Insicurezza e terrorismo

La pena che mi fanno, nella più parte dei casi, le fotografie dei terroristi che in questi anni pubblicano giornali e tv credo sia dovuta al fatto che, di solito, mostrano visi sperduti, visi di qualcuno che si attaccherebbe a tutto, pur di non guardarsi onestamente allo specchio. Alcuni di loro hanno qualche motivo, sono effettivamente brutti o insignificanti, ma la maggior parte hanno lineamenti normali, solo lo sguardo mostra il vuoto esistenziale che li attanaglia, e che essi cercano di riempire con la fede in un aldilà in cui cercano di credere, senza neppure riuscirci fino in fondo, infatti pare che prima delle azioni facciano uso di droghe che tolgono la paura, qualcuno sussurra addirittura che poi si mettano alla prova assaggiando Mortadella , Meraner wurstel, o addirittura Prosciutto San Daniele, non tutti superano la prova e ultimamente le defezioni sono sempre più numerose, per cui i dirigenti stanno correndo ai ripari somministrando salumi avariati, onde non rendere troppo difficile la prova agli aspiranti terroristi suicidi.

 

 

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Mario Baudino e i genocidi di seconda categoria.

Mario Baudino su La Stampa scrive:

Grass e l’Olocausto
…Lo scrittore, icona culturale della sinistra tedesca, parla con un giornale israeliano e ricorda le vittime militari e civili della seconda guerra mondiale, l’invasione russa, il prezzo pagato dalla Germania. Spiega che «la follia e il crimine non erano espressi solo dall’Olocausto, e non si sono fermati alla fine della guerra». E aggiunge: «Non dico questo per diminuire la gravità del crimine contro gli ebrei, ma l’Olocausto non è stato l’unico crimine». Qualcuno gli ricordi che non assomiglia a nessun altro. E, quantomeno, è stato il primo.”

Io, caro Baudino, non capisco cosa ci sia da eccepire su tale dichiarazione, forse la sintesi che lei riporta non coglie appieno il senso su cui lei dissente, ma basandomi sulle frasi riportate non vedo motivo di contestazione.

Infatti, anche volendo trascurare i genocidi antichi, tra essi ad es. quelli citati, con giustificazione o addirittura su ordine divino, nel Vecchio Testamento (v. quella degli Amalek) vorrei ricordare a M. Baudino qualche tappa del genocidio del popolo armeno.

1894-1896:  In nemmeno due anni i primi pogrom anti-armeni causano la morte di più di 200.000 persone.

Nell’aprile 1909  massacro di 30.000 persone, nel silenzio generale da parte delle Potenze europee.

1915-1916: In un anno un milione e mezzo di armeni, su una popolazione di un milione e ottocentomila, vengono uccisi.

Mi sembra che il primato temporale dello sterminio degli ebrei, attuato dai nazisti e dai loro sodali, come primo genocidio attuato nel 20° secolo venga quindi a cadere.

Dal punto di vista quantitativo, a quel che conosco, i sei milioni di ebrei, la più alta stima generalmente accettata, rappresentano invece il massimo, in numeri assoluti, tra i genocidi su base etnica del 20° secolo, ho specificato su base etnica in quanto il numero di persone uccise, o condotte alla morte per denutrizione e freddo, nell’URSS durante lo stalinismo è stimato in modo variabile tra 3 milioni e 20 milioni, ma si è trattato di una uccisione di massa non su base etnica, nella maggioranza dei casi.

Che crimini umanitari massivi abbiano preceduto e seguito la seconda guerra mondiale mi sembra indubitabile.

Dunque le sue osservazioni, sulla base delle frasi che ella riporta, sono ingiustificate.

 

La Costituzione italiana

Viva e vitale la vogliono uccidere.

Non ha che sessant’anni, poco più,

pure dicono non sia che eutanasia,

lei non soffre, noi neppure,

se non per quanto d’inespresso,

non concretizzato in leggi, ancora,

ella dichiara, rischiarandoci la via.

Vogliono ucciderla!

Ma si nascondono, per farlo,

dietro la tutela della vita,

come i banditi che sono,

si fanno strada dietro Eluana,

dietro la sua immagine ridente,

vengono avanti,

per uccidere Lei,

per derubare noi.

Cosa ci è rimasto, di una guerra

in cui ci sono morti padri e nonni,

in cui ci hanno ucciso e violentato

le nonne e le madri per dirci bastardi,

ci hanno distrutto e derubato

antiche città e opere d’arte?

