La Lisca ristorante in Milano (recensione)

Il locale si presenta con un’aspetto modernamente invitante per una cena tra amici, ma meglio portarsi caschi da moto con interfono, il rumore delle conversazioni che si intrecciano nell’ampio locale, con ammezzato a vista, non ammette conversazioni a più di trenta centimetri di distanza, quindi meglio andarci in coppia affiatata per parlarsi nelle orecchie.

Il servizio è cortesemente amichevole, offrono il liquore dopo il conto, anche se bisogna essere ostinati per aspettarlo.

Appena seduti portano un piattino ogni due persone con due cucchiaiate di cus-cus con qualche pomodorino e propongono un bicchiere di prosecco. Rinunciare al cus-cus non costa niente, salvo il pomodorino è insapore.

Ottimi gli spiedini di polpo.

Buone le zuppe con pomodorini freschi, anche se non molto varie le specie nella fondina.

Eccellenti le cozze dell’impepata.

Dimenticabile il carpaccio di ricciola alla menta.

Buona la dadolata di tonno e melanzane (forse fin troppo delicata, ma va a gusti)

Non male il fisch and chips salvo che le patatine a fiammifero prima erano brune, amarognole e molli, poi mi sono state portate dorate, ma ancora molli, perché non farle tradizionali, visto che a fiammifero sono così difficili?

Il prezzo per due persone, per due piatti a testa, caffè, acqua e una bottiglia di vino è stato di 80€.

Il vino generalmente costa tra 16 e 18€ a bottiglia, Pigato e Grillo erano dignitosi.

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Lanzarote recensione di un’isola.

Una settimana su quest’isola merita certamente di essere passata, se amate le forti emozioni della roccia nuda potete andarci ad esempio in Ottobre, come ho fatto io, il clima era piacevole, anche se ho incontrato una forte perturbazione, che ha fatto disastri a Tenerife e in Spagna, ma ha solo sfiorato Lanzarote, così ho avuto soltanto un cielo a tratti corruscato per qualche giorno e qualche spruzzo di pioggia, anche se il mare faceva paura sulle scogliere esposte a i venti di NordOvest.

Se non siete dei forti ciclisti è meglio noleggiare un’auto, in quanto alcune salite sono piuttosto impegnative e il trasporto pubblico non mi è sembrato frequente e diffuso capillarmente sul territorio, in cambio le strade sono quasi sempre ampie e ben tenute.

Certo che, appena arrivato, uscito dall’autostrada seguendo le indicazioni per San Bartolomè deove avevo prenotato l’albrgo ho visto questo paesaggio:e non sono rimasto entusiasta, sembrava di essere alla estrema periferia di una discarica.

Poi per fortuna  ho visto panorami migliori ma quando sono arrivato all’hotel consigliatomi da un amico:

Di fronte aveva questo giardino pubblico, che da un’altra prospettiva non era meglio:

Mi sono detto: “Ormai ho pagato, entro!” e per fortuna la situazione sembra meglio:

Scusate le giunte si tratta di un collage casalingo, ma il posto sembra suggesitvo, la spianata di roccia nera e terra serviva e forse serve ancora per raccogliere l’acqua piovana che viene raccolta in una cisterna sotterranea, il casottino al centro della foto conteneva un lavatoio e un pozzo.

Si va a vedere le camere: al piano terreno un picolo soggiorno con una scala e un bagno, sopra una spaziosa camera da letto, il tutto sembra abbastanza pulito, il letto è grande e solido (ricordo i lettini a Tenerife all’hotel Coral che erano quelle reti pieghevoli che si tengono in cantina per quando arrivano ospiti inattesi e non graditi) di primo acchito è quello che noto, va bene!

In poco tempo però ci siamo resi conto che la camera aveva gravi handicap:

– la scaletta era ripidissima, alzarsi a pisciare la notte era rischioso, meglio bere poco la sera,

– la finestra, che si apriva dal livello del pavimento fino a 1,6 m, era priva di tende e di persiana, per cui si era completamente esposti alla vista di chi transitava lungo la strada,

– il bagno aveva la finestra completamente bloccata e incrostata di muffa e non c’era un aspiratore,

– la finestra del salottino si poteva aprire solo con grosso sforzo e a rischio di romperla ogni volta e comunque era anch’essa senza tenda né persiana,

insomma questa storia degli hotel de charme comincia a sembrarmi una grande presa per i fondelli, (qualcosa di simile mi era successo in Aprile a Budoni in Sardegna, pizzi e merletti dovunque, tinte pastello mobili in legno, antichi o antichizzati e neppure un balconcino, neppure una poltroncina o una sdraio, o stai a letto o stai fuori) oltretutto di notte ha piovuto e le sedie nel cortile sono tutte zuppe, per soprammercato anche il patio serve solo per fare ombra non tiene la pioggia e anche le sedie al “coperto” sono zuppe.

