Giuseppe Genna – L’anno luce

Ho già letto del medesimo autore “Catrame” e “Nel nome di Ishmael”, sia pure con qualche fatica, in particolare per il secondo, sono riuscito a terminarli entrambi, ma con questo “L’anno luce” la fatica di questa prosa compiaciuta del proprio fluire parlato, spezzato e al contempo baroccamente scientista mi pare troppo. Sono arrivato a pagina 62 e qui trovo un paragrafo che merita di essere riportato. La moglie di uno dei protagonisti sta morendo di cancro:
“Insorge, si muore. E’ così. Un giorno una cellula devia, attiva nere potenzialità che ha proprie, in istato latente. Le potenze delle cellule: stando alle potenze, potrebbe esistere  un antimondo cancerogeno, nero che vuole fortemente prolificare. Un universo in cui una cellula sana sarebbe pronta a corrodere e sarebbe investigata come patologica. Un mondo teratologico, corpi devastati dai bubboni che funzionano armoniosamente, sostanze colloidali, metastasi libere di esprimersi, una creatività divaricata sovraccarica di speranze….” Intanto il termine “cancerogeno” significa che provoca il cancro, ma dalla frase successiva invece si evince che si tratta di un universo “canceroso” in cui tutto è cancro e le cellule sane sarebbero patologiche.
Più avanti si citano quark, mesoni e muoni, tanto per fare ambiente insieme al “vagito dell’universo” tutta questa scienza e in sovrappiù Stephen Hawking, per giustificare una crisi di coscienza del personaggio di fronte alla morte della moglie, qualcuno potrebbe dire che ha acceso l’altiforno per fare le caldarroste.
Mi è parso duro lavoro seguire la lettura, ho dovuto cercare di convincermi che, piano piano, l’autore, scremati i lettori meno accaniti, avrebbe agli altri concesso il piacere di qualche pagina piana, avrebbe diradato i termini più o meno scientifici e i neologismi propri, per scendere sul piano del condiviso, accettato la convenzione della comunicazione, invece prosegue come se questo suo fosse un testo iniziatico, alla fine del quale il lettore potesse avere un tale premio da illuminare la sua vita di nuova coscienza.
Proverò a lasciare questo libro al cesso, magari, a piccole dosi, riuscirò a sopportarlo e alla fine a farne una recensione conclusiva.

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I saldi di fine anno nella Sanità in Convenzione


Dovete sapere che, in questo periodo, in Lombardia, numerosi ambulatori convenzionati hanno esaurito il numero di prestazioni effettuabili in convenzione, così succede che, dopo avere effettuato la prenotazione telefonica, il paziente giunga all’accettazione con la documentazione necessaria per iniziare la terapia a lungo aspettata e si senta dire In questo periodo le prestazioni sono a pagamento, sono già due mesi che è così! Non glielo hanno detto?.
Ma il bello sta per arrivare: Non si preoccupi il costo è identico al ticket che avrebbe comunque pagato aggiunge l’ineffabile impiegata.
Le frasi tra virgolette non sono un artificio letterario, le ho sentite pronunciare dall’impiegato all’anziana, in coda di avanti a me, che aveva prenotato per telefono due mesi addietro.
A quella paziente, esente per reddito o patologia non so, fissarono così un nuovo appuntamento per il 21 Febbraio quando avranno riattivato le convenzioni.
A quel punto, quando venne il mio turno, per curiosità mi informai sul costo della terapia chiesta dalla paziente precedente e scopersi che, privatamente, aveva un costo triplo rispetto al costo del ticket.
Così ho scoperto che, in Italia, non ci sono solo due corsie per accedere alle terapie, quella del SSN e quella privata, ne esistono, negli ultimi mesi dell’anno, una terza, quella del cittadino che avrebbe diritto alla prestazione in convenzione, ma che, essendo in condizione di pagare una cifra ticket equivalente può accedere alle prestazioni scontate e una quarta, quella dell’esente che non è in condizione di pagare e che quindi non può approfittare dei saldi di fine anno.

La manovra imbelle e vile dei “tecnici”e l’eredità del governo passato

Sul Corriere leggo che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante l’audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sulla manovra ha dichiarato: «Le misure di bilancio contenute nel decreto hanno effetti restrittivi sul Pil stimabili in mezzo punto percentuale nel prossimo biennio. L’impatto potrebbe essere in larga parte compensato se il calo dei rendimenti sui nostri titoli decennali osservato nei giorni immediatamente successivi all’emanazione del decreto si confermasse e si estendesse all’intero arco della curva per scadenza» non è chiaro a quale rendimento si riferisca, visto che il grafico di quel tasso è sembrato un grafico di tappa alpina del Giro d’Italia.

