abbiano ricevute, non c’è che la raccomandata con avviso di ricevimento.
Intanto che aspetto una loro risposta, sono andato a ritirare il certificato di residenza fiscale richiesto il 6 Luglio all’Agenzia delle Entrate, mi avevano detto che sarebbe stato pronto in una settimana, ho lasciato passare 20 giorni, sarà pronto; no, pare che la mia pratica non si trovi più.
Per fortuna nel pomeriggio mi telefona l’impiegato, la pratica è stata ritrovata, domani posso andare a ritirarla.
Se fossi un dipendente, pagato anche solo 8 € all’ora, fino a questo punto, tra mancato guadagno e F23 e marche da bollo, la cosa mi sarebbe costata oltre 165€, l’avventura prosegue, domani cercherò di mettere insieme la lettera di accompagnamento al certificato da inviare al Ministero delle Finanze della Spagna.

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BPM e Titoli di Stato Spagnoli seconda puntata.

Ho già accennato in precedenti post al problema della doppia tassazione dei titoli di stato della Spagna in Italia, la beffa prosegue.

Mi sono rivolto al Consolato di Spagna a Milano per sapere almeno a chi dovevo rivolgere la domanda per avere il rimborso della tassa spagnola essendo un non residente, ma mi hanno risposto che loro si occupano degli spagnoli non degli italiani. Evidentemente non rientra nei loro compiti la tutela del buon nome del paese, non si occupano di “pubbliche relazioni”, mi hanno cortesemente dato un pezzetto di carta con l’indirizzo del Ministero delle Finanze spagnolo a cui avrei dovuto rivolgermi, in spagnolo, per avere chiarimenti, oppure avrei potuto contattare un avvocato fiscalista in Spagna (per un centinaio di euro!), su mia insistenza mi hanno fornito, sullo retro dello stesso foglietto l’indirizzo email del Consolato d’Italia a Madrid.

Il Consolato d’Italia a Madrid mi ha risposto prontamente che loro non si occupano di questioni fiscali e mi hanno fornito l’URL del sito del Ministero delle Finanze spagnolo che, naturalmente, ha solo parziali verisoni in inglese, francese e tedesco (oltre che in gallego, catalano ecc.).

Ho avuto la soddisfazione di trovare conferma al fatto che la legge spagnola, oltre alla convenzione italo-spagnola contro la doppia imposizione fiscale, dice che i miei titoli, intestati a me, che non sono residente in Spagna, sono esenti dalla tassazione spagnola, anche se dovrei fornire ogni anno un certificato di residenza fiscale, ma non sono riuscito a capire a chi dovrei inviare tale certificato, anche ammesso che riesca a scoprire chi in Italia dovrebbe fornirmelo,

Intanto sono riuscito a prendere un appuntamento con l’Agenzia delle Entrate per metà Luglio, anche se la mia domanda non rientrava in nessuna delle casistiche per le quali era possibile prendere un appuntamento, chissà forse troverò qualcuno di buon cuore…

Per ora la morale mi sembra una sola l’Europa delle burocrazie è di là da venire, d’altronde come dare torto a questa gente, un Europa unita farebbe un sacco di disoccupati tra diplomatici e addetti vari.

Intanto rimane incotrovertibile il fatto che una banca come Webank (gruppo B.P.Milano) che vende a ignari clienti titoli siffatti, sapendo che non darà loro alcuna assistenza, non si comporta con loro come con dei clienti,  ma come con dei “polli” da spennare.

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