Ma lasciamo la descrizione del Caserìo de Mozaga e dei suoi malanni a un post specifico e torniamo all’isola nel complesso, essa mostra aspetti estremamente diversificati ci sono zone con grandi alberghi da centinaia di stanze e spiagge con lungomare attrezzato e zone in cui vivono solo i locali con chilometri di bassi scogli che si estendono in profondità per centinaia di metri intervallati da tratti sabbiosi in cui sono costruiti recinti di sassi dentro ai quali stendere gli asciugamani per prendere il sole nonostante il vento, ci sono meraviglie naturalistiche come il Parque Nacional de Tamanfaya perfettamente organizzate e attrezzate, musei e casemuseo, il Monumento al Campesiño e la Fondazione C. Manrique sono tra questi che sono tenuti con attenzione e rigore, dovunque il comfort dei visitatori non è mai dimenticato se non c’è un bar con ristorante è perchè ce ne sono due, se non trovate un bagno è perché siete tra due bagni e sono così ben tenuti che vedendo le insegne avete pensato fossero opere d’arte e basta:

come alla fondazione C. Manrique, oppure come al Jardin de Cactus:

Se intendete trascorrere una settimana in quest’isola affascinante fate il biglietto cumulativo a tutti i musei, a meno che la vostra non sia una vacanza essenzialmente di mare, conviene senz’altro, anche se non visiterete tutto.

Qualche informazione sul cibo:

– se non siete molto tolleranti nei riguardi dell’aglio forse fareste bene a dire, appena seduti a tavola, che siete allergici a tale vegetale, molti piatti ne contengono dosi massicce, alcuni mojo, che sono le salse che portano appena vi sedete e accompagnano gran parte dei piatti, sono praticamente aglio in diversi colori (bianco, con yoghurt, verde, con coriandolo fresco e/o prezzemolo, rosso, con peperoni, qualche volta si trova anche quello verde chiaro che è con avocado, in pratica molto simile al guacamole messicano),

– se siete vegetariani rassegnatevi a una dieta a base di patate (“papas arrugadas”, cioè piccole patate cotte con la buccia in poca acqua e asciugate sul fuoco, sì che si fanno rugose), in una settimana, di diverso da esse sono riuscito a mangiare soltanto un gazpacho di peperoni (in un ristorante di super lusso) e delle melanzane l’ultimo giorno, no mi sbaglio, dimenticavo qualche pomodoro crudo che però aveva sempre un sentore di muffa,

– se siete un po’ schizzinosi non prendete il “caldo millo”, è una buona zuppa di cereali e legumi, con pezzi di carne e molti pezzi di cotenna tagliati grossi,

– non ha controindicazioni invece il “caldo canario” identico a un riso e lenticchie nostrano,

– le patelle invece,

sono solo per appassionati del genere, molto gommose e spesso troppo salate,

– il polpo è spesso il piatto d’elezione tanto per spuntini quanto come piatto forte, sia freddo, sia caldo, in insalata con i peperoni e le cipolle, o cotto con salsa di pomodoro, o infarinato e fritto,

– interessanti sia il capretto sia l’agnello, spesso sono accompagnati da qualche verdura stufata, peperoni e cipolle di solito,

– anche il filetto di manzo mangiato da Stratus, nella valle della Gerìa, era eccellente si scioglieva in bocca, (Stratus è un buon ristorante, se non vi disturba mangiare con la cameriera che vi porta il pane un bocconcino alla volta e il cameriere che vi guarda nel cervello, cercando di cogliere i vostri desideri prima che voi vi accorgiate di averli, ma forse era così perchè eravamo solo sei clienti, utile, se bevete poco la possibilità di avere vari vini al calice, alcuni erano veramente pregevoli),

– la cosa che mi è parsa strana è stato l’orario che vari ristoranti seguivano presentandoci in un ristorante alle 20 ci hanno risposto che la cucina era già chiusa e conoscendo gli orari spagnoli siamo rimasti basiti poi, “aperto dalle 13 alle 17” ho visto scritto in vari posti, una sera proprio a causa di questi orari balzani, ho finito col mangiare biscotti, visto che nelle vicinanze era tutto chiuso, quindi “statev’accuorti”,