Di una guerra in cui ci hanno condotto,

entusiasti e drogati di fandonie,

a invadere paesi amici e fratelli,

a sterminare uomini e donne,

a sventrare come animali nocivi

anche i bambini, lì nelle strade,

cosa ci è rimasto di tutto questo?

Era l’Etiopia del 1937.

Non contenti, poco dopo.

ne uccidemmo altri mille

e poi cinquecento,

giovani monaci copti, ragazzini.

Di questo nessuno prova vergogna,

perché nessuno sa in Italia,

perché a scuola, se va bene,

si studiano i lager tedeschi,

non i nostri, non i nostri!

Unica cosa utile e vitale,

che da quella tragedia,

non solo nazionale,

c’era rimasta in eredità,

la vogliono uccidere,

saranno così morti invano,

i nostri soldati e le loro vittime,

le nostre vittime e gli altri soldati.

Se noi possiamo guardare lontano

è solo perché siamo sulle spalle dei nostri avi,

solo se dei loro errori facciamo tesoro,

ma se gettiamo il frutto del loro sacrificio,

in un fosso, a guardare la terra, ci troveremo ancora,

come quelli che, morti, non ci poterono essere padri,

questo vuol dire non difendere la Costituzione.

Milano 9 Febbraio 2009

La stagione delle piogge

Infine un tetto,

tra le radici di un pandano.

Sono il più grande,

cinque anni,

mi diceva mia madre,

tanto tempo fa,

quando era con noi

Così sono il padre,

no, non davvero,

solo fino a quando non torna,

sono il maggiore,

gli altri sono bambini

e devono ubbidire,

siamo riusciti a mangiare,

quasi sempre qualcosa,

ora però piovono bombe,

e io non so che fare.

Seduti sui calcagni, nel fango,

mia sorella e mio fratello stanno,

giocano, come facevo anch’io,

con una formica soldato e un rametto,

bisogna passarselo da una mano all’altra,

senza che ti morda, senza fine,

così facciamo anche noi,

avanti e indietro, tra i due fronti,

ora ho paura, più di prima,

sono cresciuto e non voglio,

non voglio andare con le Tigri,

non voglio combattere per loro,

non voglio lasciare i miei fratelli,

non voglio che l’esercito mi uccida,

penseranno che sia una Tigre,

anche se non lo sono…

Intanto qui non c’è niente da mangiare,

avessi almeno ancora il mio coltello,

potrei scavare le grosse larve bianche,

quei bruchi grassi e dolci,

nel legno marcescente,

ma l’ho perduto ieri nella frana,

ci siamo salvati a stento,

ha fatto cadere, il temporale,

il muretto di terra e di letame,

al quale stava appoggiata la lamiera,

chissà che non sia stato Shiva, il distruttore.

Chissà se i bombardieri hanno sulle ali,

o sulla pancia, l’immagine del Budda,

che medita, ieratico, l’ascesi.

Ah, se avessi almeno il mio coltello!

Milano 15 Gennaio 200

Pioggia sui Balcani


In cielo qualche lampo,

poche gocce sui campi

ed il sangue versato

non sarà lavato

che da un inverno, che geli

la nostra gente d’incanto,

che non possa vedere,

che non possa sentire,

cent’anni a pensare

senza poter parlare,

come nei campi i meli

senza poter fiorire,

coperti come sono

di sangue raggrumato.

Trieste marzo 1994

Ancora machete al lavoro in Africa.

Ancora l’Africa mi duole,

mi ammala il dolore del cuore dell’uomo,

di questo cuore di terra da cui sento di essere plasmato,

ancora l’acciaio separa la carne, oggi come allora.

La destra

Avrei voluto nascondere le mie povere mani,

seppellirle profonde tra i banani,

qualcosa mi spinse a fuggire,

cullando i polsi legati come un bimbo,

tra le braccia nude, urlanti e silenziose.

L’orrore delle ascelle accanto ai mozziconi

mi traversava il petto e lì, strideva,

oh! chiudermi le orecchie e urlare!

Invece tutto si fece silenzio.

Scivolavano le brache sotto i piedi

e poi fui nudo.

Le spine nei calcagni mi fecero fermare,

attesi una morte che tardava,

infine giunse il mio cane,

strisciando, a coda bassa,

lo sguardo del peccato mi evitava,

ai piedi mi depose la destra,

attese una carezza e mi vegliò,

volli versare lacrime e non vennero,

lui pianse per me, mi vennero a cercare.

Forse ebbero pena, forse li disturbavo,

prima sgozzarono me, poi il cane.

Milano 16-4-2005