Fino a che i capitali finanziari virtuali, che volano sui mercati come avvoltoi, saranno di molte volte superiori ai capitali reali sottostanti, nessuna previsioni di medio-lungo temine sui tassi in questione sarà più affidabile di un oroscopo.

Anche il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha delle perplessità sulla manovra finanziaria, dice: «L’aumento delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti si trasmetterà, pur in un contesto di stagnazione della domanda, sulla dinamica dei prezzi al consumo, con un effetto di maggiore inflazione che, prudenzialmente, può essere stimato di almeno un punto percentuale» quindi l’inflazione si attesterebbe su un livello superiore a quanto stimato dal governo attuale.

Ma non basta, egli prosegue indicando che l’ammontare stimato della tassazione di un 1,5% in più sui capitali scudati, molto probabilmente sarà difficile da conseguire, in quanto la maggior parte dei capitali sono stati rimpatriati e scudati attraverso società di comodo che probabilmente sono già scomparse,  altra bella eredità della coppia Berlusconi Tremonti che, a fronte di tassazioni del 10- 15 -20% fatte da altri stati per operazioni analoghe, hanno utilizzato l’iniqua aliquota del 5% consentendo anche l’anonimato.

L’altra eredità della coppia di picche è stata il non fare trattati, analoghi a quelli di Germania e Gran Bretagna con la Svizzera sui capitali dei loro cittadini nell’ineffabile repubblica del cucù, prima che arrivasse il “non gradimento” dell’Europa. Così aspetteremo che l’Europa faccia un trattato complessivo e saranno tempi biblici.

Sembra quasi di essere, noi, figli di puttana sfortunata, i quali, morta la madre, fanno i conti di quel che ella gli ha  lasciato e si accorgono che, a parte la sifilide e la gonorrea, c’è anche l’AIDS.

A scoprire quanto la manovra sia stata vile arriva ora anche il cardinale Bagnasco che, in merito all’ICI sui beni vaticani dice: «Se ci sono punti della legge da rivedere o da discutere, non ci sono pregiudiziali da parte nostra» il che dimostra quanto siano più papisti del papa i nostri ministri baciapile.

E gli estimi degli immobili delle banche? Ho letto che non saranno rivalutati nella medesima misura delle abitazioni, mi si è appannata la vista e non so più dove l’ho letto, spero che si sia tratato solo di un incubo in un appisolamento postprandiale alla scrivania.

Ma perdio! A questi “tecnici” si chiede coraggio e lungimiranza, se non pensano di esserne capaci, siano almeno abbastanza modesti da riconoscere i loro limiti e rimettano il mandato, abbiamo ben presente i risultati ottenuti da questo tipo di ricette sulle economie di tanti paesi e sappiamo che ripeterle giova solo alle multinazionali e alle banche, aumenta la polarizzazione economica dei paesi impoverendo molti per arricchire pochi.

Morale: saremo poveri, malati e figli di puttana? O alzeremo la testa e ci scalzeremo il giogo?

Aggiornamento del 21 Maggio 2013

Anche Krugman (premio Nobel dell’economia) con almeno qualche mese di ritardo critica le misure di austerità dei governi europei (tecnici o politici che siano) vedi su Repubblica: http://www.repubblica.it/economia/2013/05/20/news/krugman_alesina_crisi-59213781/

 

Si può giudicare le Forze Armate di un paese dai meriti o dalle decorazioni dei suoi dirigenti?

Si può giudicare le Forze Armate di un paese dai meriti o dalle decorazioni dei suoi dirigenti? Mi sono posto questa domanda quando ho scoperto in questo governo di “tecnici” la presenza di un ammiraglio, ho voluto così cercare informazioni sul neo-ministro.
Decorazioni e Onoreficenze dell’attuale Ministro della Difesa dal sito del Ministero della Difesa:
-in verde ho evidenziato quelli concessi per anzianità,
-in celeste quelli concessi per merito nella difesa della Chiesa Romana,
-in rosso quelli concessi da stati esteri vari,
-in viola quelli che da quel che ho potuto capire sono riferibile a organizzazioni sportive,
-in senape quello del  Sovrano Ordine di Malta, che non può essere qualificato stato estero in quanto senza territorio, ma che gode di privilegi in quanto da alcuni stati riconosciuto soggetto internazionale, nonostante sia dipendente dalla “Santa Sede”,
-in nero quelli italiani o di organizzazioni cui l’Italia partecipa o ha partecipato, connessi al servizio militare.

  • Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Merito della Repubblica italiana;
  • Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni);
  • Medaglia Militare al merito di lungo comando;
  • Medaglia di Bronzo per servizio di lunga navigazione nella Marina Militare (10 anni);
  • Medaglia “Mauriziana” al merito per 10 lustri di carriera militare;
  • Decorazione d’onore interforze di SMD;
  • Gran Croce con Spade dell’Ordine al Merito Melitense;
  • Commendatore con Placca dell’Ordine Equestre di S.Gregorio Magno;
  • Cavaliere di Gran Croce di Merito del “Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio”;
  • Cavaliere Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre di Sant’Agata (San Marino);
  • The Legion of Merit (Degree of Commander) USA;
  • Commandeur de l’ordre de la Legion d’Honneur  (FR);
  • Grand’Ufficiale dell’Ordine dell’Infante Don Enrico (PO);
  • Commandeur de l’ordre National du merite (FR);
  • Gran Croce dell’Ordine Bernardo O’Higgins (Cile);
  • Grand’Ufficiale della Virtu’ Militare con l’insegna di Guerra (RO);
  • Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito del CISM; (Consiglio Internazionale Sport Militare?)
  • Medaglia NATO per l’Operazione ISAF in Afghanistan;
  • Medaglia per la Missione ONU per il Mantenimento della Pace in Kosovo (UNMIK);
  • Medaglia Commemorativa del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta;
  • Distintivo d’Onore per Sommergibilisti.

Riassumendo:
-10 riconoscimento sono concessi da stati esteri (di questi 4 riconducibili direttamente o indirettamente al Valicano),
-4 sono riconoscimenti di anzianità di servizio, quindi hanno circa lo stesso valore dell’orologio regalato dall’azienda dopo 40 anni di lavoro,
-1 riguarda, dal quel che ho potuto ricostruire e riconosco i miei limiti, una organizzazione sportiva internazionale sia pure militare,
-2 sono riconoscimenti per missioni internazionali,
-3 sono riconoscimenti nazionali.
Se l’attività del ministro in questione è rispecchiata dalle decorazioni di cui sopra e la sua attività ripecchia quella delle nostre Forze Armate, mi piacerebbe sapere a che titolo lo Stato Italiano mantiene codeste Forze Armate, che risultano evidentemente più funzionali agli interessi di Stati esteri, piuttosto che a quello del nostro Paese, almeno giudicando dai riconoscimenti sopra citati.

Nobile carne di cavallo

Negli USA, a livello federale, si annulla una decisione presa cinque anni addietro rispetto alla possibilità di macellazione e vendita di carne di cavallo vedi qui sul Corriere. L’articolo esordisce: “Il cavallo, uno dei simboli dell’America, finisce dalle praterie alla padella: gli Stati Uniti hanno infatti rimosso il divieto di consumo di carne equina che vigeva da cinque anni.” da questa frase sembra che ci fosse quindi un divieto esplicito al consumo di carne di cavallo. Più avanti invece: “Il Congresso ha dunque tolto il divieto di utilizzare i fondi federali per l’ispezione della carne di cavallo. Ciò significa che gli animali potranno presto essere macellati per ricavarne carne pronta per essere cucinata e servita a tavola.” ma questo non sembra un divieto di consumo, piuttosto un divieto di usufruire di fondi statali che quindi rendano economicamente concorrenziale tale carne. Insomma non è chiaro se esistesse in USA un divieto al consumo di tale carne o solo un non sussidio al suo consumo. Ma il bello ha da venire: “Nato come animale d’affezione o da competizione, il cavallo è simbolo di libertà, compagno dei vecchi cowboy, protagonista del grande e piccolo schermo.” è poco chiaro a quale “nascita del cavallo” si riferisca il giornalista. Forse al suo domesticamento nelle steppe dell’Asia? O al suo “ridomesticamento” da parte degli indiani d’America? In ogni caso non sembra credibile che i motivi di domesticamento siano quelli indicati. Forse l’autore è un creazionista e ritiene che qualche dio abbia creato i cavalli per far divertire gli scommettitori agli ippodromi, oppure per fare telefilm per ragazzi. Più avanti si torna al centro del problema: “Il divieto di uccidere l’animale per uso alimentare, era stato celebrato dagli zoofili come una vittoria contro quella che da sempre definiscono una barbara mattanza.” ma allora c’era proprio un divieto al consumo di carne di cavallo? Prosegue: “Ancora esiste però un ostacolo di tipo economico, perché prima di finire al macello, i cavalli devono essere ispezionati e ritenuti idonei. Un’operazione che comporta uno stanziamento di fondi apposito.” rimane il dubbio. Ma allora lo stato campione del liberismo mondiale, il luogo in cui tutto ciò che non è espressamente vietato è consentito è prigioniero del fatto che solo con esami statali la carne di cavallo può essere immessa al consumo? Ma sono più statalisti di noi! E che smettano di romperci i cabbasisi con le liberalizzazioni! Una nota che testimonia la separazione nel Corriere tra notizia e commento: “Se per gli animalisti, a ragione, è un boccone amaro da digerire, altri vedono aprirsi nuove opportunità economiche.” ecco quel “a ragione” sembra un poco partigiano, o sono io che da buon estimatore della carne di cavallo vedo ipocriti consumatori di bovini in ogni buco? Per fortuna la chiusa dell’articolo è chiarificatrice: “Anche se il Dipartimento dell’agricoltura ha assicurato che al momento negli Usa non esiste nessun impianto per la macellazione dei cavalli per il consumo umano, molti investitori sono già pronti a scommettere in questo business. In California e Illinois la macellazione è vietata per legge; in altri 12 stati vigono regolamenti severi sulla vendita al pubblico.” adesso si che ho capito come si pone la questione negli USA, questo articolo mi ha illuminato! O no?