– se non conoscete già l’isola di Fuerteventura, almeno una gita giornaliera potete farla, ne vale la pena, naturalmente portatevi l’auto, meglio dirlo subito al momento del noleggio che volete fare tale gita, pagherete un piccolo extra, ma sarete assicurati, altrimenti l’assicurazione vale solo su Lanzarote, potrete fare una passeggiata in un vero deserto tipo Sahara, anche se piccino, ma senza paura di perdervi, poi potrete apprezzare, oltre ai sui bei panorami, anche qui ci sono punti panoramici attrezzati (Mirador), la fortuna che avete avuto a scegliere Lanzarote per la vostra vacanza, invece di Fuerteventura, visto come è spersonalizzata quest’isola dal turismo di massa, dai centri commerciali e dai campi di golf.

Ho centinaia di foto che pubblicherò su Flicr, ma vi suggerisco di scoprire l’isola da soli con curiosità e pazienza, merita!

Pantelleria, suggerimenti per l’uso.

Splendida nel suo complesso, quest’isola ha caratteristiche particolari, che rendono la sua fruizione non facile senza una guida, si potrebbe facilmente restare delusi, se ci si arrivasse avendo aspettativa che essa non può soddisfare, così come la scelta della località e della sistemazione possono fare la differenza tra un soggiorno da dimenticare e uno da conservare nel cuore come prezioso momento dell’anima e dell’emozione, non solo estetica, anche come sogno incantato che potrebbe fare impallidire la maggior parte delle altre vacanze vissute.

Stupiti?

Allora in breve:

-l’isola è vulcanica, raggiunge gli 836 m s.l.m. (il che vuole dire che anche con il peggiore scirocco potete in una mezzoretta di auto andare a fare un pic-nic al fresco in un bosco in cima alla montagna), lunga 12km e larga 9 km ha una strada che ne fa il giro 51 km, meglio non andarci con una grossa auto se non siete più che provetti guidatori, la strada è fiancheggiata di asprissimi muretti a secco,

-paesaggi da inferno dantesco con favare (sorta di soffioni di vapore, a volte solforoso) tra grasse mucche al pascolo, mentre in lontananza si vede l’Africa e volano i gruccioni, si alternano a valli fertili e ben coltivate (dove potrete acquistare dai contadini i tipici prodotti locali, capperi, pomodorini secchi e freschi, origano ecc),

-una grotta, raggiungibile con una breve passeggiata, vi permetterà di fare bagni di vapore anche in inverno,

– il Lago Specchio di Venere, un laghetto solfureo di un impossibile colore cangiante, invece vi consentirà di fare il bagno con qualunque vento, sui bordi, volendo, potrete impiastricciarvi di fanghi solfurei la pelle,

– Il Laghetto delle Ondine, una pozza d’acqua di mare sulla scogliera si riempie con le grandi onde, ci si può fare quattro bracciate fino a che il mare ha forza 5 circa, intorno insenature stupende e macchia mediterranea profumata,

– noleggiare una barca è utile volendo visitare alcune insenature di difficile accesso, ma meglio sarebbe avere una canoa in modo da poterla mettere in acqua sul lato sottovento, giorno per giorno e esplorare ogni giorno un piccolo pezzo, ricordate che Pantelleria era detta l’Isola dei Venti non a caso,

– se trovate un vero dammuso (spessore delle paretida 1,5 a 3 metri, a volte nello spessore del muro di dammusi antichi si è ricavato il bagno!) potrete fare a meno di preoccuoparvi di avere l’aria condizionata, a patto che si tratti di un dammuso esposto al vento, non in pianura, in quanto è proprio l’aria che circola tra le fessure delle pietre delle mura che rinfresca la casa,

– non preoccupatevi che il dammuso sia vicino al mare, tanto, il più delle volte, per fare il bagno senza farvi straziare dalle onde sugli scogli, dovrete prendere l’auto per andare nel lato sottovento,

– non esistono spiagge, per cui, avendo bambini, praticamente si sarà costretti ad andare sempre a fare i fanghi al Lago Specchio di Venere, l’alternativa è fare un abbonamento al pronto soccorso,

– l’isola e impraticabile per gli invalidi, non solo in carrozzina, ma anche per chi si muova con difficoltà, le rocce vulcaniche che costellano l’isola hanno qualche somiglianza con i “campi arati” del Carso per chi ricorda qualcosa della geografia delle superiori,

– l’agglomerato urbano più importante si chiama Pantelleria Centro ci sono il porto e l’aereoporto, se non ne avete necessità potete anche fare a meno di visitarlo, al di là di qualche negozio con le “papaline” colorate che, qualche anno fa, hanno deciso di far diventare tradizionali dell’isola, ci sono dei supermercati e delle buone pasticcerie, ma se ne trovano anche in qualcuno dei centri più piccoli, anche se non tanto facilmente,

– ma una volta che voi abbiate trovate un panettiere e un minimarket dove comprare verdure e specialità locali come capperi, tonno e sgombro, salati e sott’olio, basterà procurarsi olio, sale e pastasciutta per deliziarsi dei profumi dell’isola all’ombra del vostro dammuso,

– ci sono buoni ristoranti, uno in collina, in una bella posizione panoramica (non dimenticatevi di fare restare astemio il guidatore, la strada non è delle più agevoli) tra l’altro propone il caratteristico coniglio (il pesce non rappresenta che una parte minoritaria delle specialità gastronomiche tradizionali, la maggior parte della popolazione prima dell’avvento del turismo era occupata in agricoltura, non nella pesca),

– il vino derivato dall’uva Zibibbo o Moscato di Alessandria detto genericamente Moscato di Pantelleria ha gran rinomanza ed è così classificato:

Moscato di Pantelleria

Moscato di Pantelleria naturalmente dolce

Moscato passito di Pantelleria

Moscato passito di Pantelleria liquoroso

Moscato passito di Pantelleria liquoroso extra

potrete trovare  su Wiki i link utili, personalmente, pur apprezzando assai i vini dolci, lo trovo stucchevole nella maggior parte delle sue declinazioni da parte dei vari produtori che ho assaggiato, una specie di rosolio, ma qualcuno merita una bottiglia, nonostante il prezzo, poi, si sa, dipende dai gusti,

– anche le olive passano per essere una produzione locale, specialmente quelle “cunzate” cioè condite e aromatizzate, ma la grandissima quantità di fusti per olive (quelle specie di barattoloni di plastica marrone) che si trovano in giro per l’isola, con ancora le etichette greche sembrano testimoniare il contrario, ad ogni buon conto alcune di queste olive, insieme con i cetrioli di cappero anch’essi “cunzati” sono di eccellente qualità, profumo, consistenza e sapore, a un tempo deciso e delicato, merita di provarne di diversi tipi (l’insalata di patate lesse, olive, tonno salato, capperi e aglio, non dovete perdervela),

– ovviamente la cosa più importante andando a Pantelleria è portarsi buone scarpe robuste per camminare e arrivare al mare, e solidi scarpini da bagno, per non ferirsi sulle taglienti rocce laviche o, peggio, sui ricci entrando ed uscendo dall’acqua, oltre ovviamente a una maschera con boccaglio, fuori dalla piena stagione anche una muta sarebbe opportuna almeno a 1/2 gamba, i fondali meritano una osservazione prolungata per la loro interessante varietà, dovuta alle differenti rocce dei diversi momenti di formazione dell’isola.

Volendo visitare dei luoghi desolati e tristi, per lasciare l’isola senza troppi rimpianti, per l’ultimo giorno potrete andare nella periferia a ovest del centro (Pantelleria paese) dopo la zona industriale,  costeggiando il mare verso la località di Mursia, vedrete una colata di lava bruno-rossiccia, aspra e senza vegetazione,  che scende al mare da una collina, salitevi in cima, troverete la discarica a cielo aperto con amianto e altre amenità.