La carne di cavallo è pure ispiratrice di poesie

È il brasato

Stretto al petto l’involto, sobbalzavo,

nell’autobus, passando i dissuasori,

altri intorno a me stanchi tornavano,

Alle pantofole! imploravano gli sguardi.

Io ripassavo gli ingredienti e se li avevo,

ma il fuso elastico e sodo mi pesava,

lo poggiai al fianco e mi confusi,

la tua natica salda mi parve di toccare

e lo riposi al petto, dunque, ripresi:

per questo brasato, rivisitato alla pugliese,

ecco il guanciale, di castrato da lavoro,

le spezie ci son tutte, anche gli aromi,

il Primitivo in luogo del Barolo…

ma, ecco il cavallo veniva dalla Puglia,

ma dall’enorme testa sembrava …

sì uno di quei giganti del Brabante,

forse meglio sarebbe una birra delle parti sue

una di quelle di lieviti selvatici o dolce…

Intanto mi era sceso l’involto al fianco

e di nuovo ero turbato da quel sentire

la tua natica soda e tenera e gommosa…

Basta! Or mi concentro e sento gli aromi

di questo brasato “in fieri”, no non ancora:

solo in programma. Eppur ecco li sento:

il garofano e la buccia dell’arancio amaro,

il ginepro e la salvia del Gargano

un pizzico di zenzero e del sedano,

carote, cipolle, scalogno e lampascione

poco prezzemolo e l’erba cipollina,

aglio ursino, una grattata d’iris (il rizoma).

No questo non c’entra, è l tuo profumo

che sempre ho nella testa e mi confonde,

ma seppure dovesse andare male,

se questo brasato dovesse mai bruciare

sarà con te una festa cenare a pane e olive

olive e pane.

Anche se non è la sola.

Ah le terrine!

Mi piacciono tutte,

solo cerco di rifiutare

quelle di fegato grasso,

per il modo in cui sono ottenuti

questi cirrotici fegati,

dalle incolpevoli oche

o dalle anatre mute,

inchiodate o ingabbiate,

a forza ingozzate

con tubo ed imbuto.

Ah le terrine!

Uscite dalla fresca cantina,

un velo di grasso rappreso

ricopre la carne pestata,

gli aromi salgono lenti,

quando la lingua la scalda,

m’inebria il ginepro,

percepisco l’alloro,

mi scalda il profumo del pepe,

mi eccita l’aglio violetto,

m’ottunde infin l’eugenolo,

e ancora sento profumi

di macchia e poi d’orto,

qualcosa… e poi sesso,

spensierato e un po’ porco.

Per chi fosse intenerito da cinghiali, lepri, anatre ed oche delle terrine della tradizione ecco un’alternativa interessante.

Terrina di nutria

Preparazione: 30 minuti

Cottura: 1h 15’

Ingredienti (per 4 persone):

– 1/2 kg di carne di nutria

– 300 g di pancetta di maiale
– fettine di lardo
– 1 uovo
– 1/2 bicchierino di cognac
– 1/2 cipolla

– 10 g di sale
– 4 g di pepe
– foglie di alloro

Disossare la nutria.

Passare in seguito al tritacarne le carni (nutria e pancetta). Aggiungere al macinato di carne gli altri ingredienti, mescolare bene. Foderare di lardo la terrina, aggiungere il macinato di carne, ricoprire di lardo la terrina. Chiudere la terrina e mettere al forno a 180°C (termostato 6) per 1:15. Lasciare raffreddarsi, mettere in frigorifero ed attendere possibilmente 2/3 giorni prima di gustare la terrina. Può realizzarsi anche con lepre o coniglio.

Buon appetito!