Buon viaggio

Hotel Terra di Gallura, Budoni

Un simpatico piccolo hotel con 4 stelle a Budoni, ultimo paese sulla costa verso Sud in provincia di Olbia Tempio, un tempo era il primo a Nord in provincia di Nuoro.
L’hotel è arredato con semplicità e quel gusto vagamente provenzale che da qualche anno si è diffuso in Sardegna, dando origine a degli equivoci sulle capacità degli imbianchini e dei decoratori, visto che è caratterizzato non più solo dal dare sfumature sui bordi delle pareti, come se fossero stinti dal tempo, ma addirittura nel tinteggiare le case con colori vivaci, a chiazze, come se la casa fosse stata tinteggiata in più riprese, da persone diverse che, a spanne, cercassero di riprendere la tinta, ma senza convinzione. Nel caso dell’hotel in questione la cosa è per fortuna limitata alla vecchia moda dello scolorimento.
Nell’hotel si può fare colazione in una bella veranda esposta a Ovest, le brioches sono buone e fresche, c’è una certa varietà di frutta, fresca e cotta, e di biscotti e una semplice torta casalinga, yogurt e cereali, nonché qualche fetta di prosciutto e formaggio, la caffetteria è espressa, ma attenzione! è necessaria una certa attenzione nel muoversi, infatti i tavolini sono imbanditi con tovaglie vittoriane che toccano terra abbondantemente, non è difficile impigliarvi i piedi e rovesciarsi addosso il tutto. Inutile che cominciate a ridere a me non è successo, anche se ci è mancato poco.
Purtroppo non mi risultano camere con balconi, esiste però una piccola veranda con qualche poltrona davanti all’atrio, che è molto spazioso, ma abbastanza inutile, in quanto manca di qualunque cosa possa invitare a fermarcisi, ad es. libri o riviste o cartine della zona, nulla che possa indurre alla socializzazione, un enorme televisore è posto a 1,5 metri da due poltrone lungo un corridoio.
I televisori nelle camere sono di dimensioni ragionevoli e posti in posizione comoda, il bagno della mia camera aveva la finestra ed era spazioso a sufficienza.
La spiaggia è raggiungibile con una passeggiata di 15 minuti che usciti in poco dal paese attraversa una zona acquitrinosa che ospita cavalieri d’Italia, garzette, cormorani e altri uccelli acquatici, si traversa poi una stretta pineta e una striscia di dune sabbiose prima di giungere al mare, i mesi della primavera Aprile e Maggio sono quelli in cui si può godere al meglio del rigoglio della vegetazione, dei profumi e dei colori delle diverse fioriture.
L’hotel è convenzionato con un ristorante dei dintorni che pratica uno sconto, scorrendo il menù abbiamo letto: spaghetti di Gragnano con le arselle, quindi li abbiamo ordinati. Purtroppo, forse a causa di una festa nel salone interno, al cuoco è scappata la cottura, così, nonostante un delicatissimo lonzino con soncino e pecorino fresco, non ci siamo più tornati, anche perchè abbiamo scoperto dove andavano a mangiare gli indigeni: in un ristorante che non si curava neppure di accendere l’insegna, ma era comunque sempre frequentato, ” Su Gustu”, trovatevelo se volete.

Lampedusa recensione di un’isola

Lampedusa: un’isola divisa in due.
Un breve soggiorno a Lampedusa in settembre 2008 mi ha fatto scoprire un mare molto bello, caldo e facilmente fruibile, anche da bambini e anziani, per merito delle sue numerose spiaggette.

La cosa che invece mi ha stupito e non sono riuscito a capire è la divisione netta degli esercenti e commercianti in due categorie ligi ed evasori: tutti i gelatai, i baristi e gli altri commercianti al minuto mi hanno rilasciato scontrini fiscali mentre tutti i ristoratori e l’unico gestore del villaggio con cui ho avuto a che fare mi hanno fatto ricevute farlocche, solo il terribile scirocco che, mantenendo la temperatura intorno ai 40 gradi e l’umidità sopra l’80%, mi ha tolto le forze mi ha impedito di presentare queste ricevute alla guardia di finanza onde facesse gli accertamenti del caso.
Lampedusa: un’isola di persone gentili.
In tutta la mia permanenza sull’isola, una settimana, non ricordo che una o due persone meno che cortesi o addirittura cordiali.
Lampedusa: recensione di tre ristoranti.
La trattoria del porto: (ha una bella terrazzina sul tetto con vista sul porto) su esplicita richiesta, dopo un “pizzino”, mi ha portato uno scontrino fiscale al termine di una cena la cui grande tavolata di antipasti di pesce era tutta da dimenticare; non voglio tediarvi con l’esame di tutti gli undici antipasti che ho provato e di cui il solo tonno salato sott’olio era degno di essere terminato, non grande il merito, forse, in quanto ho la netta impressione che lo acquistassero il barattolo,ma non avendone le prove lascio adito al dubbio. All’antipasto seguì un cous cous di cernia con la semola giustamente sgranata, ben condita e molto piacevolmente aromatica, la cernia era un poco meno gustosa e le verdure alquanto scipite.

Le porzioni sono state abbondanti e il prezzo, per due persone, senza vino, 40 euro.
La trattoria Pugliese: (un poco fuori dal paese, a fianco dell’aeroporto, quando decollano gli aerei si sentono i fumi di scarico, per fortuna non c’è un continuo viavai) pare sia il ristorante preferito dagli isolani e da molti turisti, la capocameriera, forse non è sempre di cattivo umore e scostante come la sera in cui sono andato io, altrimenti può essere motivo sufficiente per mangiare pane e panelle in centro paese, una seconda cameriera cerca di sfilarti il piatto da sotto le posate non appena ti distrai e il terzo simpaticamente tamarro fa ambiente; l’antipasto di pesce, pur piccino, era di ottima fattura, così pure le linguine con ragù di ricciola e deliziose le “caramelle”, ripiene di non ricordo quale pesce, condite con pomodoro e ricotta (deliziosa) purtroppo negativo il giudizio sui calamari fritti (nonostante fosse stagione) in quanto l’infarinatura, sabbiosa, si staccava dal calamaro dando una sensazione di fastidio; il prezzo di quanto descritto, per due persone,  senza vino fu di 55 euro.
Il ristorante La Roccia: (fuori paese, all’interno del camping e villaggio omonimo, con intorno alcuni dei pochi alberi dell’isola) il ristorante avrebbe una terrazza panoramica,che preferiscono però lasciare alle sdraio, i pasti vengono serviti perciò sotto una tettoia, ad alcune decine di metri dal bordo della terrazza, senz’altro la posizione è più riparata e i camerieri fanno meno strada, ma al tramonto non si vede il mare, né più tardi la luna; nonostante la giovane età dello chef (Vincenzo di Palma, 23 anni) i piatti che ho provato sono stati impeccabili, dagli antipasti terra-mare (con ottimi calamari ripieni e squisita ricciola affumicata ad es.), alle orecchiette con ragù di ricciola, non entusiasmante solo il risotto gamberetti e more di gelso, anche la disponibilità dello chef a soddisfare richieste del cliente fuori dalla carta è da segnalare, anche qui la cameriera è un poco balzana, passa da una cordialità fin esagerata dalla prima volta che la si vede a una asciuttezza inspiegabile…

Il prezzo per due persone, senza vino, fu di una cinquantina di euro di media, ma non prendemmo mai tutte le portate, la temperatura “invitava” a restare leggeri.
Lampedusa: l’unico campeggio.


Il Camping e villaggio La Roccia: ha il pregio di avere alcuni dei pochi alberi presenti nell’isola, solo nel Vallone dell’Acqua ne troverete di più, e di avere accesso a una piccolissima spiaggia (circa 4 m) che dà su una cala (Cala Greca) da cui facilmente si raggiungono a nuoto altre belle cale adiacenti, purtroppo, con la scusa che la spiaggia non è loro, la direzione del campeggio non si occupa di farla ripulire al mattino da cartacce e da quant’altro nella notte il mare ha depositato, stante le sue dimensioni non sarebbe lavoro di più di dieci minuti.

Le sistemazioni disponibili nel villaggio sono:

– “dammuso”: non credeteci, non hanno niente a che vedere con i veri dammusi di Pantelleria, le pareti sono un quinto o un decimo, di conseguenza la temperatura all’interno è superiore a quella esterna, noi abbiamo sempre dormito nudi, con la ventola al massimo, il sogno ricorrente era di essere sulla pista di un aereoporto inseguiti da un aereo in decollo;

– casette in legno marrone scuro: un poco più caldi dei “dammusi” (ho visto vari ospiti dormire fuori);

– roulotte: sono vecchiotte e l’ombra non è fittissima, fate voi;

    Inoltre: all’interno del “dammuso” per 3 persone che abbiamo preso noi nonostante fossimo in due (sapevamo delle dimensioni ridotte) l’armadio per i vestiti era una specie di libreria senza ante, di non facile accesso, oltre a questa l’arredamento era costituito da un ripiano per la valigia, (attenzione inoltre se siete un po’ in carne non passerete tra la doccia e il lavabo quindi non avrete accesso al wc).

    All’interno del campeggio è presente un mini-market (che dà sempre gli scontrini fiscali) con l’indispensabile e appena fuori un noleggiatore di auto, moto e quad.

    Anche nel campeggio, come nel ristorante annesso, non danno ricevute fiscali: avrei dovuto passare quando ci fosse stato il direttore visto che gli altri impiegati sono autorizzati a incassare, ma non a rilasciare tali ricevute.